Lega, un Tosi non fa primavera

Se per il PdL il risultato elettorale è un disastro, con altrettanta onestà bisogna ammettere la sconfitta della Lega. Il movimento padano non deve nascondersi dietro a Tosi e al suo successo a Verona: si tratta di una vittoria personale, figlia del buon lavoro come amministratore. Che poi, a ben guardare, è proprio la vicenda di Verona a rivelare il fallimento della Lega: è la lista civica di Tosi a registrare un autentico boom, arrivando quasi al 40%. La Lega si è fermata al 10, proprio nella città dove – forse – ha meglio governato. E la lista di Tosi è stata in dubbio fino all’ultimo: Bossi non la voleva, ma alla fine la spuntò il sindaco.
In Veneto la Lega sembra (quasi) tenere, ma in Lombardia il risultato è molto negativo. Prendiamo Monza: qui la Lega ha governato – con il PdL – ma il suo sindaco uscente è stato escluso dal ballottaggio. Ma tutta la Brianza lancia un segnale pericoloso alla Lega (perse anche Cesano Maderno, Lesmo e Lissone), e lo stesso fa il Varesotto: due luoghi simbolo per il movimento di Umberto Bossi.
In Lombardia i sindaci conquistati dalla Lega sono 10, più 5 che andranno al ballottaggio. Prima le città governate erano ben 23. A Varese la Lega perde Besozzo, Cassano Magnago (dove Bossi è nato) e altri comuni. Anche il paese di Calderoli, Mozzo, non sarà più “verde”. E a Crema, dove era sceso in campo il deputato Alberto Torrazzi, la Lega si è fermata al sette per cento. Un po’ poco.
Le cause di questo brutto risultato sono da ricercare nei recenti scandali, ma soprattutto nella negativa prestazione della Lega al governo del Paese. Certo, c’è il grande e meritato successo di Tosi. Ma una rondine non fa primavera.
martedì 08 maggio 2012 ore 17:30
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