Barack Hussein a pezzi
Fanno sapere, giornali e telegiornali, che la popolarità di Barack Obama sta crollando come una casa di cartapesta scossa da un terremoto micidiale. Fregatevene, passate oltre, non è importante. Il dato rilevante, che nessuno dice, vuoi per ignoranza o superficialità, è un altro. Ieri, per la prima volta, Real Clear Politics, aggregatore affidabile di tutti i sondaggi che l’America partorisce di minuto in minuto, ha pronunciato un verdetto in grado di raggelare le fondamenta stesse di Capitol Hill. Se le mid-term si fossero tenute ieri anziché a novembre, i Democratici avrebbero infatti perso il controllo del Senato. Terrificante. Il partito del Presidente conterebbe 49-50 seggi, 9-10 in meno rispetto ad oggi, contando anche i due indipendenti Lieberman e Sanders. I Repubblicani, invece, passerebbero dagli attuali 41 a 48-49, escluso il Governatore della Florida Charlie Crist, fresco di rottura con il Grand Old Party e favorito per accaparrarsi il seggio messo in palio dallo Stato del Sud-Est.
Un quadro pessimo per Obama, più di quanto si potesse immaginare qualche settimana fa, quando l’unica certezza sembrava essere quella di una probabile perdita di maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Il sistema istituzionale statunitense è chiaro nella sua semplicità: senza Senato, un Presidente diventa un mero amministratore di condominio. Un po’ come toccò a Bill Clinton nel 1994, costretto a riporre nel cassetto tutti i sogni di cambiamento epocale covati il tempo di una campagna elettorale e di un biennio alla Casa Bianca. Emblema dell’impossibilità di indirizzare la barra della politica fu l’aborto della possibile riforma sanitaria abbozzata dalla first lady Hillary. Barack Obama rischia di fare la stessa fine. Cucinato a fuoco lento dalle lobby del Congresso pronte a dargli il colpo di grazia alle presidenziali del 2012, sempre che queste ultime siano in grado di trovare un candidato attorno al quale coagulare il crescente ed ormai radicato malcontento nei confronti dell’attuale amministrazione. Non un nuovo Bob Dole, ma neppure ex governatrici dell’Alaska. Sarah Palin, infatti, non fa parte della rosa dei papabili. Non può. Lo sa il partito, lo sa lei. Un Obama vs Palin non farebbe altro che lasciare al candidato democratico tutto quel pacchetto di voti che dal centro spesso orientano l’esito della competizione elettorale. Un candidato fortemente posizionato a destra, perennemente pronto a cavalcare l’onda populista e post-reaganiana, non avrebbe molte speranze di portarsi a casa molti swing States, confermando di fatto per un ulteriore quadriennio un Presidente con un indice di gradimento basso.
Probabilmente, sarebbe un’elezione favorita da un astensionismo record, prodotto dalla delusione per tutto ciò che Barack Obama non sarà riuscito a fare. Ma questi sono discorsi di domani, prematuri. Siamo appena a metà mandato, eppure un verdetto decisivo già incombe sulle spalle del più votato Presidente della bicentenaria storia degli Stati Uniti. E i prossimi saranno mesi di fuoco, alla disperata ricerca di voti per continuare a navigare a vista tra i mari sempre più mossi di un mandato finora incolore. E quando i voti servono come l’acqua potabile, si fanno compromessi. Vedremo di che tipo.
giovedì 15 luglio 2010 ore 12:43
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15.07.10 14:28 at 14:28
Che brutto e razzista questo titolo senatò.
PS
Daw il sito non mi fa più loggare
daw
15.07.10 14:29 at 14:29
perchè razzista, scusa?
ps
non ti logga? oddio… ma che errore hai?
Return
15.07.10 15:04 at 15:04
Dai daw sottolineare per ragioni politiche le ascendenze islamiche di Obama fa un po' schifo. Anche fra gli amici ebrei lo chiamano Hussein o Osama i più estremisti, gli stessi che paragonarono sua moglie a una scimmia, gentaccia.
Non mi dava nessun errore, solo non mi loggava. Adesso invece mi ha loggato. Boh, sarà stato un problema di cache.
daw
15.07.10 15:20 at 15:20
Vabbè Return, se tu da quel titolo arrivi a capire che noi pensiamo alla "scimmia della moglie" mi pare troppo eh….
zappa
15.07.10 15:23 at 15:23
piu' che altro si nota che ilsenatorte e' interessato alle discendenze islamiche.
daw
15.07.10 15:30 at 15:30
Sei ossessionato.
zappa
15.07.10 15:58 at 15:58
anche da ilsenatore?
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15.07.10 15:23 at 15:23
non ho detto questo
ilsenatore
15.07.10 19:39 at 19:39
allora è razzista anche il Presidente della Corte Suprema, che lo scorso 21 gennaio, pur non essendo tenuto a farlo, utilizzò anche il secondo nome di Obama nella formula del giuramento presidenziale. Non credo che Roberts volesse sottolineare le radici islamiche di Obama (ammesso che ci siano).
Per il resto, l'ultima cosa di cui mi interessa è la fede religiosa di Obama o le sue radici etniche.
Spesso andate a vedere il marcio anche dove non c'è, e questo è abbastanza grave nonché desolante.
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clodoveo
15.07.10 23:09 at 23:09
E questa sarebbe un'analisi? fondata sui sondaggi e sui "se accadesse"? poi magari siete gli stessi che rifiutano di discutere del tracollo nei sondaggi del vostro capetto silvio, con tutti gli scandali scajola, brancher, cosentino, verdini, dell'utri ecc.
Bertrando il Plastic
16.07.10 9:49 at 09:49
Mah…proporre Obama come socialista… significa che il sig. Bob Johnson conosce il socialismo come io conosco la fisica quantistica.