Sesso e Fini
Come il 2010 si era chiuso con i riflettori dei media accesi sulle relazioni politico-sentimentali della avvenente marocchina Ruby, la sedicente “nipote di Mubarak”, dei chiacchierati festini, organizzati da Lele Mora ad Arcore, e del “bunga bunga”, così il 2011 s’è aperto con le grane, nella stessa materia, del Presidente della Camera. Come gridò, in TV, Oscar Luigi Scalfaro, tirato in ballo per l’inchiesta sui fondi neri del SISDE, Gianfranco Fini, in vacanza con Elisabetta Tulliani alle isole Laccadive, ha urlato, via cellulare, il suo adirato “non ci sto!“, facendo presentare dal suo avvocato un indignato esposto, in seguito alla diffusione di voci, indiscrezioni e alla pubblicazione di alcuni articoli su un presunto ricatto, tentato con una telefonata al suo portavoce, Fabrizio Alfano.
Il penalista e deputato di FLI, Giuseppe Consolo, ha depositato, per conto della terza Carica dello Stato, una denuncia-querela non solo per diffamazione a mezzo stampa, ma anche per “estorsione, attentato a organo costituzionale e cospirazione politica”. Non era mai accaduto, per una storiaccia di letto, vera o falsa che sia. Secondo il direttore di Libero, Belpietro, con la sua denuncia, Fini vorrebbe “intimidire e tappare la bocca ai giornali, critici con le sue iniziative politiche”.
Pietro Nenni ammoniva, saggiamente: attenzione a mostrarti duro e puro, in quanto, prima poi, spunterà uno più puro e duro di te, che ti epurerà! Sulle degenerazioni della lotta politica, dovrebbero riflettere tutti. In primis, quanti continuano a spingere le contese tra gli schieramenti e le campagne di stampa sui binari, senza sbocchi, del sensazionalismo, dell’intrusione nella vita privata dei leader, del gossip più sguaiato, della presunta, ma ormai spazzata via - ben prima degli amorazzi dell’ex sindaco prodiano di Bologna, Delbono, della storiaccia dell’ex presidente della Regione Lazio, Marrazzo, della cocaina e dei trans di via Gradoli – superiorità morale della sinistra, del disprezzo dell’infame nemico di Arcore e dell’autoreferenzialità.
I lettori, i telespettatori e gli elettori, di sinistra, di destra e di centro, sono stanchi di leggere i particolari di vicende boccaccesche e storie squallide di scambi di favore. Sinora, tuttavia,purtroppo, i moralisti, in servizio permanente effettivo, non sono apparsi intenzionati a recedere dalla loro linea, che sta provocando effetti devastanti, soprattutto alle opposizioni, uscite sconfitte dalle votazioni in Parlamento il 14 dicembre scorso.
A questo punto, forse, a Scalfaro, Sant’oro, Travaglio e ai più bacchettoni e intransigenti censori delle attività, private e persino sessuali, degli avversari, non sembra inutile ricordare la vicenda del Grande Inquisitore di Francia. Costui, in vita, fu l’accusatore implacabile di Gustave Flaubert, l’autore di Madame Bovary. Ma, quando il rigido fustigatore dei costumi passò a miglior vita, si scoprì che aveva scritto numerosi versi licenziosi e pornografici. E, forse, era andato a letto con il trans dell’epoca, tale Nathalie….
sabato 08 gennaio 2011 ore 10:44
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step
8.01.11 17:22 at 17:22
Notavo che tutti gli esponenti di sinistra beccatti col sorcio in bocca si sono dimessi. I destrosi invece se ne fottono altamente e restano dove stanno.
Magari questo è un segno non solo che la superiorità morale esiste davvero, ma che è anche ben tangibile.
Luciano Baroni
9.01.11 1:17 at 01:17
Mica vero : anche Sottile, quando era portavoce di GianFrego.
Però, allora erano di destra, oggi non saprei cosa farebbero, visto che nemmeno Bocchino si dimise quando ne chiesero l'arresto.
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