Desperate Padania
Il Prosindaco sceriffo di Treviso, il mitico e sui generis Giancarlo Gentilini, capopopolo della Marca e teorizzatore supremo della razza Piave, è finito sotto processo. Il suo partito, infatti, quello cui ha dato tutto e di più, potrebbe questa sera deciderne l’espulsione. Cacciato, ripudiato, dannato. La colpa di Gentilini è una: aver detto di essere d’accordo con Napolitano e di non credere all’esistenza della Padania. Inoltre, aggravante non di poco conto, il prosindaco non pensa che la secessione sia realizzabile. Apriti cielo. Vertici leghisti sconcertati, processo aperto e forca pronta. “Se dice ancora una parola contro la Padania e la secessione, è fuori dal partito”, tuona il segretario locale Da Re.
Insomma, un diktat, un ultimatum a un uomo che (seppur molto controverso) ha fatto la storia della Lega. Gentilini è colpevole di aver pianto per la restituzione di Trieste all’Italia nel 1954, di non disprezzare troppo il Tricolore e di ritenere la Padania una buffonata. E per questo, come ai tempi dell’Inquisizione di Torquemada, finisce alla gogna.
Il delirio della Lega, però, non si ferma al caso di Treviso. Uno degli amministratori leghisti più apprezzati e stimati (non solo tra le mura delle proprie città) è Flavio Tosi, Sindaco di Verona. Già da tempo Tosi ha osato dire che qualcosa non va, anche dentro il partito. Oggi, però, pure lui si è permesso di ritenere che “quella sulla Padania è una discussione che non serve. Possiamo parlare del popolo padano o veneto, siciliano, juventino o milanista. E’ filosofia, ma i problemi del Paese restano. Mi piace stare sulle cose concrete, il federalismo, le riforme”. No, non va bene. Secondo Calderoli, eterno presentatore di riforme costituzionali destinate a non vedere mai la luce (nell’ultimo biennio ha annunciato almeno una dozzina di grandi riforme finite poi nella spazzatura), le dichiarazioni di Tosi contrastano addirittura con lo Statuto del partito. L’esistenza della Padania, il principio di autodeterminazione del popolo padano non possono, infatti, essere messi in discussione.
Episodi, questi, che denotano ancora una volta, ancora di più, come la Lega Nord sia ormai un baraccone privo di serie prospettive politiche. Sono tornati il carro di Carnevale di un tempo, un agglomerato folkloristico che teorizza nuove patrie, popoli inesistenti e lotte per l’indipendenza fuori dal tempo e dalla storia. Peccato. Sembrava che si fossero dati una regolata, che avessero incamerato quello stile istituzionale che permette di porsi come alternativa credibile al solito e nauseante circo politico. Sembrava fossero diventati seri, propositivi, responsabili.
E invece, tristemente, si sono ritrovati (ancora una volta) a inneggiare ai fucili e a benedire l’acqua del dio Po. Lo sfacelo di un partito.
lunedì 03 ottobre 2011 ore 15:18
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Roberto Stelle
3.10.11 16:36 at 16:36
avete chiesto il permesso al fotografo per poter usare questa foto????
pluto
3.10.11 22:46 at 22:46
con buona pace dell'autore c'è chi pensa che l'"inesistente" Padania invece esista e tanto basta
e poi lo pensa anche la statistica, fregandosene lei, l'impudente, del presidente: 2 civiltà, 2 culture, 2 modi di intendere la vita di cui si vedono i risultati in ogni ambito, ogni giorno; la vera cosa assurda è che questa finzione di nazione che è l'italia sia arrivata fino ad oggi
per non dire che secessioni se ne vedono ogni giorno: esterne ai nostri confini (… e non perdiamo neanche tempo a portare esempi) ma soprattutto – quello che vorrei portarvi a notare – interne: confindustria che secede dai destini del governo, fiat che secede da confindustria, i risparmiatori che ogni giorno secedono i loro risparmi dalle banche italiane, …
se non è una soluzione concreta ai problemi questa … chissà come mai ha tanto successo?
Stefano
4.10.11 17:32 at 17:32
La Lega Nord è proprietà privata di Bossi. Lui sa di essere il Re del Carnevale seguito dal popolino che fa sberleffi ai potenti. Intanto si è alleato a Berlusconi per condividere il potere,raccogliere denaro, fare assumere i parenti, lasciare il partito in eredità al Trota analfabeta. Non importa ai dirigenti leghisti dell'Italia né della fantomatica Padania, ma di non farsi espellere da un capo antidemocratico e disfattista, che cambia linea ad ogni sorgere del sole. Gli amministratori leghisti eletti, quelli bravi, non sono amati neppure dai leghisti del partito, perché si "sporcano" nella politica vera e seria. Poveri fessi!!!
pluto
5.10.11 1:31 at 01:31
tanti insulti = pochi argomenti
lega o non lega:
un sentimento di non-appartenenza, di insofferenza e di diversità nei confronti di uno stato completamente infiltrato dalla mentalità levantina, c'è sempre stato ed è destinato solo a crescere
se non ci pensa l'intelligenza degli uomini ci pensano le leggi fisiche -si fisiche- dell'economia: forse non si potrà violare la legge costituzionale ma ancora più improbabile è violare la legge di gravità …
Pippo
5.10.11 14:19 at 14:19
La "Padania" confina a Nord con la Svizzera che dovrebbe essere il risultato finale degli, al vento strombazzati, sforzi Padano-leghisti.
Non sarebbe male se tutti si informassero come funzionano veramente le cose in quel paese tenendo conto che le "cose" sono state conqistate con sacrifici, fatiche, battaglie e sangue e che ogni cittadino è pronto a difendere anche usando il fucile di ultima generazione che tiene legittimamente in casa e non con chiacchere, intercettazioni o acrobazie, ampolle o altre amenità folcloristiche di vario genere.
Auguri Signori
Pippo il vecchio