Perchè non possiamo andarcene
A volte un’immagine, dura come un pugno allo stomaco, spiega più cose di interminabili discussioni accademiche. Aisha, 18 anni, sbattuta freddamente in copertina su Time, ci dice, con il suo silenzio, perché bisogna rimanere in Afghanistan. Le hanno tagliato il naso e le orecchie, l’hanno abbandonata tra le vette della sua terra, nella speranza che morisse dissanguata.
La sua colpa, così ha deciso il capo-villaggio talebano, è di essere scappata al marito, di averlo rifiutato, di essersi lamentata delle percosse dei suoceri. E la punizione, stando alle regole tribali di un Mondo che dovrebbe essere morto e sepolto da secoli, è stata pressoché automatica. Mentre il cognato le teneva ferma la testa, il marito la macellava, come fosse una bestia al mattatoio. Basterebbe questo a spiegare perché si deve rimanere laggiù. Fa ribrezzo che davanti a tutto questo, ci sia ancora chi si dilunga in ragionamenti su una presunta aggressione occidentale capitalista.
La guerra in Afghanistan, dura, difficile, drammatica, è una guerra per la civilità. Per tentare di dare una parvenza di normalità ad una società che di normale non ha nulla. E’ una sfida immane: si tratta di ricreare una cultura. Ma prima di fare ciò, è necessario debellare chi tiene gli afghani incatenati all’ancestrale arretratezza, i talebani. Bande di terroristi la cui fortuna nasce proprio dalla disgraziata condizione in cui versa la stragrande maggioranza dei propri connazionali.
sabato 31 luglio 2010 ore 11:23
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mdante23
31.07.10 12:38 at 12:38
e c'è chi ancora parla di integrazione ….
Scrambler
31.07.10 13:40 at 13:40
Parla? Perché, gli imbecilli che blaterano di integrazione… parlano?
Per parlare serve cognizione di causa.
Per integrare serve una civiltà.
Chi blatera di integrazione da per scontato che ci sia una civiltà da integrare.
Quell'immagine ne è la risposta.
Andrea
31.07.10 15:27 at 15:27
l’Afghanistan è 177esimo posto (su 178) nella classifica Human Development Reports, e si stima che oltre metà della sua popolazione sia sotto la soglia della povertà. Secondo la CIA World Factbook, l’aspettativa di vita in Afghanistan è passata da 46.6 del 2002 a 44.4 nel 2009, e il PIL pro capite diminuito del 25% dal 2004 al 2009. Miliardi di dollari di aiuti che spariscono senza traccia, gli enormi scandali raccontati da Wikileaks, crimini di guerra nascosti all'opinione pubblica, il doppio gioco pakistano.
I nomi di cinque esponenti di primo piano dei talebani sono stati rimossi da una lista del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di militanti soggetti a sanzioni, una iniziativa sostenuta da Kabul nel tentativo di favorire i negoziati di riconciliazione con gli insorti, ha detto oggi l'Onu.(Reuters)
I talebani smentiscono categoricamente qualsiasi contatto con gli "invasori". Nel comunicato si sostiene che il Consiglio dirigente considera queste notizie, che sono "solo futili voci senza fondamento, come una macchinazione contro la Jihad ed i Mujaheddin che stanno scatenando la Jihad contro gli invasori". Per questo, si dice ancora, il Consiglio "esalta la continuazione della Jihad contro tutti gli invasori come mezzo per vanificare le loro cospirazioni". (ANSA)
………. è una guerra per la civilità (cos'è un ossimoro). Per la seria si stava meglio quando si stava peggio
come diceva John Lennon, "Combattere per la pace è come fare l’amore per la verginità".
ilsenatore
31.07.10 15:34 at 15:34
Beh, a parere mio non è che il meglio fosse quando allo stadio olimpico di Kabul le donne adultere (o sospettate di essere tali) venivano sepolte fino alla vita e lapidate durante l'intervallo delle partite.
Guerra per la civiltà (in grassetto). Sì, è paradossale, eppure è così. D'altronde lo insegnavano gli antichi: si vis pacem, para bellum.
Spesso la guerra è necessaria e giusta, come in questo caso. Anche se, è ovvio, eliminare i talebani completamente sarà pressochè impossibile. Però bisogna provarci. La guerra in Afghanistan è una missione umanitaria.
Andrea
31.07.10 15:43 at 15:43
Invece adesso uccidere 50 civili afghani e tenerlo nascosto all'opinione pubblica è giusto è necessario è civile è una missione umanitaria. Fosse anche vero che ci sono guerre giuste e guerre ingiuste, e che gli antichi avessero ragione (noi però "moderni" potevamo anche trovare qualche soluzione migliore), in questo caso ritengo che le vere motivazioni di questa guerra siano altre e i fatti, dopo nove anni, mi danno abbastanza ragione.
ilsenatore
31.07.10 17:03 at 17:03
E quali sono le vere motivazioni?
Sul fatto di uccidere 50 civili afghani e tenerlo nascosto all'opinione pubblica potremmo discutere per ore ed ore.
ReyTS
31.07.10 19:58 at 19:58
(noi però “moderni” potevamo anche trovare qualche soluzione migliore),
Quale?
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1.08.10 0:20 at 00:20
Purtroppo, temo che abbiamo già perso. L'unica attività a cui rimane di dedicarsi è il maquillage linguistico necessario a trasformare una sconfitta sul campo in una vittoria strategica
Bertrando il Plastic
2.08.10 10:13 at 10:13
Sono daccordo, la barbarie di certe "culture" è una cosa abominevole. (vedi anche infibulazione…). Ma il problema è un altro, chi conosce la storia del Afghanistan sa che MAI nessuno da Alessandro Magno ad oggi, è riuscito a controllare quella parte del mondo. Occupare si, controllare no. E non vedo soluzione a questo dato di fatto.
RANDAGIO
3.08.10 20:16 at 20:16
il modello capitalista di regime democratico non è esportabile, lo si è già visto in Iran ove il potere "democratico" si basa su corruzione ed esternalizzazione dei servizi, come ad esempio i contractor ( i moderni mercenari)
Se in afghanistan l'italia investisse in infrastrutture la metà di quello che spende mensilmente per mantenere la missione pseudo umanitaria di pace, i problemi di quel paese erano già abbondantemente risolti, in quanto alzare la qualità della vita della popolazione toglie contestualmente potere alle bande armate dei talebani che oggi controllano, con il terrore, il territorio.
Ma avendo un ministro della giustizia che ama giocare a far la guerra, ci tocca anche vedere i nostri soldati che muoiono su dei blindati che non blindano una mazza di niente.