La maledizione dei delfini
Angelino Alfano è in gamba. Ma essere indicato come successore del Cavaliere fa venire in mente la “maledizione dei delfini”. Prendete il caso di Martelli, indicato come delfino e poi incastrato dal magistrato Antonio Di Pietro. Stia attento, Alfano, anche alla coppia Travaglio-Ingroia. E si guardi bene dai sorrisi della Finocchiaro.
Caro Ministro Alfano,
credo che molto di più del “mini-golpe” anti-governo, teorizzato confusamente da Asor Rosa e denunciato da Giulianone Ferrara, Lei, dal premier designato – salvo il prevedibile ripensamento di Silvio del giorno dopo – come nuovo Capo del PDL, dovrà guardarsi dalla “maledizione dei delfini”.
A cosa mi riferisco? Chieda lumi a Claudio Martelli, che era l’unico tra i dirigenti del PSI bettiniano a potersi vantare di poter aprire il ben fornito frigorifero del villone jellato di Craxi ad Hammamet.
Bene, anzi male. Dopo che il centenario PSI e il segretario vennero travolti dallo tsunami-Tangentopoli - da cui si salvarono, guardacaso, solo i giustizialisti Occhetto, D’Alema e Violante – Martelli si fece intervistare su Rai2 dal suo amico Gianni Minoli, genero del boiardo fanfaniano Ettore Bernabei, e proclamò che toccava a lui “restituire l’onore ai socialisti”. Non lo avesse mai detto!
Il giorno dopo, il postino bussò molto presto alla porta della lussuosa, ma pacchiana, villa sull’Appia Antica, dove abitava Claudio e il cui mega-affitto veniva pagato dal PSI ( “Il convento è povero, ma i fratacchioni stanno alla grande!”: ricorda quella linguaccia barese di Rino Formica). Nell’avviso di garanzia, spedito dai magistrati Borrelli e Di Pietro, il “moccioso” di Gessate, come Sandrone Pertini chiamava il vice di Craxi, si faceva riferimento alla vicenda del “Conto-Protezione”. Che “mister P2″ Licione Gelli aveva aperto in una banca svizzera, designando come beneficiari, oltre al “Cinghialone”, Silvano Ladrini, pardon Larini, e proprio Martelli, che fu costretto a lasciare il Ministero di Grazia e Giustizia. Quindi, caro Alfano, adelante, ma con cautela e grande giudizio.
E, gentile don Angelino, mi consenta di consigliarLe di dedicare un’attenzione ancor maggiore nel respingere gli immancabili agguati dell’inquietante coppia Travaglio-Ingroia, il cronista manettaro e la barbuta toga, nostalgica di Gian Carlo Caselli. I due amiconi, che trascorrono insieme pure le vacanze – deplorate, severamente, persino da Peppino d’Avanzo di Repubblica – hanno già stecchito due pesi massimi dell’entourage del Cavaliere, con una delle loro armi preferite: il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”. Totò Cuffaro, coraggiosamente scaricato da “Pier Furby” Casini, dopo caterve di voti portate da “Vasa Vasa” all’Udc, è stato sistemato in una cella singola, con cesso ma senza finestra, nel tutt’altro che confortevole hotel Rebibbia. Mentre all’amico del cuore di Silvio, Marcello dell’Utri, non resta, dopo le due stangate in primo grado e in appello, pregare Santa Rosalia, in vista dell’imminente e definitivo giudizio della Cassazione.
In bocca al lupo, Alfano, e non si fidi mai dei sorrisi della “tricoteuse” di Catania, donna Anna Finocchiaro. E, soprattutto, faccia gli opportuni scongiuri, se e quando dovesse ricevere delle frasi di augurio, bofonchiate dal piacentino Pier Luigi Bersani, dalla fronte inutilmente spaziosa. Il segretario del PD ha già inventato, per liberarsi dell’imbarazzante governo “Lombardo-quater”, sostenuto dal suo partito, una nuova gelida formula anti-Presidente: la “presunzione di colpevolezza”, che ovviamente riguarda anche il nuovo e indagato ministro ex Udc Saverio Romano. Si tratta della versione degli anni 2000 del “sospetto anticamera della verità”, di Orlando-Cascio, che oggi sta con Di Pietro.
