Il mostro di Avetrana
Una bara. Una bara bianca. Un peluche e tanti fiori. Una madre che con lo sguardo perso nel vuoto piange la propria figlia oltraggiata dal mostro. Una scena contro natura, una violenza, uno strappo alla normalità. Tutto un paese raccolto in uno stadio per dare l’ultimo saluto ad una quindicenne che ha avuto l’unica colpa di entrare nel garage dello zio che, al riparo da tutto e da tutti, l’ha strangolata con tutta la sua forza, fino a strapparla alla vita. Un uomo (ma forse è dire troppo) che poi, lucidamente, l’ha denudata e stuprata in un casolare diroccato all’ombra degli ulivi secolari. Sotto il Sole alto d’agosto. Un uomo che per quarantadue giorni ha mentito, rimanendo nella propria tana, convivendo giorno e notte con quel terribile segreto, tentando addirittura di sviare le indagini. Un uomo che è crollato solo perché un’intercettazione ambientale rivelava i dubbi della figlia Sabrina. E così, dopo ore ed ore di interrogatorio, quel volto apparentemente pulito e sincero si è rivelato per quello che è: il muso di una bestia rognosa. Un assassino, un pedofilo, un essere che non riesce a trattenere i propri istinti sessuali neppure dinnanzi al cadavere di una quindicenne. Un rifiuto (tossico) della società.
Ci si domanda quale sia la pena giusta per un mostro del genere, per un criminale che riesce a mettere insieme quattro reati che solo a citarli viene la pelle d’oca: sequestro di persona, omicidio, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere. Un elenco che dovrebbe bastare per cacciarlo in una umida cella, dietro le sbarre, per l’eternità. Fino al suo ultimo respiro. C’è chi invoca la pena di morte, l’abbiamo letto e visto. I compagni di scuola di Sarah, ad esempio. Cori da stadio, ritmati, che sfogavano tutta l’indignazione e la rabbia verso l’orco: “A morte Michele! A morte Michele”.
No, la pena di morte è una liberazione, è un porre fine alla sofferenza peggiore: quella che ti corrode l’anima, che ti mangia il fegato, che ti fa impazzire. Ora dopo ora, minuto dopo minuto. Anni ed anni con il fantasma della vittima che ti perseguita, con i flash della sequenza dell’orrore che ti dominano la mente. Questa è una punizione vera e giusta. Senza possibilità di scampo, senza ancore di salvezza. Perché la giustizia, a volte, deve essere spietata. Perché non tutti devono avere il diritto alla redenzione ed al perdono. Almeno non in questo Mondo.
lunedì 11 ottobre 2010 ore 10:23
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ax
11.10.10 11:36 at 11:36
La pena giusta è lasciarlo con i detenuti comuni
, niente isolamento, niente 41bis
Vittorio
11.10.10 11:44 at 11:44
io ho almeno 3 motivi per essere contrario alla pena di morte
1 – considerazione logica. se lo stato proibisce di uccidere lo stato non può permettersi di uccidere
2 – considerazione morale, lo stato sono anch'io
3- un assassino è quanto di peggio possa generare la razza umana, io mi voglio considerare migliore.
LENIN
11.10.10 12:10 at 12:10
Ma,scusate,se la pena di morte non viene applicata in questi casi,quando mai lo potrà essere?
Lasciamo perdere l'etica:un ceffo simile va solo eliminato e in pubblico,coram populo,in modo che la sua esecuzione insegni qualcosa ai tanti orchi dormienti che si aggirano tra di noi!
Ah,già,dimenticavo,non è politicamente,moralmente,culturalmente corretto:scusatemi,non so ballare i minuetti.
pinaz
11.10.10 13:58 at 13:58
oltre agli strepiti credo sia interessante capire il perchè di questi dati: http://www.demos.it/a00508.php
pinaz
20.10.10 20:20 at 20:20
http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articol…
e adesso, se venisse fuori che non è stato lui… che direte? pubblicherete una rettifica a tutte le parole al veleno?
MA NON SIETE GARANTISTI????