Bonnie & Clyde?
Sul Corriere hanno paragonato il deputato PdL Milanese e la sua compagna Manuela Bravi a Bonnie&Clyde, i due spietati banditi americani. Su di lei sono stati raccontati particolari privati. Ma la Bravi, portavoce di Tremonti, non è indagata. È il solito modo di fare un certo giornalismo. In esclusiva a DAW, Manuela Bravi ha dichiarato di sentirsi vittima di sciacallaggio e di intrusione violenta nella sua vita privata.
L’11 luglio scorso, in un articolone in prima pagina sul Corriere, Aldo Cazzullo, autorevole collega vicino al centro-sinistra, ha accostato Bonnie and Clyde, i due spietati banditi americani del secolo scorso, a Marco Milanese e a Manuela Bravi.
Il primo – nominato deputato del PdL da Tremonti, di cui è stato sino alla fine di giugno l’ascoltato e autorevole consigliere politico e per le ambite nomine negli enti e nelle società controllate dal Tesoro, oltre ad averlo ospitato nella casona di Roma per la quale Marco pagava un mega-fitto di 8.500 euro mensili - è stato raggiunto da una richiesta di arresto, inoltrata dal noto e illustre dottor John Henry Woodcock, della Procura di Napoli a Montecitorio, per i presunti gravi reati di corruzione e di associazione a delinquere.
Manuela Bravi, 42 anni, bionda giornalista ed efficiente portavoce del titolare dell’Economia, compagna di Milanese, non è indagata, né sospettata di aver commesso alcun illecito penale. E, conoscendola da tempo, Manuela mi ha assicurato di non aver rilasciato alcuna intervista e ha aggiunto di ritenersi vittima di “sciacallaggio e di intrusione, violenta, nelle sue scelte private di vita”.
Alcuni giornali, sbagliando, hanno reso pubbliche le modalità di pagamento e persino l’entità delle rate del mutuo, contratto da Manuela, per acquistare a Roma un tutt’altro che lussuoso appartamento, dove ha il diritto di abitare da sola, o in compagnia di chi preferisce. Ho espresso le mie pacate riflessioni critiche sul lungo e astioso pezzo di Cazzullo contro la Bravi, inviando una lettera a De Bortoli, che il direttore di quel giornale, notoriamente democratico e “liberal”, non ha pubblicato.
In queste settimane, qual’è il diritto e quale la ratio, che inducono diversi giornali a “cazzullare” su terzi e a render pubbliche le telefonate di persone estranee alle indagini ? E, in non pochi casi, a fare del sarcasmo, a deridere le amicizie, i gusti, le preferenze per le auto, le vacanze, gli alberghi, come quelli frequentati dalla signora Bravi, arrivando a definire “incomprensibile” il rapporto di fiducia tra Tremonti, Milanese - inquisito ma, secondo la Costituzione, non colpevole - e la bella giornalista romana, la cui unica “colpa” sarebbe il legame affettivo con il parlamentare irpino?
Non sarebbe più interessante informare i lettori, prima della fondamentale notizia della amicizia di Manuela Bravi con la nota, bella e “de sinistra”, attrice romana, Sabrina Ferilli, tale curiosa disparità di valutazione: mentre alcuni, pur eccellenti, magistrati della procura di Napoli, con alle spalle indimenticabili trionfi processuali, come Woodcock – che ordinò la custodia, nella più squallida cella della fatiscente prigione di Matera, del pericoloso malvivente, nonché aspirante Re d’Italia, Vittorio Emanuele di Savoia – hanno sollecitato l’arresto del dottor Milanese. Invece, altre toghe, in servizio presso un diverso distretto giudiziario del bel Paese, quello di Ascoli, hanno sinora deciso di lasciare libero, come l’aria, un militare di carriera, il maresciallo Salvatore Parolisi, indagato per il delitto, cruento ed efferato, della moglie, la giovane e bella campana Melania Rea.
Su tali problemi, i media saranno tanto più credibili e rigorosi quanto più riusciranno a distinguere, con scrupolo, le inchieste sul malaffare, sulla corruzione, sugli illeciti arricchimenti e sulle lottizzazioni dal “gossip” e dall’intrusione nella vita e nelle scelte, discutibili ma legittime e personali, di donne e uomini, estranee ai doverosi, e opportunamente severi, controlli di legalità, effettuati da parte della magistratura.
Da parte sua, il signor Fini, nominato Presidente della Camera da Silvio Berlusconi - uno dei non pochi errori compiuti dal Cavaliere – ha sentenziato che, viste le gravi accuse, Alfonso Papa e Marco Milanese (PdL) non dovrebbero restare in Parlamento, ma essere trasferiti, con gli schiavettoni, in due celle singole, senza servizi, dell’hotel Poggioreale, Napoli. Stesso discorso per don Saverio Romano, dei Responsabili, che é ministro del governo Berlusconi, già condannato dalla… Cassazione, non quella di piazza Cavour, ma quella che è si trova nell’ufficio del Presidente del partitino-famiglia FLI.
Ma Gianfranco, qualche tempo fa, fu garantista con il suo portavoce, accusato di “concussione sessuale” e peculato (servizietti, alla Lewinsky, richiesti a una avvenente soubrette calabrese, scarrozzata alla Farnesina in auto blu, in cambio di comparsate in RAI) e con l’entourage, non proprio irreprensibile e neppure oxfordiano, dell’ex moglie, camerata Daniela.
Quando il garantismo si esterna a corrente alternata, somiglia, troppo e in modo assai preoccupante, al doppiopesismo….
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giovedì 14 luglio 2011 ore 15:48
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Luciano Baroni
15.07.11 0:20 at 00:20
Mah, se si pensa a questa coppia…..
Quando si apre la pagina, sopra all'elenco dei nomi ci sono dei piccoli quadretti : cliccate sui primi due ed esce la "coppiaprincipe dell'italianità".
http://www.facebook.com/profile.php?id=1001676267
piddi
15.07.11 11:17 at 11:17
Poverini. Che pena mi fanno.
La loro vita da bori arricchiti così ferocemente svilita.
Tutti sti sforzi per vivere come in un film di Vanzina … pensando di essere fighi … e invece tutti ti prendono per il culo!
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