Alfano per vincere le primarie vuole fare coppia con la Meloni

A quanto pare, il Gran Consiglio del PdL riunito a Roma (ma non a Palazzo Venezia) ha iniziato ad abbozzare il regolamento delle primarie che dovranno incoronare il candidato del partito alla premiership. “Tutti con Alfano!”, ha esordito un trionfante Mario Valducci, facendo già capire che quella che fu la maggiore forza politica italiana non ha la minima intenzione di far scegliere al proprio elettorato chi li dovrà guidare in una campagna che si preannuncia (ora come ora) perdente. Si sa, alle poltrone ci tengono, alle candidature pure. Le elezioni non sono troppo lontane, e ognuno fa i suoi conti. Insomma, se sperate di vedere un Renzi anti-sistema anche nel centrodestra, rimarrete delusi. Al massimo, vi troverete davanti un Galan sempre più depresso.
In un partito che non è mai nato, che ancora ragiona con logiche da spartizione post-seconda guerra mondiale (il 70 per cento dei posti ai reduci di Forza Italia e il resto agli aennini), i colonnelli veri e presunti stanno studiando le mosse per blindare la candidatura del Segretario con iPad, Angelino Alfano. E’ chiaro a tutti (ma proprio a tutti) che dovrà essere lui l’uomo benedetto, ma non si sa come fare in modo che le primarie lo incoronino senza il rischio di qualche brutta sorpresina negli scatoloni che pulluleranno nei gazebo messi qua e là in giro per l’Italia, in una certa data di un certo mese del prossimo autunno (brividi che corrono lungo la schiena al pensiero di una vittoria del duo Santanché-Feltri).
E allora, siccome anche Gasparri dichiara che “la soluzione è Alfano”, ecco la genialata partorita dai presenti al vertice (tutta gente nuova e fresca, dal trio coordinatore a Scajola, fino a Gianni Alemanno): mettere su un ticket formato da Angelino e dalla (brava) Giorgia Meloni. In questo modo, al claudicante Segretario sarebbe garantita la valanga di voti propria della giovane ex aennina romana. Un colpo da maestri, verrebbe da dire. Se non fosse che, partorendo tandem e giochetti pre-elettorali, si svilisce il senso stesso delle primarie, che dovrebbe essere quello di rianimare un morto. Decidere tutto a tavolino prima è deleterio per un partito che ormai è polvere.
Avrebbero potuto usare i gazebo per rilanciare il progetto, per chiamare a raccolta, con dibattiti veri e schermaglie anche violente, quel popolo che quattro anni fa consegnò nelle loro mani il Paese. Invece no, hanno scelto di arroccarsi ancora una volta nella loro torre ormai sempre più pericolante. Rischiando però, e questa volta davvero, di rimanere sepolti dalle macerie.
martedì 19 giugno 2012 ore 15:37
(C) DAW-BLOG/DAW-NEWS RIPRODUZIONE RISERVATA







