Quello stesso popolo sovrano

Quella Carta che alle toghe piace tanto, ma così tanto da far loro indire manifestazioni in difesa della Costituzione, ergendo a proprio simbolo il peggior Presidente della Repubblica che la storia italiana ricordi, quel fine orditore di trame politiche che è stato Oscar Luigi Scalfaro, parla chiaro:
Articolo 101:
“La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.
E, come è ovvio (ma forse mica tanto), la legge la fa il Parlamento. Sembrerà naturale in ogni Paese democratico, ma evidentemente non Italia. E’ dovuto intervenire il Ministro della Giustizia per spiegare alle lautamente remunerate toghe che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge, e la legge la fa il Parlamento, libero, sovrano, democratico, espressione del popolo italiano”. Già, “quello stesso popolo in nome del quale i giudici pronunciano le loro sentenze”. E’ questo che non è ben chiaro, evidentemente, agli ermellini italiani. Il loro compito è quello di applicare la legge, non di contestarla. Non ne hanno la titolarità. Non possono permettersi buffonate come quelle messe in atto oggi, in modo arrogante e maleducato, decidendo di uscire dalle aule dove si tengono le cerimonie d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario nel momento in cui fa ingresso l’esponente del Governo. Hanno mancato di rispetto non ai vari esponenti politici dell’attuale maggioranza, bensì a quel “popolo sovrano” di cui parla la Sacra ed Intoccabile Costituzione. Quel popolo che magari vorrebbe vedere lorsignori ermellini lavorare un po’ più sodo, in modo tale da non far finire i processi dopo qualche lustro o decennio. Il popolo che ha scelto, con nessun fucile puntato alla schiena, di mandare al Governo il tanto odiato Berlusconi, scegliendo e premiando il suo programma, anche in tema di giustizia. Avrebbero dovuto farsene una ragione, ma non è andata così. Quello che è accaduto ieri non è altro che l’ennesima dimostrazione che sono una casta di privilegiati, un partito che pretende di fare politica attiva. Uno scempio. Una violazione bella e buona di quella Costituzione che tanto amano e venerano come fosse il loro Dio.
domenica 31 gennaio 2010 ore 11:52
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nicknamemadero
31.01.10 13:50 at 13:50
Naturalmente condivido le critiche a quella patetica manifestazione di 'assenza' nei confronti del governo. Tuttavia trovo giusto non accomunare tutta la categoria dei magistrati a quelli che hanno aderito a quella iniziativa. Non solo. Condivido e apprezzo molto il discorso che ha fatto il primo presidente della cassazione, Vincenzo Carbone:
«Il problema principale è solo in parte nella quantità di risorse, scarse e di scarsa qualità; il problema principale è nell'abuso del ricorso al processo, nella mancanza di filtri all'abnorme quantità di contenzioso, nel numero eccessivo di avvocati, nella mancanza di alternative (sinora) al ricorso al giudice». «Serve più professionalità, capacità organizzativa, rigore, autodisciplina e riservatezza da parte dei magistrati»
«serve un disegno organico e di ampio respiro» di riforme «non dettate dalla cronaca » per ridurre la domanda. «Senza questo disegno» è difficile pensare che «per legge» si possa «imporre» un processo «breve ed efficace ».
Viva i magistrati seri e onesti come Vincenzo Carbone (altro che Palamara)
fonte della citazione:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia…
zappa
31.01.10 15:21 at 15:21
insomma sei d'accordo anche te che questo processo breve non servirà a nulla
nicknamemadero
31.01.10 15:43 at 15:43
Non è certamente la soluzione per risolvere la catastrofica situazione della giustizia italiana. Tuttavia: a) porrebbe un limite meno disumano alla lunghezza di certi processi; b) potrebbe innescare un circolo virtuoso facendo evitare di cominciare processi senza adeguati elementi e possibilità di arrivare a conclusione naturale e certa; c) potrebbe essere la soluzione tecnica alternativa al lodo Alfano per risolvere i procedimenti in corso nei confronti del premier.
Puoi dire che non serva a nulla?
zappa
1.02.10 12:13 at 12:13
a) e' vero. ma se consideriamo che la durata media dei processi per i tre gradi di giudizio e' sui 7 anni e spiccioli fare una legge per cui si fermano dopo 6 anni mi sembra una puttanata pazzesca.
b) potrebbe. ma invece non si potrebbe fare in modo che questo succedda in qualche altro modo piu' sensato, cioe' senza uccidere i processi? ci sara' un'altra strada piu' logica, mi immagino.
c) detto in tutta sincerita', m'importa 'na sega. capisco che in questo momento i problemi legali del premier stanno fermando l'attivita' parlamentare, ma nom i pare il caso di cedere ai ricatti dell'uomo di arcore. in pratica sta diventando: o si risolvono i miei problemi o blocco il paese. e questo sarebbe un uomo di stato? sarebbe un presidente del consiglio degno? anzi proprio perche' la mette cosi' non si deve cedere al suo ricatto. che uomo indegno. mi son lasciato prendere la mano.
quindi direi che hai ragione, non e' vero che non serve a nulla, ma secondo me farebbe piu' danni che altro.
con questa riforma invece di curare il malato lo uccidiamo, non mi sembra una soluzione geniale.
