Napolitano, le due paroline sugli imprenditori che si suicidano non bastano

Signor Presidente,
mi scusi ma non ci siamo proprio. Eh no, non ci siamo no. Non stia qui ad accampare scuse, a dire “ma io non ho mai lavorato in vita mia, cosa vuole che ne capisca”. Troppo comodo. Ha le physique du role del Re savoiardo, ma lei è pur sempre un Presidente della Repubblica, con trascorsi comunisti, fra l’altro.
Vede, signor Presidente, non voglio stare qui a farle la morale, ma solo a farle notare un paio di cosucce, a farle “il pelo”, come si dice in gergo.
Quando un nostro soldato finisce vittima di qualche talebano, è buona abitudine, prassi civile e doverosa, che lei si rechi ad accoglierne la salma all’aeroporto. Arriva al Celio, con codazzo di generali, ammiragli e camerlenghi vari, fra due ali di militi sull’attenti si avvicina al feretro e concede, a chi è caduto per la Patria, qualche attimo di raccoglimento. Non è che aspetti il quattro novembre. No, ovviamente, lo fa subito.
Lei invece, signor Presidente, per parlare di quei disgraziati che si suicidano per la vergogna d’aver visto fallire la loro impresa, ha aspettato il primo maggio. Sia chiaro, non è che abbia dedicato loro tutta la conferenza, che facciamo, le elegie? Per carità! Ha dedicato loro giusto un accenno, due paroline di circostanza, come a dire “sì, ci sono anche questi, ma anche no”. Degno compare di quel professorone che ha avuto il fegato di dire “e allora? In Grecia ne son morti migliaia, di che ci preoccupiamo?”. Peccato la Fornero non abbia pianto, la ministra non era in vena.
Vede, caro Presidente, lei parla tanto di lavoro per i giovani, di opportunità, di coesione nazionale, ma non vede lo sfascio assoluto in cui versa il tessuto imprenditoriale del paese. Una pletora di ciarlatani vagano per l’urbe catodica preserale sostenendo che l’evasione fiscale sia il male dei mali, che bisogna tassare a più non posso per inseguire la “stabilità” ma, soprattutto, seminano odio e rancore verso quella piccola e media imprenditoria che non solo si sobbarca un onere d’imposta assurdo, ma che regge essa sola il rischio concreto d’impresa.
Non prendiamoci in giro: i grandi non chiudono mai baracca. Per loro son sempre disponibili piani di risanamento, le banche i soldi li tiran fuori e, se non le banche, gli stati. “Se ti ga da fare un buxo, faeo grando” sosteneva un ottimo professore di ragioneria, ed aveva ragione. Ma per i piccoli non vale questa regola: i piccoli han da saltare pranzo e cena, campare d’aria e pagare le imposte che i grandi non pagano. Già, le imposte, che poi viene il Befera o uno dei suoi, studi di settore alla mano, e ti fan pagare come fossi il proprietario delle miniere dei nani di Biancaneve. Non se le ricorda, Presidente, le miniere dei nani della Disney? Ma sì, quelle dove i diamanti stavano come le mele mature sui rami, belli lucidi e pronti da spiccare.
Ecco, signor Presidente, non si lasci ingannare dalla televisione. Lo so anch’io che, la sera, è bello mettersi al calduccio con la copertina sulle ginocchia e le reverende natiche appoggiate su di una quirinalizia poltrona, ma non dia retta alla televisione. Che poi si convince siamo tutti delle Belen e dei Corona o, peggio, Minnie e Topolino.
Buon 2 Maggio, Presidente, oggi è S. Antonio da Firenze, le sia d’ispirazione.
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mercoledì 02 maggio 2012 ore 17:05
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lorenzo miacola
2.05.12 19:26 at 19:26
bisognerebbe ESILIARE TUTTA LA CLASSE POLITICA FATTA DI PARASSITI MA PRIMA BISOGNA CONFISCARE I LORO IMMENSI PATRIMONI……………….!!!!!!!!!! E' ORA DI FINIRLA………..!!!!!!!!!!!!!!!!!!NESSUNA TELEVISIONE PARLA MAI CON CIFRE ALLA MANO DI QUANTO SPENDIAMO OGNI GIORNO PER VECCHI E NUOVI PARASSITI..!!!! COSA VOLETE CHE GLIENE FOTTA DI UN POVERO CRISTO SE LORO PORTANO A CASA ALMENO 30000 EURO AL MESE CHE PROBLEMI HANNO….!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
LORENZO
2.05.12 19:28 at 19:28
UNA VOLTA INTERNET ERA LIBERTA' ORA HANNO CENSURATO ANCHE QUESTO CON UNA DITTATURA VERA ED ANCOR PEGGIO CHE NON SI VEDE…………..MA SI SENTE………………!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!