Per favore: almeno a scuola premiate i più bravi. Fate vincere il merito

Zitto per mesi, finalmente il ministro dell’Istruzione (e dell’Università e della Ricerca) Francesco Profumo ha aperto bocca per dire una cosa sacrosanta: è giusto che lo Stato premi chi si impegna di più, chi ha risultati migliori a scuola. Insomma, avvantaggiare l’eccellenza. Un ragionamento logico e giusto ma che evidentemente non è di moda dalle parti del Pd. E’ bastato che Profumo proponesse sgravi fiscali per i più meritevoli e premi ai docenti più capaci per far urlare i vecchi (in tutti i sensi, a quanto pare) eredi del defunto partito comunista. “No alla deriva elitaria”, hanno detto in coro piddini anche autorevoli come l’ex ministro dell’Istruzione, il medico Beppe Fioroni. Evidentemente, per loro, sovrani dell’immbolismo e della distruzione della scuola pubblica (sì, prima della tanto destestata Moratti c’è stato il regno orribile di Luigi Berlinguer con la sua straziante riforma del 3+2 all’Università che tanti disoccupati ha creato), le cose vanno bene così come sono. E pazienza se chi non dorme la notte per tradurre dal greco o per studiare teoremi di fisica debba essere messo sullo stesso piano di chi se ne frega dei libri.
L’Italia è ultima in tutte le classifiche sull’efficienza del sistema scolastico. Le università sembrano centri ricreativi per depressi, anziani in cerca di qualche hobby e bravi figlioli che non sanno dove sbattere la testa dopo la maturità. Un declino inarrestabile, senza fine. Eppure, non si vuole cambiare. La sinistra, quella che prende i voti nella scuola, non vuole fare nulla. E boccia anche il ministro tecnico, che si vede costretto (miseramente) a fare retromarcia: “Destineremo solo 30 milioni di euro all’eccellenza, mentre un miliardo andrà alla scuola di tutti”, ha detto Profumo rettificando piani e progetti annunciati il giorno prima. Una spiegazione che lascia sbigottiti: quei 30 milioni sono nulla, una goccia in mezzo al mare. Molto di più dovrebbe essere riservato a chi sgobba davvero, senza per questo lasciar perdere i meno meritevoli.
Attenzione, però, a commettere un errore che potrebbe risultare fondamentale: c’è una bella differenza tra chi non ce la fa e chi non ha voglia di fare. Mentre è chiaro (sempre e incontrovertibilmente chiaro) chi suda per raggiungere il risultato migliore. Non capire questo, continuare a coccolare scansafatiche e pigri e a non premiare i migliori, ci porterà sempre più in basso.
Letizia Moratti, nonostante tutto, l’aveva capito e si era impegnata, proponendo anche i premi ai docenti più bravi. Il mondo dei licei e degli altri istituti superiori reagì impiccando manichini con le fattezze dell’ex ministro dai balconi delle aule scolastiche. Un po’ come toccò (sul serio però) a Saddam Hussein. Anche Maria Stella Gelmini proseguì su questa strada, subendo anche lei di tutto: scioperi, insulti e manifestazioni di piazza. La scuola del merito, in Italia, non s’ha da fare. E il Pd, che tanto moderno dice di essere, non fa altro che aspettare che tutto vada in fumo. Senza muovere un dito.
martedì 05 giugno 2012 ore 14:57
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spago
5.06.12 17:28 at 17:28
Mah c'è un passaggio che non capisco: la riforma 3+2 non l'ha portata in porto la Moratti? e Luigi Berlinguer non propose anche lui di premiare i meritevoli, tanto da meritarsi una reazione congiunta che andava da Giovanardi a Russo-Spena? da Rifondazione al Pdl? Non mi pare che il merito sia solo nella cultura del centrodestra liberale, anzi. Nella cultura della sinistra c'è sicuramente una lunga tradizione che fa riferimento al merito come a qualcosa che prescinde da ceto e censo, come a una forza che può rendere dinamica una società e scompaginare equilibri, privilegi, ingiustizie vigenti. La meritocrazia rappresenta un vantaggio tanto maggiore quanto più uno parte svantaggiato, un'opportunità tanto più significativa quanto più uno appartiene alle categorie più deboli!!
ernesto
7.06.12 12:18 at 12:18
C’è una cosa che molti non sanno: la fantomatica riforma Moratti-Fioroni-Gelmini non esiste, quest’ultimi si sono semplicemente avvicendati con proclami di facciata del tipo “più interni/esterni agli esami di stato sì-no”.
Il grosso della riforma, che in questi anni sta giungendo a conclusione, è di Berlinguer-De Mauro in mano ai quadri del sistema Istituzionale (Uffici ministeriali – sindacati – ANSAS – INVALSI – Università – USR – USP) che nel 1996-98 furono rimpinzati di tesserati PDS.
La riforma Berlinguer-De Mauro poggia su un concetto alquanto bizzarro: la funzione sociale della scuola come luogo per trattenere gli allievi per un determinato periodo di tempo, abbastanza lungo.
Infatti i docenti sono stati esautorati della loro funzione di Pubblico Ufficiale e del loro impegno didattico, ma contemporaneamente sono stati sovraresponsabilizzati di normative riguardanti la vigilanza e “l’intrattenimento” degli allievi.
Per attuare la cosiddetta “autonomia scolastica” Berlinguer ha fatto sì che essa avesse le caratteristiche di un’azienda con “autonomia ammnistrativa, giuridica e economica” e gerarchizzandola con presidi e segretarie passati a livello di dirigenti e scelta “d’autorità” dello staff, non più tramite elezioni del Collegio dei docenti che è stato del tutto esautorato del sue principali funzioni finendo per diventare spettatore delle decisioni dei DS.