Gianni
31.01.10 14:04 at 14:04
Peccato che il Parlamento sia stato nominato dalle segreterie di partito e non dagli Italiani.
ilsenatore
31.01.10 15:34 at 15:34
questo alla magistratura non deve interessare. Il Parlamento è quello, eletto. E loro devono mettere in pratica quanto deciso dal Parlamento.
ciccio
1.02.10 12:10 at 12:10
il parlamento? quel parlamento umiliato dai continui decreti d'urgenza, che d'urgenza non sono, che riguardano cambiamenti di leggi, fatte quelle si dal parlamento, applicate ovviamente dai giudici?
quanta ipocrisia…
ilsenatore
1.02.10 12:14 at 12:14
tutto lecito. Può non piacere, ma non c'è nulla di illegale in tutto ciò.
zappa
1.02.10 12:47 at 12:47
e allora e' lecito anche che i magistrati si alzino e escano quando entrano i rappresentanti del governo.
oppure guardiamo oltre a quello che e' lecito?
ps era pure lecito che i senatori a vita votassero. la prendevi meno seraficamente.
Sergio
31.01.10 22:19 at 22:19
Sì, ma è stato eletto dagli italiani!
Fighter982
31.01.10 14:51 at 14:51
Questo video andrebbe trasmesso in tutti i TG ogni volta che l'ANM fiata
http://www.youtube.com/watch?v=IkXVc6nIL_8
nicknamemadero
31.01.10 15:49 at 15:49
Non mi pare proprio: chi fa una pessima figura in questo video è proprio Cossiga, così brutta da mettere in ombra la disistima che ho nei confronti di Palamara. E ce ne vuole.
ilsenatore
31.01.10 17:57 at 17:57
LOL
Maialone
1.02.10 20:30 at 20:30
Cossiga è Dio.
FACCIA DA TONNO!
zappa
31.01.10 15:20 at 15:20
cossiga era ubriaco qui, no?
e poi perchè quando parla l'anm dovremmo smerdare cossiga?
dante
31.01.10 15:35 at 15:35
perchè è mai esistito un parlamento che non sia stato nominato dalle segretarie di partito? no al massimo si faceva voto di scambio quando c'erano le perferenze e questo succedeva nella prima repubblica ,perchè dal mattarellum ,cioè dal '94 che le preferenze sono state abolite
zappa
31.01.10 15:48 at 15:48
ah dante, c'abbiamo avuto un sistema elettorale al 75% maggioritario, ma dove vivevi?
dante
31.01.10 15:58 at 15:58
e quel 75% non aveva la preferenza solo nel 25% rimanente che era proporzionale e con lo scorporo poi ne aveva ma dove vivi tu
zappa
1.02.10 12:15 at 12:15
scusa, genio, ma col maggioritario non sceglievi tra una persona o un'altra?
Fax
1.02.10 13:16 at 13:16
Con il maggioritario sceglievi tra una persona nominata da un partito-coalizione e un'altra persona nominata dall'altro partito coalizione. Non ci vedo molta differenza da adesso. Ho mangiavi quella minestra o ..
zappa
1.02.10 13:37 at 13:37
ecco, appunto potevi scegliere la persona. certo solo fra due, tre o quattro al massimo, ma almeno sceglievi. e sceglievi anche per la parte proporzionale. no?
nicknamemadero
31.01.10 16:19 at 16:19
Della serie: non sono tutti uguali
"Non pensiamo che la via giusta sia quella di rifiutare il dialogo. La priorità delle priorità è risolvere i problemi della giustizia. Un obiettivo che ci dovrebbe vedere tutti uniti. Invece questa forma eclatante e radicale di protesta, come era prevedibile, s’è dimostrata lontana dalla base dei magistrati. Il vertice dell’Anm ha scelto una forma di protesta che non era condivisibile, lontana dal sentire comune dei magistrati». «C’è un grandissimo disagio per le condizioni di lavoro e per i carichi di lavoro. Questi sono i problemi che dovremmo sottoporre alla politica, non rifiutare il dialogo».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/polit…
johnny doe
31.01.10 18:11 at 18:11
Leggere l'Ultracasta,libro di Liviadotti,lettura da brivido aggiornata sulla malagiustizia italiana ed i suoi privilegiati ed intollerabili interpreti.Magistratura da terzo mondo.
