Granata, la Binetti e un cilicio di troppo
Riceviamo e pubblichiamo.

Daw chiede scusa, umilmente scusa. Dopo ore ed ore passate a leggere il Fatto di oggi ci siamo convinti: essere un esponente della maggioranza di governo e possedere un blog sul sito del giornale che puntualmente sostiene che il tuo leader sia un incrocio tra Donato Bilancia e Totò Riina non è sbagliato, né tantomeno discutibile.
La colpa è nostra e della nostra mancata evoluzione intellettuale, perché nulla c’è di strano in realtà. In fondo Fabio Granata esprime liberamente le sue opinioni, quelle che riporta anche sul proprio portale ufficiale (www.fabiogranata.it, come puntualizza indignata Caterina Perticoni). Peccato però che la nostra querelle non fosse affatto legata al contenuto delle uscite del deputato finiano (che ben conosciamo ed in parte condividiamo), bensì proprio all’accostamento, alquanto stonato, col giornale di Travaglio&Co.
Cosa ci sia di criticabile nei suoi modi di operare? Nulla. Granata continui pure a mostrare il suo faccione accanto al logo del Fatto. E poco importa se quest’ultimo considera il suo partito d’appartenenza, il Popolo delle Libertà, figlio di un accordo stipulato sedici anni fa tra Forza Italia e la mafia.
E’ curioso tuttavia constatare come questo liberismo ideologico debba essere garantito sempre ed esclusivamente a destra.
Come non ricordare ad esempio il martirio patito dalla povera Paola Binetti: la senatrice, “colpevole” tra le altre cose di indossare il cilicio, subì una vera e propria campagna denigratoria a causa delle sue posizioni conservatrici (a tratti estremiste, ma difese con dignitosa coerenza) portate avanti dalle fila del Pd. Offese e insulti si alternarono a squallide ironie degli stessi alleati, col solo intento di annientare la figura di un esponente scomodo per il centrosinistra, messo in breve tempo prepotentemente alla porta.
Alla faccia della tanto decantata democrazia all’interno del partito, immediatamente smentita appena un’anima minoritaria osò perseguire una via alternativa. Ma nel caso di Granata il discorso è diverso. C’è di mezzo il buon senso.
(di Massimo Falcioni)
martedì 27 luglio 2010 ore 17:41
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Snoopy che scrive
27.07.10 21:27 at 21:27
Il discorso ha un suo perchè e sarebbe interessante interrogarsi sui limiti della disciplina di partito, ma il paragone non è prorpio azzeccatissimo. La Binetti non è stata cacciata su due piedi, è rimasta nel PD per due anni buoni nonostante le sue ben note posizioni sui temi etici. Ci sono state dichiarazioni offensive di membri del partito, ma i vertici hanno tentato più volte di ricomporre lo strappo anche perchè un esponetnte del mondo cattolico vicino all'Opus Dei faceva parecchio comodo. Poi anche secondo me i finiani (m anche Berlusconi che pare avere una paura fottuta i contarsi,dato che evita il momento della conta come fosse la peste…)dovrebbero rompere gli indugi ma questo è un altro discorso..
Snoopy che scrive
27.07.10 21:37 at 21:37
Ah dimenticavo… La Binetti sui temi etici manifestò il suo dissenso anche votando "contro" le proposte del suo partito in aula, come ad esempio sul testo Concia sull'omofobia e proprio quela fu la goccia che fece traboccare il vaso… i finiani mi sembra non abbiamo ancora mai votato in aula contro il governo di cui fanno parte…una differenza non da poco direi…
il nano
27.07.10 22:53 at 22:53
Ancora una cosa. Tirato per le orecchie, tiriamolo ancora di più.
I temi posti dalla Binetti erano su questioni puramente morali e discutibili in modo esclusivamete confessionale.
Per A abortire/divorziare/essere omosessuali è morale per B no.
Qui abbiamo un tema morale di fondo indiscutibile: rubare, acaparrarsi i soldi pubblici è morale o no? Certo, la diatriba non è sul ribare o meno, quanto sul comportamento da tenere quando si è indagati per aver rubato (vabbè, risparmiamoci la magistrura rossa o nera). Però ripeto, visto che si tirano le orecchie ci divetiamo a tirarle.
il nano
27.07.10 23:00 at 23:00
Direi che si mette in discussione in modo molto differente la natura e la ragione politica di un partito ponendo duetipi di problemi:
- problemi di tipo etico puramente personale del tipo cilicio, aborto, legge 40 (emanata dal governo berlusconi, almeno ti do l'opportunità di liquidarmi dicendo che sono ossessionato), divorzio, suole confessionali etc.
- problemi sul modus operandi di un governo, sui risultati, sul metodo, sul modo di comportarsi in seguito al coinvolgimento di importanti pezzi del governjo in indagini che magari daw definirà strumentali ma che a me paiono per lo meno importanti.
Certo, ognuno sceglie giudica quale delle situazioni è più grave e meno accettabile, liberissimo.
Accostarle così però pare per lo meno azzardato.