Come si può notare da queste poche considerazioni la riforma Berlinguer-De Mauro è già elitaria di per sé ed è soprattutto un disastro per la scuola italiana, e poiché essa è partita dal lontano 1998 solo ad essa è da imputare tale disastro.
Perché Moratti-Genlimini non hanno fatto/potuto fare nulla? Perché sono dipesi dai quadri sipracitati.
Perché la riforma Berglinguer-De Mauro è andata sempre avanti? Perché nessuno si è mai opposto e la sinistra che possiede buona parate del controllo istituzionale è la vera promotrice di questa riforma.
Per come sono messe le cose, noi non avremo mai una scuola comptitiva e ci vorrano decenni con una vera analisi dei processi fin qui portati avanti perché la scuola italiana possa liberarsi dia parassiti che l’hanno ridotta così.
totò le makò
7.06.12 12:26 at 12:26
C’è una cosa che molti non sanno: la fantomatica riforma Moratti-Fioroni-Gelmini non esiste, quest’ultimi si sono semplicemente avvicendati con proclami di facciata del tipo “più interni/esterni agli esami di stato sì-no”.
Il grosso della riforma, che in questi anni sta giungendo a conclusione, è di Berlinguer-De Mauro in mano ai quadri del sistema Istituzionale (Uffici ministeriali – sindacati – ANSAS – INVALSI – Università – USR – USP) che nel 1996-98 furono rimpinzati di tesserati PDS.
La riforma Berlinguer-De Mauro poggia su un concetto alquanto bizzarro: la funzione sociale della scuola come luogo per trattenere gli allievi per un determinato periodo di tempo, abbastanza lungo.
Infatti i docenti sono stati esautorati della loro funzione di Pubblico Ufficiale e del loro impegno didattico, ma contemporaneamente sono stati sovraresponsabilizzati di normative riguardanti la vigilanza e “l’intrattenimento” degli allievi.
Per attuare la cosiddetta “autonomia scolastica” Berlinguer ha fatto sì che essa avesse le caratteristiche di un’azienda con “autonomia ammnistrativa, giuridica e economica” e gerarchizzandola con presidi e segretarie passati a livello di dirigenti e scelta “d’autorità” dello staff, non più tramite elezioni del Collegio dei docenti che è stato del tutto esautorato del sue principali funzioni finendo per diventare spettatore delle decisioni dei DS.
Come si può notare da queste poche considerazioni la riforma Berlinguer-De Mauro è già elitaria di per sé ed è soprattutto un disastro per la scuola italiana, e poiché essa è partita dal lontano 1998 solo ad essa è da imputare tale disastro.
Perché Moratti-Gelmini non hanno fatto/potuto fare nulla? Perché sono dipesi dai quadri sopracitati.
Perché la riforma Berlinguer-De Mauro è andata sempre avanti? Perché nessuno si è mai opposto e la sinistra che possiede buona parte del controllo istituzionale è la vera promotrice di questa riforma.
Per come sono messe le cose, noi non avremo mai una scuola competitiva e ci vorranno decenni con una vera analisi dei processi fin qui portati avanti perché la scuola italiana possa liberarsi dia parassiti che l’hanno ridotta così.
beppe
7.06.12 12:30 at 12:30
C’è una cosa che molti non sanno: la fantomatica riforma Moratti-Fioroni-Gelmini non esiste, quest’ultimi si sono semplicemente avvicendati con proclami di facciata del tipo “più interni/esterni agli esami di stato sì-no”.
Il grosso della riforma, che in questi anni sta giungendo a conclusione, è di Berlinguer-De Mauro in mano ai quadri del sistema Istituzionale (Uffici ministeriali – sindacati – ANSAS – INVALSI – Università – USR – USP) che nel 1996-98 furono rimpinzati di tesserati PDS.
La riforma Berlinguer-De Mauro poggia su un concetto alquanto bizzarro: la funzione sociale della scuola come luogo per trattenere gli allievi per un determinato periodo di tempo, abbastanza lungo.
Infatti i docenti sono stati esautorati della loro funzione di Pubblico Ufficiale e del loro impegno didattico, ma contemporaneamente sono stati sovraresponsabilizzati di normative riguardanti la vigilanza e “l’intrattenimento” degli allievi.
Per attuare la cosiddetta “autonomia scolastica” Berlinguer ha fatto sì che essa avesse le caratteristiche di un’azienda con “autonomia ammnistrativa, giuridica e economica” e gerarchizzandola con presidi e segretarie passati a livello di dirigenti e scelta “d’autorità” dello staff, non più tramite elezioni del Collegio dei docenti che è stato del tutto esautorato del sue principali funzioni finendo per diventare spettatore delle decisioni dei DS.
Come si può notare da queste poche considerazioni la riforma Berlinguer-De Mauro è già elitaria di per sé ed è soprattutto un disastro per la scuola italiana, e poiché essa è partita dal lontano 1998 solo ad essa è da imputare tale disastro.
Perché Moratti-Gelmini non hanno fatto/potuto fare nulla? Perché sono dipesi dai quadri sopracitati.
Perché la riforma Berlinguer-De Mauro è andata sempre avanti? Perché nessuno si è mai opposto e la sinistra che possiede buona parte del controllo istituzionale è la vera promotrice di questa riforma.
Per come sono messe le cose, noi non avremo mai una scuola competitiva e ci vorranno decenni con una vera analisi dei processi fin qui portati avanti perché la scuola italiana possa liberarsi dia parassiti che l’hanno ridotta così.