The Battle for Capitol Hill

Prende il via oggi “The Battle for Capitol Hill”, una rubrica settimanale che ci accompagnerà fino alle elezioni di mid term del prossimo 2 novembre. Curiosità, notizie e soprattutto numeri, quelli dei sondaggi che quotidianamente lo zio Sam sforna, dandoci la possibilità di seguire passo a passo la lunga ed appassionante cavalcata verso Capitol Hill.
Ampia e benefica boccata d’ossigeno per Barack Obama. E’ questa la prima osservazione che si può fare spulciando i sondaggi freschi di giornata a nostra disposizione. Dopo il luglio drammatico, con la concreta prospettiva di perdere il controllo del Senato, questo primo week-end d’agosto consegna ai democratici un gruzzolo di 53 seggi, benché in alcuni casi (clamoroso quello del leader alla Camera Alta Harry Reid, dato a solo +1,6% sulla sorprendente rivale repubblicana Sharron Angle ) la situazione sia mai come ora too-close-to-call. Sono 9, complessivamente, gli scranni di assegnazione incerta. Tra questi, però, almeno due situazioni sembrano delinearsi in modo chiaro: in Florida dovrebbe farcela l’ex Governatore repubblicano (ora Indipendente) Charlie Christ, accreditato di un +4,2% sul rivale GOP, Rubio. Lo Stato di Washington dovrebbe invece vedere eletto, abbastanza agevolmente, il democratico Murray (+3,7% sull’italo-americano Rossi). I repubblicani, dal canto loro, salirebbero a 46 seggi, uscendo sensibilmente rafforzati rispetto alla composizione uscente, dove la situazione vede il partito del Presidente a 59 seggi e il Grand Old Party fermo a 41. Se le elezioni si tenessero oggi, con ogni probabilità avremmo quindi i democratici con 53 scranni, i repubblicani con 46, più un indipendente. Più fluida la situazione alla Camera ( sulla quale torneremo tra qualche settimana, 32 i seggi incerti su 335 complessivi).
Una ripresa democratica che gli analisti addebitano al parziale successo del tappo installato dalla BP nel Golfo del Messico ed al passaggio al Congresso della riforma finanziaria, firmata in pompa magna da Obama al Ronald Reagan Building di Washington. Una settimana positiva per la maggioranza uscente, anche se è presto per dire se il trend si sia invertito. Spesso, e la storia recente lo insegna, basta un nulla per sovvertire pronostici consolidati e risultati pressoché scontati.
domenica 01 agosto 2010 ore 11:42
(C) DAW-BLOG/DAW-NEWS RIPRODUZIONE RISERVATA
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ilsenatore .
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Mirko
2.08.10 1:54 at 01:54
cacchio, che analisi profonda… scrivi per "foreign affairs"?
Marquise
2.08.10 1:58 at 01:58
Mirko, come ti ho detto di là. Evita commenti come questo voli fuori dritto. Stop
ilsenatore
2.08.10 11:57 at 11:57
nessuna pretesa di analisi profonda, anche perchè non ne ho i titoli. Semplicemente, come si legge nel corsivo, la volontà di raccontare attraverso i numeri la corsa per il nuovo Congresso.
Marquise
2.08.10 12:33 at 12:33
Senatore, hai letto del file "Assicurazione" su Wikileaks (è nella pagina di War Diary) che Assange ha messo in caso gli succeda qualcosa?
ilsenatore
2.08.10 14:21 at 14:21
eh sì, ho letto… fa molto action movie…
ma Obama è tanto bbbuono, e nulla succederà ad Assange
Marquise
2.08.10 14:25 at 14:25
hahahahaha
si vero
ilsenatore
2.08.10 13:25 at 13:25
interessante articolo sul Corriere di oggi, che spiega come molti deputati e senatori Dem abbiano fatto sapere, delicatamente assai, di non gradire tour di Obama nei loro collegi elettorali prima delle mid-term.
Obama intanto si prepara a girare l’America, da Seattle a Norfolk, da Boston ad Albuquerque, per spiegare al popolo le grandi riforme messe a segno. In pratica, la stessa cosa che fece Wilson nel 1919-20, e che si tramutò in un disastro per lui e per il partito.
Terzo, la Quinnipac University fa sapere che la popolarità di George W Bush è salita di 7 punti percentuali rispetto all’ultima rilevazione del 2009.