The battle for Capitol Hill
Nella settimana in cui Barack Obama riceve le attenzioni di un Fidel Castro straordinariamente rinvigorito da quattro anni di immersione nella formaldeide e riesce a far passare al Senato la nomina di Elena Kagan ad Associated Justice della Corte Suprema (quarta donna dopo la mitica Sandra Day O’Connor, la newyorchese Ruth Bader e l’ispanica Sonia Sotomayor) con 63 voti favorevoli e 37 contrari, i sondaggi per il suo partito sono meno buoni rispetto alla settimana precedente.
Dato per perso il Kentucky (il repubblicano Paul ha ormai un vantaggio di 6,5 punti percentuali sul rivale democratico), la Pennsylvania inizia a virare decisamente a destra. Il candidato del Grand Old Party, Pat Toomey, sta infatti stabilizzando il proprio margine sulla scheggia impazzita Joe Sestak, ex ufficiale di marina che è riuscito a sconfiggere alle primarie l’uomo per cui Obama era sceso in campo con comizi e comparsate, quell’Arlen Specter che, pur di conservare il seggio, lasciò i repubblicani, cancellò il proprio passato nel Ku-Klux-Klan, e si candidò con il partito del Presidente. Un Mastella all’ennesima potenza, insomma. In Wisconsin, il democratico Feingold si difende a fatica dagli assalti del repubblicano Johnson (in rimonta), mentre in Ohio la situazione è in perfetta parità tra Portman e Fisher, benché gli ultimi sondaggi segnalino una leggera prevalenza del candidato GOP. Ad oggi, la situazione vedrebbe i Democratici ottenere 52 seggi a dispetto dei 46 assegnati ai Repubblicani. Uno scranno all’indipendente Charlie Christ ed uno, quello dell’Ohio, ora impronosticabile.
Venendo alla Camera (che, a differenza del Senato, si rinnova completamente ogni due anni), gli ultimi boatos parlano di probabile (se non certa) debacle democratica. L’assemblea uscente vede Obama poter contare su ben 255 deputati, mentre l’opposizione è ferma a 178, con due seggi vacanti. Ebbene, se i sondaggi fossero confermati, i Democratici avrebbero al sicuro solo 202 scranni rispetto ai 201 Repubblicani, e dei 32 incerti, al Grand Old Party basterebbe rosicchiarne 17 (gli ultimi numeri dicono che ne strapperebbe ben 24-25). Tutto questo mentre Barack, in difficoltà nonostante le riforme più o meno epocali firmate davanti ai fotografi, annuncia di voler viaggiare in tutto il Paese per far capire all’elettorato disilluso i punti chiave della sua azione. Qualcuno gli dica che è la stessa cosa che fece, novant’anni fa, il democratico Woodrow Wilson. Il risultato fu uno dei più grandi disastri elettorali che il suo partito ricordi, con la perdita del Congresso e della Casa Bianca.
domenica 08 agosto 2010 ore 10:54
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pentotale
8.08.10 14:05 at 14:05
Si può dire ecchissenefrega! o il senatore si offende?
ilsenatore
9.08.10 11:16 at 11:16
per carità, chi si offende. Ma devo capire perchè tu, pur fregandotene di tutto, continui imperterrito ad entrare in daw. Non pensi sia un comportamento masochista? Contento tu..
Ripper Roo
9.08.10 19:34 at 19:34
Senatore, fregatene, questa è gente che non sa che cazzo fare dalla mattina alla sera.
ilsenatore
10.08.10 1:16 at 01:16
lo so, ma potrebbero sempre dedicarsi ad altro!
p.s. pensavo a te proprio oggi, quando ho visto Nalesso in vasca