Fu Fassino a bocciare Berlinguer
Dopo il recente richiamo di Giulio Tremonti alla sottolineatura, da parte di Berlinguer – il “mitico” Enrico e non la figlia, Bianca, che ha censurato il collega Beha – dell’importanza della “questione morale”, sono intervenuti, nel dibattito, i sussiegosi, e incazzosi, Barbapapà Scalfari ed Emanuele Macaluso. L’ex dirigente del PCI ha bacchettato Stefania Craxi, dopo la riflessione della combattiva figlia del leader socialista sulla politica, non di apertura e di dialogo - alla fine degli anni 70 e all’ inizio degli anni 80 - del PCI di Berlinguer verso il PSI.
Sulla ricostruzione cronologica della controversia, insorta tra i due dirigenti scomparsi, non intendo contraddire Macaluso, indomito leone della sinistra, che stimo da sempre, anche dopo la lezioncina, forse eccessiva e soprattutto fuori tema, che mi ha impartito sul Riformista.
Mi preme, tuttavia, far osservare, ad Emanuele e ai lettori due aspetti:
1) Il primo a sostenere che, nella polemica tra Craxi e Berlinguer, avesse ragione Bettino non fu un bieco e corrotto esponente socialista, ma un dirigente proveniente proprio dal partito di Enrico e di Macaluso. Mi riferisco a Piero Fassino, allora segretario dei DS che, nel libro “Per passione“, qualche anno fa, bocciò – provocando la vibrata protesta del fratello del leader sardo – le posizioni berlingueriane come “retrive, conservatrici e negative per lo sviluppo del dialogo nella sinistra”. E Fassino si riferì anche all’insistenza – eccessiva e politicamente sbagliata, a suo giudizio- del capo del PCI sulla “questione morale” e sulla “diversità”, quasi antropologica, degli austeri, seriosi e un tantino tristanzuoli comunisti.
Fassino, chi ? L’ austero deputato piemontese che, qualche anno fa, esultò, via telefono, con Gianni Consorte, sulla delicata, e discussa, vicenda dell’ acqusizione di BNL da parte dei “compagni banchieri” di UNIPOL…
2) 33 anni dopo il famoso discorso di Berlinguer, Macaluso, e i lettori sono sicuri, oppure no, che, al centro e soprattutto nelle regioni, in primis quelle del Mezzogiorno, nella “Campania felix ” di Bassolino, nella Sicilia e nella Calabria, i dirigenti e gli amministratori, sorti dalle ceneri del PCI, abbiano seguito, nella gestione quotidiana del partito e degli enti locali, gli elevati insegnamenti, contenuti nell’importante esternazione del compianto marchese, e compagno, Berlinguer?
Caro Macaluso, vogliamo discutere, serenamente, senza insulti e polemiche personali, ma in modo pacato, su questi aspetti, non prendendo cappello per un, presunto, errore sul mese e sul giorno di un discorso di don Enrico ?
giovedì 02 settembre 2010 ore 09:30
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il nano
2.09.10 10:53 at 10:53
Infatti. Il dramma del PCI e dei partiti suoi eredi per via PDS è stato il fatto di essere finiti in mano a genta come D'Alema e Fassino, lì inammovibili da ormai 20 anni. Non Berlinguer e nemmeno Macaluso, che forse se il partito fosse rimasto in mano ad "austeri, seriosi e un tantino tristanzuoli comunisti" avremmo avuto meno porcherie e sì, probabilmente una differenza ci sarebbe ancora e sarebbe ancora possibile porre una "questione morale".
Il vero dramma della sinistra sono proprio questi leader, che in 20 anni hanno smontato un popolo, non sono mai riusciti a vincere per benino una elezione e non si sono mai posti il problema di farsi seriamente da parte.