Sciopero: non è tutta colpa dei calciatori

Dello “sciopero dei calciatori” se ne è parlato in tutte le salse, per lo più condannando i giocatori. Hanno le loro colpe, sono ragazzi ampiamente protetti con contratti multimilionari per lo più blindatissimi. Ma il contratto collettivo tutela tutti i giocatori, anche i panchinari o i giovani con contratti minori. Partiamo dal principio.
La Lega ha ampie colpe. Il contratto è scaduto da quasi 1 anno e 7 mesi, e per via della scissione della A e della B era obbligatorio un nuovo contratto. La Lega e i presidenti di Serie A hanno preso tutto sottogamba, con spocchia, pensando che i calciatori mai avrebbero scioperato. All’ultima riunione, dove si votava, coloro che poi han fatto “le anime belle” come il buon Della Valle, non si sono presentati alla votazione, facendo saltare il banco e causando di fatto la rottura. Poi c’è il presidente attuale, Beretta, uomo serio e rispettabile, ma che non conosce l’ambiente ed ha un incarico in Unicredit che non gli consente di avere il tempo e le capacità tecniche necessarie a derimere un tale groviglio.
I punti della contesa sono 8:
• Contratto flessibile con introiti legati ai risultati. L’Aic lo vuole flessibile solo al 50%, la Lega di serie A lo vuole per intero, compresa l’automatica riduzione degli stipendi in caso di retrocessione in serie B;
• Professionalità al 100%. Secondo la Lega il calciatore deve fare solo il calciatore, per l’Aic è libero di svolgere un’altra professione durante il tempo libero;
• Il comportamento dev’essere rigido ed eticamente irreprensibile per la Lega anche fuori dall’orario di gioco o allenamento, mentre per l’Aic i calciatori devono essere liberi di fare quello che vogliono durante il tempo libero;
• Le terapie fisiche devono rimanere circoscritte allo staff del club per la Lega, mentre per l’Aic i calciatori possono farsi curare da chi vogliono (come già avviene con gli specialisti come Martens che cura i più grandi campioni di qualsiasi club);
• Le sanzioni per la Lega devono essere pagate dal club in modo automatico, per l’Aic invece bisogna sempre rimettersi alla decisione del collegio arbitrale. Inoltre l’Aic vuole avere mano libera nelle sanzioni ai propri calciatori, svincolandole dall’ingaggio (attualmente non si può superare il 30% dello stipendio);
• Il presidente del collegio arbitrale dev’essere scelto esternamente dalla Lega; tramite sorteggio interno dall’Aic;
• Per la Lega un allenatore può allenare una squadra in due gruppi distinti, per l’Aic i calciatori devono invece stare tutti uniti;
• Il punto più dibattuto è l’ultimo, quello dei trasferimenti. Per la Lega un calciatore non può rifiutare il trasferimento ad un club dello stesso livello di quello in cui si trova attualmente e che gli garantisca lo stesso stipendio, se il suo club di appartenenza si accorda per la vendita del cartellino. In caso di rifiuto, il contratto si intende rescisso automaticamente con una multa da pagare da parte del calciatore che ammonta al 50% del suo stipendio. L’Aic si oppone totalmente a quest’iniziativa.
Sembrano tutte cose facilmente risolvibili con il buon senso di tutti. I giocatori devono capire però che sono dipendenti, superpagati e fortunati, e che la società ha il diritto di avere voce in capitolo su ciò che paga tanto profumatamente.
Le colpe, come è evidente, sono da dividere tra molti personaggi. I calciatori son facili prede, indicati come ragazzi viziati e arroganti. Va anche detto che lo sciopero risulta ancor più inconcepibile ai tifosi in un contesto dove i giocatori hanno comunque un contratto sicuro e garantito da avvocati e procuratori. Ma ormai si sa, il calcio è uno sport, ma è soprattutto un business, dove tutti vogliono prendere una fetta.
L’argomento business è interessante. Secondo uno studio Arel il mondo del calcio è quasi alla bancarotta. Le società italiane rispetto ai concorrenti europei fatturano circa il 60% in meno. L’incidenza dei diritti televisivi sugli incassi complessivi è arrivata al 64%. Il costo del lavoro è lievitato fino al 68% degli introiti. I debiti salgono al ritmo del 10% l’anno e nella stagione 2009-2010 il calcio professionistico italiano ha perso nel suo insieme 345 milioni di euro. Come si possa scioperare quando a fronte di questa situazione ci sono giocatori che guadagnano 10 milioni di euro risulta un mistero ai più. Qui troverete il monte stipendi di tutta la serie A del 2009, diviso società per società.
Bene, comunque la firma del contratto forse è vicina. Tommasi e Beretta hanno usato parole distensive, e al secondo goal di Ibra o di Zarate tutti i tifosi ora amareggiati dimenticheranno in fretta. Perché le colpe sono anche nostre…
giovedì 01 settembre 2011 ore 18:44
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