Quando Di Pietro odiava i guardoni

A quale scopo le conversazioni telefoniche intercettate devono diventare di pubblico dominio, tutte indistintamente? E’ giusta una legislazione che consente a chiunque di accedere a notizie circa la vita privata del cittadino? Infatti, se la Costituzione prevede, in determinati casi, che sia violata la libertà e la segretezza delle comunicazioni, è anche vero che concede questa facoltà solo a pubblici funzionari per fini di indagine, non certo per mettere in piazza i discorsi privati dei cittadini. Le recenti notizie sui telefonini clonati, sulle valanghe di intercettazioni e sull’uso di microspie rendono sempre più necessario un intervento legislativo che riveda con serietà tutta questa delicata materia.
Quiz: chi è colui che, in un momento di lucidità e di responsabilità ha proferito le suddette parole? Qualunque sia la vostra risposta, sbagliereste. Sì, perchè tra tutti i possibili candidati, mai vi verrebbe in mente il titolare di questa dichiarazione, che è Antonio Di Pietro. E già, proprio lui, in questi giorni impegnato a bivaccare in Parlamento denunciando, dopo essersi tolto il bavaglio, che la legge sulle intercettazioni ci riporta al Ventennio fascista.
Era il 1996, anni luce fa, e nel suo (?) “Educazione civica con elementi di diritto ed economia. Per il biennio delle scuole superiori”, edizioni Larus, scriveva in merito alla necessità di porre rimedio al guardonismo italico.
Il motivo? Beh, perchè…
… le intercettazioni telefoniche riguardanti numerosi cittadini italiani sono state a più riprese utilizzate dalla stampa e consegnate agli occhi di tutti con lo scopo immediato di ‘informare’ ma anche con l’ intento di delegittimare i propri avversari
Ah però! Ora, quattordici anni dopo, Tonino il trebbiatore ha cambiato radicalmente idea, diventando strenuo supporter dello sputtanamento quotidiano, del voyeurismo hard che tanto fa eccitare quelli come D’Avanzo, tanto per capirci. Certo, gli scemi (dice Costanzo) sono quelli che non cambiano mai idea, ma il sospetto che la convenienza detti al cervello cosa dire in determinati momenti, è sempre più forte. E si sa, se Di Pietro ha una qualità, questa è quella di saper cavalcare l’onda della politica-spettacolo, della demagogia becera da strada. Lui nel casino, tra forche, manette e proteste, ci sguazza bene.
giovedì 17 giugno 2010 ore 00:14
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nicknamemadero
17.06.10 9:51 at 09:51
La differenza tra le posizioni di allora e di oggi di Di Pietro sul problema della pubblicazione delle intercettazioni è semplice: allora affrontava razionalmente un problema, oggi fa razionalmente politica.
ilsenatore
17.06.10 10:58 at 10:58
vero vero
RANDAGIO
17.06.10 10:23 at 10:23
Che palle queste intercettazioni telefoniche….i politici ladri e furfanti dovrebbero imparare a chiaccherare di meno al telefono dei loro loschi affari e fare un upgrade tecnologica in quanto oggi ci sono mille altri modi per comunicare in tempo reale.
I magistrati che utilizzano le intercettazioni a "pioggia" dovrebbero rendere noti e trasparenti il costo che poi grava sulla comunità in quanto se si spende un solo euro per sapere che il nostro premier va a puttane, sapendo benissimo che andare a puttane non è penalmente rilevante….sono soldi buttatti.
Comunque questa classe politica è sempre più nella merda, il giochino di far eleggere persone che garantiscono serbatoi di voti clientelari ha creato in 15 anni una classe politica che ci fa (quasi ) rimpiangere il greganti, il mario chiesa e la banda bassotti di Bettino Craxi.
Loro almeno erano degli artisti …nel rubarci i soldi.
RANDAGIO
17.06.10 10:25 at 10:25
E' comunque sbagliato che i ladri furfanti che oggi militano in parlamento e al governo, approvino leggi per pararsi le loro pezze che hanno sul culo.
zappa
17.06.10 12:07 at 12:07
senatore, ma il tuo ruolo in questo blog e' fare il feltri dei poveri?
ilsenatore
17.06.10 12:09 at 12:09
Feltri è un grande giornalista
zappa
17.06.10 12:20 at 12:20
ahahahhahaha, si e berlusconi e' un grande statista!!! e babbo natale abita dietro casa mia!!!
bruno bg
17.06.10 16:17 at 16:17
Si, Di Pietro era diverso quando metteva in galera i ladri democristiani e socialisti, poi quando ha iniziato ad occuparsi del ladro più grosso (quello che ci governa con il voto degli sfigati e dei fascisti) è diventato antipatico.
Sistavamejo
18.06.10 3:05 at 03:05
E quando Silvio intercettava illegalmente i suoi ospiti per incastrare Tonino? Altri tempi..