Rai, un Borsellino dalla lacrima facile

L’intento di Paolo Borsellino – I 57 giorni forse sta tutto nel fotogramma finale: Luca Zingaretti, nei panni del magistrato, che in lacrime guarda la cinepresa. La lacrima appunto. Una lacrima facile, da far calare al pubblico alla vigilia del ventennale dalla morte dell’amico Falcone, episodio che avrebbe aperto appunto a Borsellino le porte degli ultimi due mesi di vita. E se le lacrime son sinonimo di ascolti, l’obiettivo è stato centrato, in pieno: 8.164.000 telespettatori, pari al 30% di share.
“Sarà un giudice diverso da quello sin’ora raccontato in tv e al cinema, lontano dai soliti film su Cosa Nostra e dagli eroici trionfalismi”, aveva annunciato il regista Alberto Negrin. Il risultato è stato invece l’opposto: un’agiografia approssimativa, piatta e didascalica, quasi frettolosa.
Nella fiction di Raiuno si corre, ci si sofferma su piccoli episodi plateali, ma senza enfasi. La strage di Capaci, la fiaccolata del giugno successivo, persino l’epilogo di via D’Amelio, che dovrebbe rappresentare l’apice emotivo della vicenda. Tutto sembra appannato, rigido, addirittura noioso. Nemmeno la colonna sonora è d’aiuto, nonostante la firma d’eccezione di Ennio Morricone.
Zingaretti si impegna. Il trucco ha l’obiettivo di discostarlo da Montalbano. Ci riesce parzialmente, anche se non è quello il problema di fondo. In mano ha un prodotto debole ed annacquato, lontanamente paragonabile a quello che nel 2005 vide come parigrado Giorgio Tirabassi, stavolta per Mediaset.
I 57 giorni si distingue tuttavia per l’attenzione, maniacale, rivolta verso la famigerata agendina rossa del giudice. Una mano misteriosa la preleva dal luogo dell’attentato, invaso da fumo e detriti: “Dal luglio del 1992 sono stati fatti vari processi per la strage di via D’Amelio – si legge nei titoli di coda – in vent’anni la verità ancora non è stata trovata. Di recente le rivelazioni di un nuovo pentito hanno scagionato alcuni di coloro che erano stati condannati. Per questo motivo la Procura Generale di Caltanissetta ha avviato il processo di revisione. Le indagini sui depistaggi e mandanti esterni sono tutt’ora in corso. Il lavoro di Borsellino e di Falcone non è stato però fermato dal loro assassinio. Altri hanno raccolto la loro eredità e continuano a combattere oggi la stessa battaglia contro le mafie e l’illegalità, mettendo la propria vita al servizio della società civile”.
Parole che non bastano a rendere l’omaggio buono per tutte le stagioni. Va bene oggi; andrà bene il 19 luglio. L’unica soddisfazione per un prodotto che poggia le radici sul mero sentimento commemorativo.
mercoledì 23 maggio 2012 ore 13:24
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