Anche la sinistra è omofoba, ce lo possiamo dire?
Paola Concia, deputata del Pd, e Aurelio Mancuso, ex presidente Arcigay, scrivono un’interessante lettera al Riformista. La pubblichiamo, perchè contiene alcuni concetti sacrosanti in tema di diritti civili e di destra/sinistra.
Caro direttore, siamo due persone molto diverse: una lesbica, l’altro gay, una agnostica l’altro cattolico, una solare e appassionata, l’altro misurato e brusco, una sportiva e l’altro pigro; una parlamentare, l’altro impegnato nel movimento gay. Ma entrambi non ci stiamo a vederci incasellati nelle comode nicchie dei diritti civili negati: né in quella della minoranza caciarona tutta lustrini e carri allegorici, né in quella ideologica e ferma a linguaggi buoni per un glorioso passato.
Molte altre cose ci uniscono profondamente: l’amore esacerbato per questo Paese, la passione mai sopita per la politica, quella che cambia le esistenze collettive. E una certezza ci accomuna: la sinistra in italia non può più andare avanti così. Ha perso sogno ed efficacia, due tasselli sui quali costruire una alternativa culturale, politica e di governo.
Altro che chiacchiere, altro che Comitato di liberazione nazionale. Noi vogliamo un Paese migliore. E dalla battaglia sui diritti civili vogliamo contribuire a cambiarlo.
Non vogliamo più “diritti a parte” ma “diritti parte di un’idea di società”. Anche se questa idea di società complessiva, quella che tiene insieme sogno ed efficacia dalle nostre parti non la vediamo ancora. Per questo siamo a disagio nei confronti di una sinistra culturale e politica che per molti versi non capiamo più. Una sinistra che sembra principalmente concentrata sui suoi riti, le sue adunate rassicuranti, che non aprono reali conflitti, che non alimentano speranza in chi ormai da alcuni anni sente un po’ autocelebrative le chilometriche sottoscrizioni su documenti pomposi in cui appaiono i soliti testimonial di professione. Le piazze si riempiono, i palchi sono zeppi di cantanti, attori, intellettuali sempre pronti a svolgere la propria parte, con diligenza, generosità e senso civico. Ma una constatazione amara dobbiamo farla, che ci viene anche dalla fatica quotidiana di una battaglia solitaria: mai una volta che questi grandi personaggi abbiano risposto concretamente alla richiesta di aiuto che si sollevava dalla comunità lgbt. Meglio ci è andata con Simona Ventura, Maria Grazia Cucinotta e tante altre figure note del mondo dello spettacolo non schierate a sinistra: per il resto il silenzio. I tanti personaggi pubblici che giustamente vogliono essere esempi di civismo si sono sempre tenuti a debita distanza. I gay, le lesbiche e i trans, saranno pure simpatici, ma meglio non schierarsi, meglio stare in compagnia con i soliti amici e compagni di tante edificanti battaglie. Tra le poche eccezioni ci piace ricordare Lella Costa e Ottavia Piccolo, che si sono sempre fatte trovare al telefono, sono state con noi in tanti momenti duri o di festa. Sarà un dettaglio che sono tutte donne?
La sostanza è un’altra: in troppi, forse altrimenti impegnati, non hanno mai mosso un dito! Non sono bastati morti, violenze, aggressioni, campagne d’odio ripetute e costanti anche in questi giorni, per smuovere alcuna anima bella della sinistra a fare, magari spontaneamente, sì vivaddio spontaneamente, un gesto, una raccolta di firme, una riflessione. Possibile che non vi veniamo mai in mente? Tra la foca monaca e Emergency, tra la desertificazione dell’Amazzonia e la difesa della Costituzione, della libertà di stampa e della democrazia, vi saremo venuti in mente una volta o no? Sui media della sinistra intellettuale non va meglio. Grande spazio quando c’è l’efferata aggressione, poi il nulla, non c’è una volontà culturale e politica di trarre le conseguenze di quello che avviene nella società profonda, dilaniata da un odio sempre più lacerante su cui imperano le risposte della destra più razzista e omofoba.
Ma, forse, anche la sinistra è omofoba, ce lo possiamo dire? Nel peggior modo, ovvero nel silenzio e nell’imbarazzo. Un silenzio evidente nei talk show come Ballarò e Annozero, che discutono davvero tutto, ma mai di noi. Del resto culattone, finocchio o frocio, sono termini che sentiamo spesso evocare dai tanti comici alternativi di Zelig piuttosto che dai vignettisti di grido. Tutto fa ridere, tanto loro sono i nostri maledetti amici, che guardiamo e ascoltiamo con disgusto.
