+++martedì 24 gennaio 2012 - ore 15:38+++
LIBERALIZZAZIONI: DI PIETRO, NO ABOLIZIONE VALORE LEGALE LAUREA =
(AGI) – Roma, 24 gen. – “Invece di riparare ai danni provocati
all’universita’ italiana dalle leggi della Gelmini e dai tagli
catastrofici di Tremonti, il governo discute di attenuazione o
addirittura di abolizione del valore legale della laurea. Per
produrre, si dice, una competizione virtuosa tra le universita’
decisa dal mercato”. E’ quanto scrivono il presidente
dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e la responsabile
del dipartimento cultura e istruzione del partito, Giulia
Rodano, in un post pubblicato sul sito www.italiadeivalori.it.
“Si getta nella discussione un altro articolo 18. Si mettono
in discussione i diritti, con la scusa di favorire i giovani e
i migliori. Peccato che non sia vero e che in tutto il mondo,
compresi gli Stati Uniti, il valore del titolo deve essere
accreditato e riconosciuto. Questo riconoscimento e’ essenziale
per l’accesso alle professioni”, prosegue il post. “Si potrebbe
concorrere per fare l’avvocato o il medico senza la certezza di
una laurea in giurisprudenza o medicina? E chi garantirebbe la
qualita’? Gli ordini professionali? Organismi privati decisi
dai professionisti? E questa sarebbe una logica liberale di
apertura verso i giovani?”
“Oggi – proseguono Di Pietro e Rodano -
l’Italia produce troppo pochi laureati. Sono in diminuzione
anche le immatricolazioni. Il Paese deve ricostruire una rete
diffusa di buone universita’ che producano molti buoni laureati
e buoni ricercatori, per favorire l’innovazione della societa’
e dell’apparato produttivo del Paese. I tagli alle borse di
studio, la crescita delle tasse universitarie, oltre i limiti
previsti per legge, la disoccupazione intellettuale stanno
scoraggiando i giovani, soprattutto i meno abbienti, dal
frequentare le universita’. Oggi l’universita’ non promuove
piu’ mobilita’ sociale. Sta tornando ad essere l’universita’
dei ricchi. Quale competizione ci puo’ essere tra universita’
che sono cronicamente sottofinanziate, non riescono a garantire
il diritto allo studio, non possono sostituire chi va in
pensione, non possono assumere ricercatori, e le universita’
private che non hanno nessuno di questi vincoli? Le universita’
pubbliche devono competere con le mani legate. E che colpa ha
un giovane se l’universita’ che riesce a frequentare non e’ la
migliore, magari perche’ ha subito riduzioni e tagli?”.
Per Idv “eliminare il valore legale della laurea significa
condannare la grande maggioranza delle universita’ pubbliche
alla morte per inedia o, nella migliore delle ipotesi,
all’assoluta mediocrita’, con finanziamenti sempre minori, con
servizi sempre peggiori e risultati sempre piu’ discutibili.
Mettiamo l’universita’ in grado di funzionare, con un piano di
investimenti che rompa la paralisi cui l’ha ridotta la Gelmini
e poi discutiamo di nuove trasformazioni. Altrimenti e’
difficile sfuggire all’impressione che si paralizzino e si
indeboliscano l’universita’ e la ricerca pubbliche, per poi
lamentarsi del loro non funzionamento e infine decidere di
privatizzare. Agitare l’abolizione del valore legale e’
semplicemente un modo per continuare a perseguire questo
disegno. Niente di riformista, niente di liberale, niente di
moderno”. (AGI)
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