Arrivano i buoni
31.01.10 18:41 at 18:41
Perfettamente in linea con la politica…
next
31.01.10 19:00 at 19:00
almeno tu avessi l'onestà di scrivere che 'ste menate di processo breve e quant'altro viene fatto x favorire esclusivamente il tuo signore e padrone, non certo la giustizia….. mah!!!!!!
……
a proposito del tuo idolo, quando si dice PARLARE DI CORDA IN CASA DI IMPICCATO:
"…ROMA – Alla vigilia del suo viaggio in Israele, intervistato dal quotidiano israeliano Haaretz, Silvio Berlusconi – oltre a toccare temi mediorientali – torna ad accusare stampa e avversari politici: "Sono stato vittima per molti mesi di una campagna di stampa – ha detto – che è stata probabilmente la più aggressiva e calunniosa di quante ne siano mai state condotte contro un capo di governo. Ho subito aggressioni politiche, mediatiche, giudiziarie, patrimoniali e anche fisiche".
…………..
xxxxx
moro70
31.01.10 19:14 at 19:14
Quando si ha un solo neurone, non bisogna affaticarlo troppo. Riposati e guarda un pò di cartoni animati.
next
31.01.10 22:15 at 22:15
pregnante commento, denso e significativo, adesso capisco chè gli adoratori del psiconano sono i portatori della ragione, mentre noi che ci permettiamo solo di evidenziare piccole differenze siamo i portatori dell'odio…………. x la serie: ma x essere seguaci dello sfregiato bisogna essere cretini o si è cretini xkè si adora lo sfregiato?????
daw
31.01.10 19:43 at 19:43
Il tuo commentio è stato tagliato perchè hai inserito commenti e opinioni su ipotetici reati, se sei sicuro di questi reati (gravi) vai a denunciare il tutto, invece che scriverlo qui. Grazie.
next
31.01.10 22:20 at 22:20
magari ti posso fare un disegnino x spiegartelo visto che non ci vuoi arrivare con lo scritto……………..
ma sarai contento quando qui scriveranno solo personaggi come ristacci et similia??? cercherai x esempio di spiegare a loro xkè è sbagliata l'omofobia? li convincerai? ti tratteranno da loro eguale? ne sarai contento? e se un giorno avrai figli, sarai contento se faranno parte delle ronde padane o se andranno in giro a picchiare extracomunitari (quelli che secondo il tuo padrone aumentano la criminalità)????????
Luciano Baroni
1.02.10 10:53 at 10:53
http://www.ilgiornale.it/interni/lintervento_le_t…
gianniguelfi
31.01.10 19:57 at 19:57
Ragazzi, come mai in questo sempre informatissimo blog non si dà conto dell' arrivo delle Silvio' s angels?
Ed è un peccato che la D' Addario abbia spifferato di aver avuto storia con Silvio, sennò papi avrebbe candidato anche lei.
http://rassegnastampa.formez.it/rassegnaStampaVie…
g
ilsenatore
31.01.10 19:59 at 19:59
sai che non ho capito niente di quello che hai scritto?
dante
31.01.10 23:36 at 23:36
Meglio le tette che le vostre idee, che, per altro, non esistono! (aggiungo) o se esistono sono il male assoluto
next
1.02.10 11:38 at 11:38
giusto!!!
+ PELO X TUTTI!!!!!!!!!!!
chissenefrega di progetti e idee!!!!??????
zappa
1.02.10 12:16 at 12:16
ahahahahahhaha
dante sei uno spasso.
vai con l'ammmore
la storia siamo noi
31.01.10 19:59 at 19:59
Amiche carissime, cari amici, la sera del 2 dicembre 2006, in piazza San Giovanni a Roma, di fronte ai due milioni di italiani che per la prima volta, contro il governo delle sinistre e delle tasse, sventolavano insieme le bandiere di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e degli altri partiti moderati che, come noi, si riconoscono nei principi e nei valori della libertà mi vennero spontanee queste parole “Chi crede nella libertà non è mai solo”.
Le stesse parole le ripeto oggi qui per celebrare con voi l’avverarsi di un grande sogno: la nascita ufficiale del “Popolo della Libertà”, un movimento che in realtà è già nato, è già cresciuto, è già forte, è già vincente. Il Popolo della libertà già esiste perché è nato nella mente e nel cuore di milioni di italiani, che lo hanno voluto e costruito nelle piazze, nelle strade, nei gazebo, e poi l’hanno votato, superando di slancio le divisioni partitiche del passato. E’ un partito forte, il più grande per numero di consensi. E’ un partito vincente, che si è già affermato in modo splendido nelle urne il 13-14 aprile 2008, e poi al Comune di Roma, poi nel Friuli Venezia Giulia, poi in Sicilia, poi in Abruzzo e poi in Sardegna.