È in questo quadro generale che opera un movimento lgbt annichilito dalla sconfitta, un fuscello con solide radici, in balia dei venti del minoritarismo rabbioso oppure della bonaccia del conformismo rinsecchito dal rapporto con partiti ipocriti e indifferenti. Si chiede il matrimonio, mentre la Corte costituzionale risponde come Ponzio Pilato, rimandando tutto al Parlamento; si grida, giustamente, all’omofobia dilagante, incuranti che il suono si perda nella steppa delle reciproche sordità.
Per tornare all’origine di questo intervento, la notizia è questa: esattamente come noi i gay, lesbiche e i trans italiani non vogliono riconoscersi né con la sinistra saccente, né con i proclami utopici, né con il minoritarismo, né con il conformismo. Alla sinistra proponiamo un confronto alla luce del sole, vogliamo stanare questa indifferenza e insipienza, che prima che essere dilagante nei partiti della sinistra, è consolidata nei suoi salotti, tra i suoi intellettuali. Bene: è ora di dirsi le cose in faccia, perché noi davvero questo Paese lo vorremmo migliore, non bearci perché noi ci sentiamo i migliori. E gli altri sono solo trinariciuti perché votano Berlusconi. Un dubbio ci assale: non sarà che pensate che i diritti civili siano diritti borghesi? O che Romano Prodi ha perso per colpa delle coppie di fatto? Non sarà che pensate ci siano cose più importanti nel nostro Paese che occuparsi di gente che si diverte e fa una vita glamour, vero?
Siamo cattivi? No siamo incattiviti. Vogliamo smuovere le acque impantanate della sinistra, metterci in gioco e accettare la sfida vera del cambiamento. Nello stesso tempo abbiamo la consapevolezza che anche noi gay lesbiche e trans che fanno questa battaglia di errori ne facciamo e ne abbiamo fatti.
Vogliamo dire al movimento, con amore e condivisione frutto del nostro essere sorelle e fratelli di un’unica storia collettiva, che è ora di uscire dall’angolo non tanto con l’unità delle sigle associative (cosa di per se importante) ma con una convinzione comune. È tempo di costruire la comunità invece che privilegiare il pur nobile confronto interno al movimento. Anche noi siamo d’accordo che le lesbiche e i gay in Italia devono poter essere cittadine e cittadini uguali, con stessi diritti e doveri. Ma è prima di tutto dentro la comunità che deve maturare questa consapevolezza, se no la politica e i poteri non ci daranno mai ascolto. Basta con i distinguo, i personalismi, le piattaforme articolate e mai considerate dal Parlamento. Il movimento lgbt così come è, risulta agli occhi di molti un ostacolo. Trent’anni di battaglie lgbt hanno cambiato questo Paese ma non abbiamo ottenuto uno straccio di diritto in più. Di questo abbiamo il dovere di essere consapevoli. Noi siamo convinti della necessità di un percorso nuovo: la costruzione di una rete popolare di eguaglianza e libertà che parli fuori dal movimento, che crei utili alleanze e faccia parte di un concreto progetto di cambiamento riformista. Incalzando la sinistra arrogante e autocelebrativa.
Ma non solo. Di liberali di destra ce ne sono in Italia. Rivolgiamoci anche a loro, rompiamo steccati se vogliamo vincere. In altri Paesi è andata così, i nostri diritti non sono né di destra né di sinistra, sono diritti fondamentali, che stanno prima, sui quali tutti ma proprio tutti dovrebbero essere d’accordo. Noi la vediamo così, è giunta l’ora di agire, di cambiare passo e sguardo, nella certezza che tanti gay e tante lesbiche si domandano se gli ostacoli che non ci hanno permesso di ottenere neanche un risultato legislativo siano solo esterni. Ci piacerebbe discuterne con i rappresentanti delle associazioni, con spirito di ascolto e di piena apertura. Nel caso contrario ognuno andrà per la propria strada, che almeno per ora sarà differente.
