La Rivoluzione mancata
Anche stavolta, l’occasione è stata buttata al vento, alle ortiche. Non è bastata una maggioranza parlamentare fuori dal normale per uno Stato occidentale, non è bastato avere dalla propria parte gran parte del Paese, né è stato sufficiente essere praticamente da soli sul proscenio politico, visto che l’opposizione è quello che è. Poteva fare tutto, poteva rivoltare come un calzino l’Italia, poteva finalmente dare il là a quell’opera di ammodernamento che da decenni si insegue vanamente. E invece no, niente di tutto questo si è visto. Solo un vivacchiare, un continuo passeggiare sul limite del burrone, un vivere alla giornata, sperando che domani vada meglio. Scarsa lungimiranza, poche idee, tanti capricci e troppe beghe interne che provocano solo disgusto e nausea. Qualcuno direbbe delirio di onnipotenza ed arroganza del potere. Probabilmente non è neppure questo il problema. E’ che in Italia siamo fatti così, la classe politica è autoreferenziale, pensa al proprio orticello, alla propria carriera, al proprio avanzamento. E del resto, di tutto il resto, se ne frega. Un pressapochismo zoticone che sta devastando tutto.
Non è una novità, è qualcosa di insito nel nostro DNA, e poco c’è da fare. Ciclicamente, sembra che tutto debba cambiare, che finalmente la grande occasione sia arrivata, che l’Italia sia pronta ad uscire dal vicolo cieco e puzzolente nel quale si è infilata decenni e decenni fa e dal quale non riesce ad uscire, neanche fosse il labirinto di Cnosso. Vi ricordate il gran parlare all’indomani delle elezioni regionali dello scorso marzo? Tutti i grandi quotidiani sparavano titoli sulle riforme imminenti, sulla Costituzione pronta per essere finalmente rivista e svecchiata, sul gran cambiamento alle porte. C’era Calderoli che davanti ai flash dei fotografi saliva al Quirinale per consegnare a Napolitano i faldoni che tracciavano il futuro dell’Italia, quella del terzo millennio. Si parlava di Costituenti, di bicamerali, di salottini. Si studiavano modelli da importare nel nostro sistema, si cercavano soluzioni adatte al nostro modo di fare politica. A pochi mesi di distanza, non se ne parla più. Tutto è finito negli archivi, come sempre succede.
Berlusconi aveva l’opportunità di fare quello che voleva, di entrare nella storia. E di certo non potrà tirar fuori la scusa della lentezza della macchina o della sinistra comunista. Perchè quando vuole, e lo abbiamo visto, il Parlamento diventa velocissimo, sforna leggi su leggi con una rapidità che neanche al CERN di Ginevra si spiegano. Certo, a ben pochi italiani interessa tutto questo, si sa. Ed è questo il motivo che induce lorsignori a starsene tranquilli: tanto nessuno (o pochi) chiederanno lumi sulla promozione di Brancher o sui tagli continui indiscriminati. Siamo un Paese piatto, sfiduciato, addormentato. Un Paese drammaticamente in declino, dove non si può dire neppure “la prossima volta voto dall’altra parte”, visto che quelli (ammesso che ci siano) sono la depressione fatta uomo, e per di più li abbiamo già visti all’opera. Tutto ciò, come è ovvio che sia, porta avanti gli estremismi, di qualunque tipo. Sempre più gente dice “ci vorrebbe il Duce, con lui sì che marceremmo dritti!”, altri, più al passo con i tempi, si buttano sulla Lega, che guadagna spazio contestando perennemente il sistema di cui fa parte. Evidentemente, rende. Ormai sono sedici anni che ci viene promessa la rivoluzione liberale, la modernità. E da sedici anni neppure un comma di questa rivoluzione si è vista. Anzi, semmai il contrario.
Voleva entrare nella storia, Silvio Berlusconi. Voleva entrarci come lo statista che aveva cambiato l’Italia, facendola transitare dalla vecchia e riprovevole partitocrazia alla leggerezza moderna della politica europea dell’età contemporanea, del futuro. Il tempo c’è ancora, ma affinché non venga ricordato come Caronte, è meglio che si dia una mossa, che si inventi qualcosa, che ci sorprenda. Come solo lui sa fare. Perchè la delusione è uno stato d’animo che difficilmente si sana in poco tempo. Soprattutto in politica.
lunedì 28 giugno 2010 ore 15:13
(C) DAW-BLOG/DAW-NEWS RIPRODUZIONE RISERVATA










Il Vate
28.06.10 16:53 at 16:53
La colpa di tutto questo non è di Berlusconi, ma degli italiani che votano per Berlusconi. Proprio come te caro senatore !!!!
Return
28.06.10 17:09 at 17:09
Tutto ciò, come è ovvio che sia, porta avanti gli estremismi, di qualunque tipo. Sempre più gente dice “ci vorrebbe il Duce, con lui sì che marceremmo dritti!”, altri, più al passo con i tempi, si buttano sulla Lega, che guadagna spazio contestando perennemente il sistema di cui fa parte. Evidentemente, rende.
Ahhhhh, meno male, pensavo di essere l'unico a vedere i rigurgiti fascisti (e le tattiche pelose di una certa parte politica per accaparrarsene il voto)
Roberto
28.06.10 17:17 at 17:17
Ormai il treno è passato. Se non c'è riuscito stavolta non ci riesce più
Liolà
28.06.10 18:15 at 18:15
.
ilsenatore
28.06.10 18:24 at 18:24
refuso. Grazie per gli insulti, si vede che sei proprio disperato (o disperata). Pregherò per te.
RANDAGIO
28.06.10 19:55 at 19:55
Passerà alla storia per aver contribuito a mandare il default economico la nazione italia.
Passerà alla storia per aver messo a disposizione le sue capacità imprenditoriali alla nazione italia aumentando il deficit e contestualmente diventando patrimonialmente molto più ricco.
Passerà alla storia per aver preso per il culo tutti gli italiani che lo hanno votato negli ultimi 15 anni.
Pepito S.
28.06.10 22:20 at 22:20
Senatore, quando dici che "il tempo c'è ancora", o "che si dia una mossa", o che "ci sorprenda come solo lui sa fare", mi assale un disperato magone di tenerezza e di compassione . Che ne sarà, figliolo mio, di te?
Mario
29.06.10 13:47 at 13:47
Da rileggere guardandosi allo specchio.
Birbaccione
29.06.10 15:04 at 15:04
E' da quando è stato rieletto che continuo a sostenere che Berlusconi è un incapace.
Ma gli italiani credono che uno che ha "fatto i soldi", che gestisce aziende, banche, patrimoni enormi, debba essere anche bravo a fare politica…
…evidentemente ci si dimentica sempre degli interessi.
E si capisce che i nostri problemi derivano da un intera classe politica, che non ha mai perso cattive abitudini, anzi ha perpetrato COMPORTAMENTI scorretti, fino ad ECCESSI senza pudore, di AUTOTUTELA e di riparo per i corrotti.