Primarie Usa, vince Santorum ma Romney allunga

Nonostante l’organizzazione pressoché inesistente, l’ultraconservatore Rick Santorum ha vinto sui terreni a lui più amici: gli stati del profondo sud americano. Ma non è stata una vittoria ampia come in Kansas: in Alabama e Mississippi i tre principali sfidanti si sono divisi praticamente in parti uguali le schede elettorali. Secondo è arrivato, in entrambi i casi, Newt Gingrich. All’ex speaker della Camera non sono servite le continue apparizioni a fianco di predicatori locali; nulla ha potuto il definire “infanticida” Obama o il sospettare che il mormone Romney (non credendo che Gesù sia Dio) possa essere in realtà un musulmano. Terza piazza per l’ex governatore del Massachusetts, che nonostante sia stato sopravanzato di poco dai due esponenti della destra americana più pura, è sempre più vicino alla nomination.
Eh sì, pazzie di un sistema elettorale folle che i repubblicani hanno voluto copiare dai Democratici. Talmente bella, lunga e appassionante è stata la lotta fratricida tra Obama e Clinton nel 2008, che pure al Grand Old Party hanno deciso di introdurre il proporzionale per la ripartizione dei delegati. Un sistema ottimo se a sfidarsi sono pesi massimi del partito, ma che si trasforma in una lenta, lentissima agonia se alle primarie si presentano Romney, Gingrich, Paul, Santorum, Bachmann e qualche altra meteora.
Grazie al caucus delle Hawaii e al voto delle isole Samoa, Romney (nonostante abbia perso i due stati più importanti chiamati ieri al voto) ha incassato più delegati. Quando mancano ancora i dati delle Hawaii (che dovrebbero essere favorevoli a Mitt), il milionario mormone si è già intascato 33 delegati a fronte dei 30 andati a Santorum e dei 24 a Gingrich. Risultato complessivo: 485 a Romney, 246 a Santorum, 131 a Gingrich, 47 a Paul.
Sabato si vota in Missouri, dove dovrebbe vincere Santorum. Poi, però, si apre una settimana in cui Romney potrebbe firmare l’allungo decisivo, tra Puerto Rico e Illinois.
mercoledì 14 marzo 2012 ore 12:59
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