Oggi i sondaggi ci danno al 43 per cento. Puntiamo al 51 per cento. Sappiamo come arrivarci, sono sicuro che ci arriveremo. Siamo moltissimi a credere negli stessi ideali: non solo qui, ma in ogni Comune d’Italia, in ogni casa, nei luoghi dove si studia, dove si lavora, dove si produce, al Nord, al Centro, al Sud, nelle nostre Isole. Siamo un popolo operoso di donne e di uomini di tutte le età, giovani e meno giovani, che sanno essere tenaci e pazienti, che sanno essere umili e fieri, che credono nel futuro.
Siamo una forza positiva, un’energia costruttiva al servizio del Paese. Siamo il partito degli italiani, siamo il partito degli italiani di buon senso e di buona volontà, siamo il partito degli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi. Abbiamo già costruito qualcosa che prima non c’era, stiamo rendendo possibili in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza. E’ stato grazie a noi che la sovranità è stata restituita nelle mani del popolo, rompendo definitivamente lo schema per il quale prima si prendevano i voti e poi si diceva con chi e per che cosa si intendeva governare.
Gli italiani lo hanno capito e hanno dimostrato di condividere il metodo democratico del bipolarismo e, in prospettiva, del bipartitismo come base del confronto politico e della governabilità, senza la quale è impossibile avviare e condurre a termine una vera stagione di riforme e di ammodernamento dell’Italia. I danni causati dalla mancanza di stabilità e di governabilità li conoscete. Dal 1948 ad oggi, la Repubblica italiana ha visto succedersi ben 57 governi diversi, circa uno all’anno, che invece di ammodernare l’Italia hanno prodotto il terzo debito pubblico al mondo, senza che la nostra sia la terza economia del mondo. Nei Paesi trainanti dell’Europa la stabilità dell’esecutivo è stata un dato costante. Per questo in quei Paesi c’è un debito pubblico che, in percentuale, è la metà del nostro.
Le ultime elezioni politiche sono state, finalmente, un passo importante verso la stabilità e la governabilità, verso la modernità politica. Grazie a una legge elettorale voluta da noi e ingiustamente denigrata dalla sinistra, il 70 per cento degli italiani ha votato per due soli partiti, il Partito della Libertà e il Partito Democratico. E’ un risultato di cui, gli italiani e noi, portiamo il merito insieme.
Dove non è riuscito il Palazzo, è riuscito il popolo. Dopo tante proposte di riforme istituzionali nel passato e dopo altrettanti fallimenti, per la prima volta si è attuata una riforma grazie all’intervento diretto del popolo, con le sue scelte di voto. E’ stato, è un capolavoro politico degli italiani e nostro, di cui dobbiamo andare orgogliosi.
Abbiamo deciso di chiamarci Popolo della Libertà. Lo abbiamo deciso – voglio ricordarlo a tutti – dopo aver chiesto alla nostra gente, ai nostri simpatizzanti, agli elettori che già in passato ci avevano dato la loro fiducia, ma soprattutto ai giovani, alle donne, agli uomini, alle persone di ogni età che si avvicinavano a noi per la prima volta con la speranza nella mente e nel cuore. Abbiamo chiesto a loro di indicarci se volessero essere un “popolo” oppure un “partito”, se volessero chiamarsi Popolo della Libertà o Partito della Libertà.
Fu quella, del 17 e 18 novembre 2007, una consultazione che vide affluire e registrarsi spontaneamente ai nostri gazebo milioni di italiani. Un popolo autentico, genuino, estraneo ai riti del Palazzo, perché non c’erano candidati prefabbricati da approvare e apparati e nomenklature da confermare, nulla insomma di paragonabile ai rituali a cui abbiamo assistito nelle varie primarie della sinistra. C’era esclusivamente una libera scelta da compiere. E la scelta ci ha dato a grandissima maggioranza questa precisa indicazione: dovevamo essere un “popolo”, prima ancora che un “partito”: il Popolo della Libertà.
Vi chiedo di riflettere sul significato di quel referendum. Popolo e libertà definiscono compiutamente la nostra identità. Dicono chi siamo. Perché popolo e perché libertà?
