Vuoi lasciare l’IdV? Devi pagare 130mila euro a Di Pietro

Vuoi lasciare l’IdV? E allora paga. Un consigliere regionale emiliano, Matteo Riva, ha deciso di lasciare il partito, ma Antonio Di Pietro non ne vuole sapere e parte all’attacco con una causa che sarà discussa a luglio in Tribunale. Lo racconta Italia Oggi nel numero di ieri. Ma che vuole Tonino? Soldi, una montagna di soldi.
Il leader dell’Italia dei Valori chiede al suo ex compagno ben 130 mila euro. Precisamente centomila di penale, e trentamila di contributi mensili. Ma come mai Di Pietro vuole tutti questi soldi? Il motivo è molto semplice. Al momento dell’accettazione della candidatura, a Riva (e ai suoi colleghi) Di Pietro ha fatto firmare in via estremamente riservata un documento in cui si impegnano, in caso di dimissioni dal partito, a versare una “penale” di 100 mila euro. Inoltre, nel documento è previsto anche un contributo mensile di 3500 euro da corrispondere per tutta la durata dell’intero mandato.
Questo documento pone seri problemi politici, e pure etici. Un eletto è completamente nelle mani del partito? Ha uno spazio di autonomia? Al di là di casi particolari, un eletto è libero di maturare un dissenso rispetto al partito di appartenenza? Con una penale sulla testa probabilmente lo spazio di autonomia viene limitato fortemente. E’ normale tutto questo? Se ad ogni eletto che lascia il proprio partito si chiede una penale, allora a Berlusconi con i finiani spetterebbe un credito mostruoso: potrebbe quasi comprare Messi per il suo Milan…
giovedì 19 aprile 2012 ore 12:19
(C) DAW-BLOG/DAW-NEWS RIPRODUZIONE RISERVATA








massimo1
19.04.12 12:37 at 12:37
CI POTRESTI FORNIRE I DOCUMENTI DI CUI PARLI? COSI' ALMENO ABBIAMO ANCHE NOI UN'ARMA IN PIU' PER CRITICARE. GRAZIE
Claudio Messora
19.04.12 13:12 at 13:12
hai perfettamente ragione. Anche se immagino che la norma serve a limitare i casi tipo Razzi e Scilipoti. Ma in ogni caso non va bene: si scelgano meglio gli uomini a monte e basta.
il nano
19.04.12 13:49 at 13:49
Dopo il pasticcio con Di Gregorio avrei fatto lo stesso anche io. quanto ai dubbbi etici resta da vedere se sia più etica la scelta del parlamentare che cambia casacca per un'offerta in denaro o quella del partito che chiede soldi a chi decide di cambiarla.
Considerata la storia recente non ci trovo nulla di particolarmente scandaloso.
Guarda che il controllo dei partiti sugli eletti e la scarsa autonomia degli stessi è innegabile, ma è in gran parte conseguenza della sciagurata legge elettorale che ci è stata imposta.
Elah
19.04.12 15:12 at 15:12
Hai capito perchè Di Pietro ha detto che rinuncia alla rata di luglio del finanziamento?
Sig. Riva ritiri le dimissioni dal partito e poi voti come cavolo vuole.
Per Claudio Messora: perchè quando si parla di "salti della quaglia" si menziona solo Razzi e Scilipoti. E le triple e quadruple capriole di tanti che da destra si sono spostati a sinistra non si ricordano?
Leonardo
20.04.12 15:20 at 15:20
Un contratto è un contratto. Se non gli andava bene poteva non firmare.