Paola Concia e Aurelio Mancuso
lunedì 03 maggio 2010 ore 14:41
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2012
3.05.10 15:46 at 15:46
Quale post poteva mai scrivere un misero berluscones nel momento in cui il delfino del capo sta per fondare una nuova corrente? lo so che vi rode ma i tempi stanno cambiando, non più leggi ad personam e finanziarie da due soldi approvate a colpi di fiducia, era ora!!!
daw
3.05.10 15:49 at 15:49
Ora basta, sei bannato, sei un cretino completo.
nick
3.05.10 15:50 at 15:50
Bene, vedo che anche tu daw cominci a leggere pure il Riformista (ottimo quotidiano).
Niente niente mi stai diventando un pericoloso dissidente pure tu?
daw
3.05.10 15:52 at 15:52
Io leggo anche ilFatto, Nick….
sguup
3.05.10 15:58 at 15:58
Anche la sinistra è omofoba?
E chi ha mai detto il contrario. L'omofobia è trasversale, così come l'omosessualità. Questione di dosi e di atteggiamento però. Mentre a sinistra c'è l'idea di fondo che vadano rispettati i diritti di tutti, a destra c'è qualche rigidità in più rispetto a certi argomenti. Oppure non è vero niente e quando si esprimono certi autorevoli intellettuali come renzo bossi a proposito di culattoni, siamo noi ottusi sinistrosi a travisare di proposito la lettura?
nick
3.05.10 16:07 at 16:07
Riguardo al tema del post, probabilmente è vero che a sinistra c'è più apparente apertura ma di natura fondamentalmente ipocrita, come probabilmente è vero che a destra, dietro un atteggiamento di chiusura apparentemente rigida, c'è più pragmatismo.
ciccio
3.05.10 18:26 at 18:26
questa è buona
zappa
4.05.10 11:43 at 11:43
nick, ma che stai a dire?
http://www.youtube.com/watch?v=rZ_vcDSYTOg
next
3.05.10 16:18 at 16:18
.. non siamo noi ad essere omofobi, sono loro che sono culattoni!!!!!
………..
ah ah ah ah che ridere, che post del menga!
certo che la sinistra ha qualche reticenza a scendere in piazza e a fare le barricate x i pacs o come li vogliamo chiamare, ma in questo caso si può ben parlare del meno peggio?
vuoi mettere a confronto con legaioli e fascisti che i froci li metterebbero al rogo o peggio ancora con un satrapo che si fa vanto di castigarle tutte e poi grida in piazza che i froci sono tutti a sinistra!
ah! x fortuna c'è il bravo soldatino che pareggia……….
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3.05.10 16:21 at 16:21
La sinistra è omofoba, è vero. Nel complesso però è molto peggio la destra. Il pragmatismo esiste solo nella capa di nick (senza offesa), basta guardare ai provvedimenti presi di fatto, oltre alle parole usate, che sono pietre.
nick
3.05.10 16:43 at 16:43
Anche la mancanza di "provvedimenti di fatto" rientra nel pragmatismo della destra: che non ha nessuna voglia di esporsi contro la Chiesa e contro la parte mentalmente più becera e retriva della destra stessa. Naturalmente questo è l'aspetto negativo di quel pragmatismo di cui parlavo, cui fa eccezione solo la parte più liberale, laica, aperta e intelligente della destra (che tuttavia esiste non solo nella mia 'capa').
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3.05.10 17:07 at 17:07
Vabbè allora è 'pragmatica' pure la sinistra descritta nella lettera della Concia. Per gli stessi motivi.
ciccio
3.05.10 18:29 at 18:29
infatti, sembra sia partita l'era degli autogol su questo blog
LENIN
3.05.10 16:30 at 16:30
Molto più che interessarsi dell'establishment,che,ovviamente,vista la presenza della Chiesa Cattolica,per convinzione e/o convenienza,non può che schierarsi + o – apertamente contro,ciò che conta,alla fin fine è l'atteggiamento della società vera.
A me pare di poter sottolineare che la società italiana,negli ultimi decenni,considerate le premesse e la su citata coesistenza obbligata,ha fatto passi giganteschi nell'accettare la "diversità".
Francamente continuare a parlare di "omofobia" mi pare fuori posto:naturalmente capisco bene i riflessi giustamente scattanti per episodi negativi.
Quest'interesse per l'orientamento dell'establishment naturalmente evidenzia la necessità di raggiungere legislativamente la "consacrazione" dei vs diritti:capisco bene,ma non condivido affatto la vs ostinazione a "copiare" in tutto e per tutto le coppie eterosessuali.
