Il moralismo berlusconiano
Scrive Antonio Polito:
“Dunque da oggi il celebre aforisma sulla moglie di Cesare che deve essere al di sopra di ogni sospetto si applica pure ai cognati di Cesare. Evviva. Resta da spiegare come mai uno dei paesi dalla vita pubblica più corrotta del mondo ogni tanto scopra standard di moralità pubblica tra i più calvinisti del mondo.
Ma la ragione è semplicissima, ed è la politica. La questione morale, infatti, sbandierata dai moralisti come parametro etico superiore e autonomo da ogni giudizio politico, viene usata a fini politici come ogni altra questione, quando in gioco c’è il potere. È sempre stato così e sempre sarà. La questione morale può essere molto immorale.” (…) “è perfettamente chiaro a tutti che Fini paga con questa sonora schiaffeggiata morale il suo atto di ribellione politica a Berlusconi, e che l’intento di chi lo accusa e ne chiede le dimissioni (parliamo dei politici, perché i giornali sono liberi e non tollerano né bavagli né leggi-bavaglio, se non ricordiamo male), l’intento di chi l’accusa è di frenarne l’azione politica con un pretesto morale.” (…)
“Questa nemesi paradossale della politica italiana dimostra che la morale è come la proverbiale pelle di zigrino, che puoi tirarla da tutte le parti, ma che alla fine vince chi ha il potere di tirarla più forte: solo così si può spiegare l’incredibile spettacolo del moralismo sulla bocca dei berlusconiani.” (…) “E così, come nel più perfetto dei circoli viziosi, la rincorsa demagogica e strumentale alla virtù sta degenerando nella più sporca e torbida delle lotte politiche. L’unica – sembra – che la politica italiana sappia ormai praticare con una certa maestria e voluttà.”
giovedì 12 agosto 2010 ore 08:02
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mdante23
12.08.10 18:20 at 18:20
….Se l’Italia sospetta di qualcuno di cui non ha mai sospettato; se quest’uomo è implicato in un affare che la magistratura definisce truffa aggravata, anche se procede pudicamente “contro ignoti”; se perfino la stampa più accesamente di sinistra come Repubblica gli chiede conto di ciò che avviene, è segno che i sospetti su di lui sono – almeno da parte dell’opinione pubblica – più pesanti di quelli che si nutrono su Berlusconi. In altre parole, per Berlusconi la gente pensa che i magistrati potrebbero calunniarlo, per Fini la gente pensa che attualmente la magistratura forse lo sta risparmiando.
Ma c’è una seconda e ancor più importante differenza. Chi stabilisce le regole del gioco non ha il diritto di violarle. Se perdoniamo con un sorriso – “siamo tutti peccatori” – potremo sperare di essere perdonati, se siamo spietati non ci dobbiamo aspettare pietà. E qui nasce un’inevitabile serie di evidenze:
Chi pecca è bene che non condanni i peccatori.
Chi condanna i peccatori è bene che non pecchi.
Chi condanna i peccatori deve essere condannato con estrema severità se poi pecca lui stesso. Infatti rivela di non avere carità cristiana. Di essere il peggio del peggio: un moralista ipocrita.
Se qualcuno richiede le dimissioni di un sottosegretario come Giacomo Caliendo, che non è imputato di nulla ma solo sottoposto a qualche sospetto (e non di truffa!), quanto più è doveroso che si dimetta lui stesso, se i sospetti a suo carico sono più gravi!……
gianni pardo