La nostra Costituzione, all’articolo 1, stabilisce: “La sovranità appartiene al popolo”. La carta fondativa del nostro Stato fin dalla prima riga si richiama al popolo. Lo ricordo a noi stessi, ma anche a quanti, dall’altra parte, si nascondono ogni volta dietro una strumentale difesa della Costituzione, quasi fosse una loro esclusiva proprietà. Salvo poi cambiarla in peggio o dimenticarsi di attuarla e di praticarla nelle loro scelte. Noi invece l’abbiamo fatto, e oggi lo rivendichiamo con orgoglio.
Ma il riferimento al popolo, termine così abusato dalla sinistra, ci riporta invece nel solco più ortodosso, più puro delle democrazie occidentali. Nel 1787 Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, George Washington e gli altri padri fondatori degli Stati Uniti d’America vollero iniziare con queste parole la loro Costituzione, che era al tempo stesso una dichiarazione d’indipendenza e di libertà: “Noi, il popolo degli Stati Uniti”.
Anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata in Francia nel 1789 pose al suo centro il popolo attraverso quattro principi: la libertà della persona, il diritto “inviolabile e sacro” alla proprietà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione.
In Italia, negli anni tumultuosi del primo dopoguerra, don Luigi Sturzo fondò il Partito che chiamò Partito popolare. Ancora una volta al “popolo” veniva demandato di superare gli steccati ideologici e di classe. Quanta lungimiranza vediamo ora in quella scelta, che fu ripresa nel dopoguerra da Alcide De Gasperi e che si è poi trasfusa intatta nel Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, la naturale famiglia del Popolo della Libertà. Popolo dunque ma anche “Libertà”.
Questa parola, questo concetto ci appare così normale, quasi scontato, ma è invece il bene più prezioso che abbiamo. La libertà, ce lo insegna la storia, non ci è mai data per sempre: essa va difesa ogni giorno, così come molti uomini eroici l’hanno difesa e per lei si sono sacrificati ed hanno perso la vita sui campi di battaglia, nelle rivoluzioni, nei gulag e nei lager. Anche nel tempo della pace, la libertà va custodita come una religione. La nostra religione laica.
La libertà è come l’aria: soltanto quando manca comprendiamo veramente quanto sia indispensabile. E’ come la salute: a cui non pensiamo quando stiamo bene, quando ci sentiamo forti e sani. Ci si accorge della libertà soltanto quando comincia a mancare. La libertà è come la pace, soltanto quando c’è la guerra o solo quando c’è il pericolo di una guerra invochiamo la pace. La libertà, in un Paese moderno e democratico, definisce soprattutto il rapporto tra l’individuo e lo Stato.
E qui siamo al cuore della nostra identità, al cuore della diversità tra noi e la sinistra. Per loro ancora oggi lo Stato è qualcosa di superiore ai cittadini: è lo Stato autoritario, centralista, dirigista. E’ lo Stato padrone di ogni uomo, il suo precettore, il suo pedagogo. E’ lo Stato padrone della vita dei cittadini. I cittadini devono essere al servizio dello Stato, perché per la sinistra lo Stato è quasi un moloch, una divinità. Ma attenzione: ha solo le sembianze di una divinità, perché in realtà è potere, è l’esercizio del potere e dell’oligarchia.
Lo Stato per loro è la fonte dei nostri diritti, per loro lo Stato ci concede graziosamente i nostri diritti e quindi, quando ritiene sia suo interesse – cioè l’interesse di chi è al potere -, questi diritti può limitarli e anche calpestarli. Hanno aggiornato il loro vocabolario ma non la loro concezione del potere: una concezione pericolosa, una concezione che ci allontana dalla libertà, dalla civiltà, ci allontana dalla democrazia, ci allontana dal benessere.
A questa concezione della sinistra noi contrapponiamo la nostra filosofia della libertà, la nostra “religione” della libertà. Di comune accordo, tutti i movimenti che confluiscono nel Popolo della Libertà hanno scelto come “Carta dei valori” il Manifesto del Partito del Popolo Europeo che anche noi abbiamo contribuito a definire.
I principi di questa Carta dei valori, i principi in cui noi crediamo non sono principi astrusi, non sono ideologie complicate; sono i valori fondanti e fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali. Li ho enumerati, parlando a braccio nel mio primo intervento nella trincea della politica, quindici anni fa e sono vivi e vivificanti oggi come allora.
Noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: nella libertà di pensiero e di opinione, nella libertà di espressione, nella libertà di culto, di tutti i culti, nella libertà di associazione. Crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, che deve essere regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti. Ma la libertà non è una gentile concessione dello Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, dà fondamento allo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario.
Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato. Crediamo che lo Stato debba essere il servitore del cittadino e non il cittadino sottomesso allo Stato. Per questo crediamo nella centralità dell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare sè stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.
Per questo crediamo nella famiglia, che è il nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell’impresa, a cui è demandato il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.