E’ la Sicilia dell’ambiguità e delle coltellate alle spalle, descritta da par loro dal saggio Macaluso e da don Leonardo Sciascia, che Lei, nato 41 anni fa ad Agrigento, dovrebbe conoscere bene. Un cordiale saluto.
p.s. Se passa Alfano come nuovo capo del PDL, è indispensabile che Angelino venga affiancato da una dirigente del Nord. Consiglierei di scaldarsi la grintosa bresciana Mariastella Gelmini, priva di alcun complesso di inferiorità nei confronti della sinistra salottiera e radical chic.
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domenica 17 aprile 2011 ore 19:12
(C) DAW-BLOG/DAW-NEWS RIPRODUZIONE RISERVATA









Birimboocky
17.04.11 19:57 at 19:57
Faccia molta attenzione ‘sto Angelinus…
…che tanto poi le inculature arrivano dal direttissimo interessato a rimanere a vita lì dov’è, che gli fa molto comodo un altro Angelino sacrificale.
altro che maledizione…
balbo
17.04.11 23:18 at 23:18
Ma per favore.
Il più grande nemico del "delfino" Alfano è Berlusconi.
L'ha bruciato come candidatura prorpio per far litigare il PDL (e la Lega! figuarati se votano un premier agrigentino) diviso in clan e farli arrivare all'unica soluzione possibile….
Se volete tenere in piedi la baracca e tenere unita l'armata brancaleone… l'unico leader possibile sono io!
E così Berlusconi ribadisce che è lui solo lui sempre lui il padrone.
Delfini in 17 anni ne ha avuto tanti e Silvio se li è sbranati da solo.
Veyron
18.04.11 0:44 at 00:44
E che avrebbe da temere da Travaglio-Ingoria? Ancora con queste dietrlogie? Se Martelli e gli altri hanno avuto problemi con la giustizia, bè, c'era un motivo. Se Alfano non ha commesso illeciti, non ha di che preoccuparsi.
Comunque, come è stato detto io Alfano lo vedo molto male. Ormai il PDL è legato inesorabilmente alla Lega e come è stato detto, difficile che possano accettare un premier proveniente da una provincia che contiene Lampedusa.
Che poi Alfano ha il problema di essere giovane e relativamente nuovo, ci sono tutti i berlusconiani della prima ora che non aspettano altro che spartirsi il potere, penso solo ai vari Formigoni, Schifani, Verdini, Scajola, Cicchitto, Frattini….questi e altri non mi sembrano propens a far andare Alfano alla successione di B., e infatti ha già dovuto ritrattare.
caravaggio
18.04.11 0:59 at 00:59
Grande articolo, complimenti. Un excursus storico politico lungo 20 anni che dimostra come nulla sia cambiato da tangentopoli. Si accorgerà mai una parte del paese che la riforma della giustizia è la riforma delle riforme, quella che non puo piu essere rimandata?
U'Piiiilu!
18.04.11 12:33 at 12:33
L'unica democrazia, basata sul marketing,
destinata ad andare verso Kim Jong-il,
credendo di andare verso gli USA.
Marco
18.04.11 14:01 at 14:01
Quel delfino è troppo "terrone" per diventare il successore del Bauscia. il successore sarà di sangue reale di primo letto.
salvatore
18.04.11 14:25 at 14:25
Dopo berlusconi ci potrà essere solo un'altro berlusconi : Veronica.
come dopo un bossi ci potrà essere soltanto un'altro bossi: Renzo.
sono decisioni prese da tempo, il resto è noia e fuffa politica.