The battle for Capitol Hill
Conferenze di pace, tentativi, scadenze utopiche e altro per il Medioriente. L’obiettivo, neanche tanto mascherato, è quello di ridare lustro all’immagine, decisamente appannata, di Presidente pacifista in grado di portare la pace nel Mondo. D’altronde, il Santone Barack dovrà pur prima o poi far vedere ai parrucconi scandinavi che il Nobel alla Pace sulla fiducia era meritato… Con le mid term ormai imminenti ed una campagna per le presidenziali del 2012 tutta da definire, la task force democratica ha deciso di far perno (ancora una volta) sulle presunte doti messianiche di Obama, tentando di ottenere quella che è sempre stata la chimera degli inquilini della Casa Bianca, fin dai tempi di Ford e Carter: la stabilizzazione del vicino Oriente. Se ci riuscirà, lo scopriremo solo tra un anno, come ha annunciato (un po’ troppo schematicamente e scolasticamente), Madame Clinton.
Intanto, però, come già scrivevamo la scorsa settimana, Barack non può permettersi di perdere in Illinois alle prossime elezioni di novembre. Uno smacco nella sua terra d’adozione, quella che lo ha reso quello che è, sarebbe un segnale nefasto. E così, la potente macchina democratica si è messa in moto, tant’è che il candidato Giannoulias ha recuperato terreno su Mark Kirk, portandosi in sostanziale parità. Una sfida che con ogni probabilità si deciderà all’ultimo voto o quasi (magari finendo anche in tribunale con i riconteggi, vedasi Minnesota 2008). Altro dato interessante, è l’accorciamento delle distanze in Florida, dove gran parte dell’elettorato “ribelle” GOP sta tornando all’ovile, abbandonando l’ex Governatore Charlie Christ, candidatosi come indipendente. Pur essendo ancora in vantaggio, ad oggi supererebbe Rubio di un modestissimo 0,2%. Gara apertissima con reali possibilità per i repubblicani di accaparrarsi pure questo seggio. Si assottiglia anche il già modesto tesoretto del leader al Senato DEM, Harry Reid (+1,5% su Sharron Angle in Nevada), e stessa sorte capita alla obamiana Patty Murray nello stato di Washington, costretta a non poter dormire sonni tranquilli a causa della rimonta (vedremo quanto fine a se stessa) di Dino Rossi (+1,8%). Cresce, invece, il distacco in Ohio, dove il repubblicano Rob Portman sembra aver messo la freccia sull’arrancante Lee Fisher (+3%). Niente da segnalare in Colorado e Wisconsin, altri Stati di incerta assegnazione.
Ricapitolando, la situazione non è granché mutata rispetto a sette giorni fa, benché qualcosa inizi a muoversi. Ad oggi i Democratici possono contare su 52 seggi contro i 46-47 Repubblicani, con un Indipendente. Uno scenario che però potrebbe presto mutare, vista la riduzione delle distanze tra i contendenti in vari Stati.
lunedì 23 agosto 2010 ore 10:14
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Luciana
24.08.10 1:30 at 01:30
azz, ora che ho letto 'sta analisi non consulterò più i giornali.