Noi crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nel valore irrinunciabile della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, nei valori irrinunciabili della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari. E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.
Vogliamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la passione e l’amore per la propria famiglia, per il proprio lavoro, per la propria Patria. Popolo e Libertà. Dunque, il Popolo della Libertà.
Ecco perché non è retorico affermare che oggi noi siamo il movimento, l’unico movimento, che realizza il sogno di un popolo, le speranze di un popolo, le attese di un popolo, l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo. Questo nostro partito, questo nostro movimento deve essere dunque anzitutto garanzia e baluardo di libertà.
Solo tenendo fede a questo solenne impegno, a questo giuramento, potremo chiedere e ottenere il consenso di un numero sempre maggiore di italiani per essere una maggioranza sempre più vasta in grado di riformare il nostro Paese.
In questo senso consentitemi di rivendicare un altro motivo di orgoglio. La nascita del Popolo della Libertà colma quella che molti studiosi hanno individuato come una lacuna nel percorso storico dell’Italia. L’Italia, si è spesso detto, non ha mai avuto – a differenza della Francia, degli Stati Uniti, dell’Inghilterra – una vera e autentica rivoluzione liberale. E questo, si è aggiunto, è stato tra le cause “prima” dell’affermarsi di pulsioni totalitarie a sinistra come a destra, “poi” del cattivo rapporto tra cittadino e Stato. Una democrazia in qualche maniera incompiuta.
Oggi noi abbiamo l’ambizione di colmare questo vuoto. Di rispondere a quella domanda rimasta inevasa per lunghi decenni. Di realizzare la nostra rivoluzione liberale, borghese e popolare, moderata e interclassista. E di farlo con una forza che non ha precedenti nella nostra storia politica. Dio sa quanto il Paese ne abbia bisogno.
Il percorso verso questo nostro Popolo della Libertà è stato fin dall’inizio definito in un clima di grande concordia. Direi di più: in un clima di armonia, espressione che a tutti noi ricorda Pinuccio Tatarella, uno dei primi a condividere l’aspirazione ad un grande partito unitario dei moderati, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra.
Di più. Questa vocazione maggioritaria era già presente nel momento in cui invitai a votare alle elezioni di Roma del '93 per Gianfranco Fini e non per Rutelli, ed i dirigenti del Movimento Sociale Italiano ebbero il merito di capire la portata di quella intuizione.
Intuizione che trovò attuazione pratica in tre passaggi fondamentali: il 26 gennaio 1994, giorno in cui nacque Forza Italia; sempre in quel gennaio ’94, quando i dirigenti del Movimento Sociale Italiano iniziarono a discutere di Alleanza Nazionale; e poi con il congresso di Fiuggi del 27 gennaio 1995, quando Fini diede vita ad Allenaza Nazionale.
Giustamente quella di Fiuggi è passata alla storia come una svolta: si trattò infatti dell’autentica rifondazione della destra. Che seppe allora chiudere coraggiosamente con un passato che la destinava ad essere minoranza, e si aprì ad un futuro di moderna forza di governo pienamente legittimata sulla scena italiana ed europea. Gli osservatori più banali coniarono il termine di “sdoganamento” della destra.
Una visione davvero riduttiva, un termine inaccettabile perché – come ha già detto anche Gianfranco – non si applica alle idee, soprattutto alle idee giuste, che sanno imporsi da sole. Per questo desidero rivolgere a Gianfranco un ringraziamento e un saluto affettuoso perché anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia.
Grazie Gianfranco, grazie ancora da tutti noi. Le nostre idee erano e sono vincenti. Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno infatti sempre avuto la naturale disposizione a rappresentare non una parte, ma l’interesse generale del Paese.
Fu così che nella confusione di quegli anni noi sapemmo offrire una risposta nazionale a un'emergenza democratica. Una storia iniziata col Polo delle Libertà e il Polo del Buongoverno, consolidata dalla “Traversata del deserto”, proseguita con la Casa delle Libertà, e che oggi trova qui il suo approdo naturale e definitivo.
E’ per me doveroso ringraziare tutti i partiti, i movimenti e le personalità che, insieme a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, hanno contribuito alla nascita del Popolo della Libertà, con un voto solenne di autoscioglimento prima e di adesione poi: – la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi, – il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, – il Partito Repubblicano di Francesco Nucara, – l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini, – i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi, – i Liberaldemocratici di Lamberto Dini, – il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio, – il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti, – la Destra Libertaria di Luciano Bonocore, – la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini. Ringrazio anche Benedetto della Vedova che è confluito da tempo nel Popolo della Libertà con i suoi Riformatori Liberali.
