Pazza Palermo, dopo le primarie della sinistra va in scena il disastro del Terzo Polo

Votare a Palermo è sempre uno spettacolo teatrale: capita che nelle urne ci siano più schede dei votanti, o che un candidato prenda zero voti nel seggio in cui egli stesso vota. Ne abbiamo viste di tutti i colori, e anche a maggio non mancheranno le sorprese. L’inizio è stato confortante: dopo le folli primarie del centrosinistra con accuse di brogli, infiltrazioni “di un certo tipo”, schermaglie e riconteggi, abbiamo assistito allo sfacelo del cosiddetto Terzo Polo. Casini, Fini, Rutelli e Lombardo avevano puntato tutto sul giovane Massimo Costa, presidente del Coni siciliano, presentandolo come “l’uomo giusto per risollevare Palermo dopo il disastro del decennio targato Cammarata”.
Talmente bravo e promettente, questo Costa, che il PdL dilaniato e in crisi ci aveva messo gli occhi, sognando di abbandonare il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Francesco Cascio (candidato in pectore) per convergere sul prescelto del Terzo Polo. Il nervosismo cresceva e il solito Carmelo Briguglio si sfogava su twitter: “Per noi il candidato a sindaco di Palermo rimane Massimo Costa che e’ sostenuto dal Terzo polo, Grande sud e Mpa. Punto“. Ma ecco che lo stesso Costa, con una conferenza stampa, sparigliava le carte, invitando i moderati a convergere sul suo nome, “sul modello della maggioranza che appoggia Monti a Roma”.
No, niente da fare: un pezzo dei terzopolisti è scoppiato, accusando Costa di “slealtà”, di “tradimento”, di aver “rotto un patto”. Inconcepibile, secondo il ras Granata, tirare dentro gli infami pidiellini. E anche Lombardo, il gran tessitore di torbide trame politiche, è sbottato dicendo che l’allargamento non s’aveva da fare. Massimo Costa, però, ribadiva che la sua proposta non era un affronto al nulla centrista (tant’è che immediatamente Cesa diceva che per l’Udc non c’era alcun problema ad accogliere i berluscones nella coalizione), e che non capiva le resistenze dei finiani e degli autonomisti siculi.
Ma l’offesa era troppo grande, e in poche ore da bravo giovane di grandi speranze, Costa diveniva un lebbroso da evitare. “Non è più il nostro candidato”, tuonava Fabio Granata, subito spalleggiato da Briguglio e Lombardo. E poco dopo spuntava l’uomo nuovo: Alessandro Aricò, finiano. “Siamo tutti con lui, è la persona giusta“, assicuravano i luogotenenti isolani del presidente della Camera. Peccato che nel frattempo si fossero persi mezzo Terzo Polo, la parte più importante (Udc). Non riescono a mettersi d’accordo neanche a livello locale, ma vogliono governare il Paese. Poveretti.
martedì 13 marzo 2012 ore 17:06
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franck
14.03.12 0:04 at 00:04
voi queste cose non le capirete mai… il buon Costa ha preso per il culo il Terzo Polo descrivendosi come coraggioso innovatore, come l'uomo del domani e del mondo nuovo… e poi da merda che è, dopo essersi fatto confermare leader del Terzo Polo, ha aperto de facto la porta ai disperati pidiellini senza candidato con le palle e soprattutto senza credibilità alcuna dopo il decennio Cammarata… al chè il buon Fini, in accordo con Lombardo, a mandato a farsi fottere Massimino e lo ha subitamente rimpiazzato con altrettanto rispettabile candidato Aricò (del quale vi invito ad informarvi approfonditamente…). Sapete i partiti non sono tutti uguali, non sono tutti presi dalla stavoglia di strapotere… Alcuni hanno davvero voglia di cambiare il paese, hanno davvero il coraggio di credere sino in fondo nei loro valori fondativi e nelle loro idee… uno di questi è Futuro e Libertà… TENETE BENE, A MENTE QUESTO NOME PER IL FUTURO: GIANFRANCO FINI!!!