Ma,immagino,tra vari decenni,questo mio argomento,dopo il tanto vs agognato raggiungimento ope legis dei "vs" diritti,potrà essere compiutamente apprezzato.
W la LIBERTA' nei rapporti tra sessi,contro ogni norma scritta!
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3.05.10 16:46 at 16:46
A me pare che nell'ultimo decennio una parte grossa della popolazione che era del tutto disinteressata alla questione (com'è giusto e sano) sia stata trascinata da ben mirate e milionarie campagne (eccelsial-politico-mediatiche) ad assumere un atteggiamento di ostilità ideologica per qualsiasi forma di riconoscimento della diversità sessuale, legale sociale o culturale che sia.
PS Io non sono un fan del 'dirittismo', per me i diritti inalienabili sono tre: vita libertà e proprietà, e credo che tutto il resto vada negoziato al livello politico.
Libertas
3.05.10 18:45 at 18:45
Libertà è anche poter sposare la persona che si ama.
Libertà è anche poter mettere su famiglia come tutti.
Libertà è anche passeggiare mano nella mano col proprio partner senza paura di finire sbudellati.
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3.05.10 19:05 at 19:05
>Libertà è anche poter sposare la persona che si ama.
No. Se estendi il diritto alla libertà in questo modo, diventa intrattabile. Io per esempio avrei il diritto di partorire.
>Libertà è anche poter mettere su famiglia come tutti.
Se fosse "come tutti" non si porrebbe il problema
>Libertà è anche passeggiare mano nella mano col proprio partner senza paura di finire sbudellati.
Senza dubbio
Libertas
3.05.10 19:44 at 19:44
Beh se ne sei in grado e se lo desideri, partorisci pure! Molto curiosa la tua idea di libertà. Mi dici perchè io uomo non sono libero di sposare civilmente l'uomo che amo?
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3.05.10 20:46 at 20:46
no, non sono in grado, segno inequivocabile che lo Stato mi discrimina e dovrebbe rimediare.
Sposarsi non è come respirare o camminare, è accedere a un istituto giuridico creato per un certo scopo con determinate modalità di accesso. Si può cambiare, certo, ma non facendo appello a un diritto che in natura non esiste: quello al matrimonio. Se però la maggioranza decidesse di farlo a me andrebbe benissimo.
Libertas
3.05.10 20:58 at 20:58
Qui non si stava parlando di diritti, ma di libertà. Non mi hai ancora detto perché non posso essere libero, in questo Paese, di sposare il mio compagno.
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3.05.10 21:32 at 21:32
se parli al livello giuridico la libertà è un diritto costituzionale come tale riconosciuto dall'ordinamento. Se parli al livello pregiuridico, in un ipotetico stato di natura non vige nessun contratto ergo nemmeno il matrimonio.
Bada che non ho detto che secondo me non dovresti poterti sposare. Per me non c'è nessuna controindicazione, quindi, se volessi, dovresti potere. Ma questa possibilità non corrisponde a un diritto, quello a sposarsi. E' più come limitare la caccia o mandare aiuti internazionali.
ministro scajola
3.05.10 17:40 at 17:40
tutto qui daw???
ed io che pensavo tu denunciassi una aggressione a colpi di spranga e coltello da parte di una squadra "di sinistra" ai danni del povero gay di turno…
vabbè dai ho altro a cui pensare in questo momento invece di ste baggianate!!!!
tu però miraccomando continua così non parlare d'altro…
mdante23
3.05.10 18:27 at 18:27
ben tornati nel mondo reale
teo
3.05.10 19:00 at 19:00
c'è una grossa differenza tra dx e sx sul tema omofobia.
basta guardare quanti parlamentari sono dichiaratamente omosex e in che parte dell'emiciclo stanno.
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RANDAGIO
3.05.10 21:37 at 21:37
La storia degli ultimi cinquanta anni ci dice che se si procede di questo passo, tra 30 anni ci sarà sicuramente chi proporrà leggi per regolamentare la pedofilia, la sodomia e le unioni legittime tra esseri viventi differenti.
In nome della Libertà e della democrazia invocheranno il loro diritto di non essere discriminati e troveranno sicuramente la solidarietà, spesso ipocrita, di tutta questa gente che oggi ama definirsi progressista.
Meno male che il libero arbitrio che abbiamo nel nostro dna ci permette di scegliere, naturalmente assumendoci le nostre responsabilità.
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3.05.10 21:48 at 21:48
la sodomia? Ma di che caxxo cianci?