Ringrazio Stefania Craxi, figlia e degna erede politica di un mio carissimo amico, Bettino Craxi, che ebbe, tra gli altri, un grande merito: fu il primo presidente del Consiglio a rivolgersi nel Parlamento ai banchi della destra garantendo che il partito della destra sarebbe stato trattato alla pari di tutti gli altri partiti democratici superando così l’idea che la vera Costituzione italiana fosse l’accordo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista.
Fu così che egli decretò nei fatti la fine del cosiddetto “arco costituzionale”. In quel 1994, con la Casa delle Libertà i concetti di popolo e di nazione che definivano il termine Italia erano il solo criterio che ponemmo alla base di un movimento rivolto agli italiani che non si riconoscevano nell’egemonia della sinistra postcomunista dopo la fine dei partiti storici della democrazia italiana.
Solo con concetti così universali come “Italia”, “popolo” e “nazione” ci fu possibile rivolgerci allora, sia alla Lega Nord sia al Movimento Sociale, così diversi nelle loro origini. Ci trovammo a svolgere il ruolo di argine a un possibile elemento di conflitto civile determinato dall’incedere della protesta del Settentrione.
L’adesione al Trattato di Maastricht e la prospettiva dell’euro avevano profondamente cambiato l’economia italiana. Il Nord produttivo entrò in rotta di collisione col sistema dei partiti e della spesa pubblica, e questo condusse a una protesta profonda e diffusa, che dal popolo delle partite Iva si allargò al mondo industriale e alle classi dirigenti.
Umberto Bossi seppe comprendere per primo e per primo dare una risposta politica al malessere del Nord. Era assolutamente necessario ritrovare il sentimento di “Italia come Patria” anche nel Nord, per poter dare ai problemi posti dalla Lega una risposta che evitasse ogni tentazione separatista. Offrimmo allora a Bossi una via che tenesse conto e accogliesse il sentimento del Nord ed evitasse i danni di un confronto senza mediazione politica tra la Lega e lo Stato.
Come su un altro terreno Gianfranco Fini, anche Bossi si rivelò un vero leader, un leader coraggioso e lungimirante. Ed anche a lui inviamo un caldo abbraccio ed un grande applauso. Sono stati quindici anni nei quali, come ho detto, abbiamo conosciuto stagioni di governo e di opposizione; ma in tutto questo tempo – lo dico con orgoglio – il centrodestra è sempre stato maggioranza nel Paese. Un’avventura entusiasmante e – possiamo ben dirlo – vittoriosa.
Guardiamo le cose nel loro giusto orizzonte. La sinistra, uscita quasi indenne dalla tempesta politico-giudiziaria del ’92-’93, e risparmiata in modo “chirurgico” dalle inchieste della magistratura militante, è entrata in quel periodo da trionfatrice tra le macerie della Prima Repubblica, come l’Armata Rossa entrò tra i palazzi diroccati di Varsavia e di Berlino, dopo avere opportunisticamente atteso alle frontiere.
Nel ‘94 il Pci si era da poco trasformato in Pds, mantenendo intatti del Partito comunista, la struttura, l’intero gruppo dirigente, il centralismo democratico, ed anche la falce e il martello. Ma soprattutto non rinnegando nulla di quelle idee condannate per sempre dalla storia – eppure il muro di Berlino era stato abbattuto nell’89 – e ritenendo che per reinventarsi bastasse semplicemente sostituire una parola: “democratici” al posto di “comunisti”. Un inganno che si è ripetuto e si ripeterà spesso. Unica novità, il venir meno dei finanziamenti illeciti dall’Unione sovietica ormai scomparsa.
La sinistra era convinta di “dover” andare al governo, di avere il diritto di governare. Ma la “gioiosa macchina da guerra”, guidata nel 1994 da Achille Occhetto contro il sottoscritto, fallì l’impresa. Da allora, in questi quindici anni, con varie trasformazioni, con varie geometrie, con vari camuffamenti, la sinistra non è mai mutata.
Non una sinistra, dunque, che guardava al centro e aspirava a conquistare il consenso dei moderati; ma una sinistra che mirava a riunire tutte le sinistre possibili, e ad imporre i suoi modelli egemonici a chi, fino a poco prima, era stato laico, democratico, socialista o democristiano. Il tutto sotto l’occhio benevolo e complice della assoluta maggioranza della stampa e delle proprietà azionarie sovrastanti; dei circoli intellettuali; dei cosiddetti salotti buoni, comprese le loro ramificazioni all’estero. E naturalmente con la complicità di una certa magistratura. “Repetita iuvant”, si dice da sempre.
Per descrivere la sinistra, non trovo parole più chiare ed efficaci di quelle che pronunciai il giorno della mia discesa in campo. Dissi: “Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati.
