Il responso della Florida: Romney è l’unico candidato credibile

La Florida ha dato l’atteso responso: Mitt Romney è l’unico candidato credibile per la galassia repubblicana. Non che ci fossero dubbi, ma il voto di uno Stato da sempre cruciale e strategico (sia per le primarie che per le presidenziali vere e proprie) a favore del mormone milionario sa tanto di consacrazione definitiva.
La Florida, infatti, non è uno Stato come gli altri: è una sorta di microcosmo, di compendio dell’America. Pensionati, neri, cubani, ispanici, disoccupati. Tutti rappresentati tra Tallahassee e Miami, in proporzioni più o meno uguali. Ecco perché la vittoria chiara e netta di Romney gli consente un allungo che se non è decisivo, poco ci manca. Anche perché il Sunshine State è uno dei pochi (purtroppo) che assegna ancora tutti i delegati in palio al vincitore, grazie alla regola del the-winner-take-all che se adottata a livello nazionale consentirebbe primarie più rapide e indolori per un grande partito. Ne sa qualcosa Hillary Clinton, logorata nel 2008 da una ripartizione proporzionale dei delegati che l’ha portata fino a giugno, prima della resa.
Romney ha battuto con 15 punti di scarto Newt Gingrich, travolto dal suo stesso populismo (aveva promesso di insediare una colonia umana sulla Luna in caso di conquista della Casa Bianca) e dagli spot martellanti che la campagna dell’ex governatore del Massachusetts ha messo in piedi. Nessun colpo basso, nessuna menzogna: solo la descrizione asciutta di quanto folle possa essere l’idea di affidare la possibilità di battere Obama ad uno come Gingrich.
Ora il carrozzone si sposta in Nevada e poi in Maine, terreni dove Romney non dovrebbe avere grandi difficoltà a incassare una confortante vittoria (da tenere sott’occhio la possibile ripresa di Paul in questi due Stati). Poi, tra Arizona e Michigan, si veleggerà verso il SuperTuesday di marzo, che potrebbe (ma il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla d’America) certificare quello che tutti pensano senza poterlo dire: non c’è nessun altro al di fuori di Mitt. Della serie, prendere o lasciare.
mercoledì 01 febbraio 2012 ore 13:16
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alex
1.02.12 14:25 at 14:25
"(ma il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla d’America)"
Il condizionale è sempre d'obbligo quando d'America parla ilSenatore; che ci presenta sempre come frutto di chissà quale sua approfondita analisi politica personale il compendio di 4 cazzate lette in giro.
romain
1.02.12 19:03 at 19:03
va bene Romney, l'importante è che i candidati repubblicani non si scannino nelle primarie, perchè fanno solo il gioco di Obama che infatti gode; piuttosto, pensino al vice presidente che potrebbe essere l'ottimo giovane Marco Rubio proprio della Florida