Il bilancio del ruggito
Ad un paio di mesi dal “Ruggito del Cavaliere“, quel “ghe pensi mi” che faceva intendere una sua decisa e risolutiva azione personale per definire una volta per tutte le questioni sul tappeto in attesa di soluzione oramai da troppo tempo, dalla legge sulle intercettazioni alla riforma della giustizia al rapporto con il cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini, è possibile cercare di trarre un bilancio obiettivo dei risultati ottenuti.
Scrive Peppino Caldarola:
L’estate decisionista del premier si è conclusa con un nulla di fatto. All’incasso c’è praticamente nulla. (…) Non si può dire, tuttavia, che questo mese sia passato invano. In trenta giorni è radicalmente cambiato il panorama politico. Berlusconi aveva deciso appena poche settimane fa di dare una sterzata. Fuori i finiani, regime da caserma nel PdL, dialogo con i centristi, riduzione delle pretese della Lega. Sullo sfondo la minaccia del voto anticipato persino in inverno. Ora deve fare i conti con una pattuglia parlamentare di fuoriusciti numerosa e radicalizzata, con l’impossibilità di chiedere a Casini (e Rutelli) di aiutarlo a governare (per l’altolà della lega; ndnick), con una Lega ancora più prepotente ed esosa. In più deve misurarsi con un’altra novità che era rimasta sullo sfondo in tutto questo tempo. Nel suo partito si sta ritagliando un ruolo del tutto autonomo Giulio Tremonti che Rino Formica vede addirittura come possibile competitor del premier nella corsa al Quirinale. (…) Il premier, invece, non ha invece molte carte da giocare. Ha paura del voto, soprattutto ha paura che prima del voto si apra lo spazio per il tentativo di un governo diverso che lo costringa temporaneamente ma disastrosamente all’opposizione, ha urgente bisogno di un nuovo scudo giudiziario. L’uomo dalle mille risorse questa volta non ha fatto il miracolo. Forse dovrà ringraziare Vittorio Feltri che lo ha cacciato in questo bel pasticcio. Per il premier si profila l’autunno peggiore della sua vita, politicamente parlando. Dovrà cercarsi i voti in parlamento su ogni legge, dovrà dimostrare ai suoi elettori di avere la situazione in mano, dovrà fare i conti con i suoi deputati fra i quali l’assenteismo è maggiore che a Pomigliano, vedrà allontanarsi quell’approdo tranquillo al Quirinale che aveva sognato dopo la gran messe di voti raccolti nelle ultime elezioni. Lui, nemico del teatrino della politica, ne diventerà l’attore principale.
Insomma, ammesso e non concesso che di ruggito si sia trattato, ne è valsa la pena?
venerdì 27 agosto 2010 ore 14:19
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dante
27.08.10 17:17 at 17:17
me sa che stavolta peppiniello non c'ha capito gnente
caravaggio
27.08.10 20:40 at 20:40
Nick sei per caso un fan del trasformismo? Cosa vuol dire "ne valeva la pena?".
caravaggio
27.08.10 20:42 at 20:42
premesso che resto dell'idea che l'autunno peggiore della sua vita, meritatamente, lo passerà il marito della Tulliani.
il nano
27.08.10 22:52 at 22:52
Diciamo che se fosse stato così furbo e votato agli interessi del paese come qualcuno lo dipinge (inzia per "d" e finisce per "w", oppure per "M" e finisce per "e") avrebbe potuto risolverw meglio la cosa.
Ma forse è veramente in gamba, perchè questo bailamme, questo "teatrino della politica£ alla fin fine è il gioco a cui preferisce giocare.
Se cadrà il governo non sarà colpa sua, se arriverà a fine legislatura deludendo qualcuno nemmeno.