Ascoltateli parlare. Guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo siamo stati costretti a contrapporci a loro”. Non dimentichiamoci mai che nel nostro Paese ci sono stati milioni di “adoratori” di tiranni sanguinari come Stalin, come Mao, come Pol-Pot.
Le forze riformiste sono sempre state schierate nella coalizione di centrodestra, mentre i cultori dell’immobilismo e della conservazione sono sempre stati a sinistra. Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo, dai socialdemocratici tedeschi al New Labour inglese fino ai socialisti spagnoli, quel passo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio e la forza di farlo. Voglio dire: il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani.
In Italia gli unici a sopravvivere al fallimenti ed al crollo delle ideologie sono stati gli sconfitti della storia. Di conseguenza, non esiste e non è mai esistita, discontinuità di strategie e di personale politico tra la classe dirigente che era stata erede di Palmiro Togliatti e quella di oggi. Mentre noi andavamo avanti, loro andavano indietro.
Augusto
31.01.10 20:11 at 20:11
DAW, lo sai, leggo sempre (da anni ormai) e non commento mai, non ho nessuna voglia di entrare nel vortice dei commenti, che, a mio strettissimo parere, spesso, sono solo cazzate da ultras; di ds come di sx. Ma.
Ma questo post é da encomiare, infatti riporta le bocce ad un punto fermo:
i magistrati giudicano in nome del popolo, il popolo elegge il Parlamento (non importa come, anche se io sarei per il magioritario secco) i Parlamento fa le leggi ed i giudici sono, ovviamente, soggetti alle leggi (volute dai rappresentanti del popolo).
Da questo punto e solo da questo si puó iniziare a parlare di riforme e/o riorganizzazione.
Saluti
LENIN
1.02.10 0:14 at 00:14
Pensare con questa premessa che condivido appieno che si possa riformare alcunchè in quest'italietta è pura follia:chiunque,anche Gesù Cristo,venisse in quest'orrido paesello con le migliori intenzioni,alla fine,dovrebbe solo convincersi che ogni buon proposito è semplicemente inattuabile.
Se esiste l'inferno,beh,questo non può non rassomigliare a quest'italietta!
Mario Balotelli
1.02.10 1:44 at 01:44
il solito post che fa vedere quanto è idiota ilsenatore.
le leggi dovrebbe farlo il parlamento. peccato che questo non avviene più.
il parlamento dovrebbe essere espresso dalla volontà popolare e non è più così.
i giudici per applicare le leggi le devono prima interpretare.
hanno la stessa titolarità che hanno i comuni cittadini, le altre istituzioni, confindustria, i sindacati ect… etc… e le altre categorie di lavoratori sopratuttutto per leggi che riguardano direttamente il loro lavoro.
checchè ne dica il senatore Oscar Luigi Scalfaro è stato uno dei più grandi e degni Presidenti della Repubblica.
ilsenatore
1.02.10 1:46 at 01:46
guarda, avrei voluto controbattere punto su punto alle tue idiozie, ma la chiosa finale su Scalfaro mi consiglia di evitare per pudore, pietà e tenerezza nei tuoi confronti.
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1.02.10 11:42 at 11:42
hai ragione senatore, vuoi mettere un novantenne che va x le scuole a parlare di costituzione con i ragazzi, rispetto a un settantatreenne(?) che si porta a casa sua ragazze a pacchi e spiega il kamasutra sul letto di putin…. non c'è paragone!!!!!!
ilsenatore
1.02.10 12:12 at 12:12
Scalfaro farebbe bene a tacere, a stare a casa. E io non ho fatto paragoni con Berlusconi. Ma elogiare Scalfaro è un insulto al pubblico ludibrio. Bisognerebbe farne damnatio memoriae.
salvatore
1.02.10 12:35 at 12:35
Grande Scalfaro, il miglior presidente della repubblica degli ultimi 150 anni.
giustizia
1.02.10 9:54 at 09:54
Questo articolo e' quanto di piu' insultante, falso e menzognero si potesse scrivere sull'argomento.
Chi fa le leggi in Italia?
Un gruppo di rappresentanti scelti LIBERAMENTE dal popolo sovrano, oppure un gruppo di personaggi SCELTI UNO AD UNO da berlusconi (fra amichetti, veline e complici) e poi FATTI ELEGGERE in liste blindate?
Solo un semianalfabeta stordito dagli spots potrebbe credere alla prima ipotesi.
Cattiva notizia: in Italia non sono tutti semianalfabeti.
Il problema e' che sono in minoranza.
A questo punto, per controbattere sul nascere ogni tentativo di contestare un dato di fatto inoppugnabile, una domanda secca agli ipocriti: se tu fossi contrario all'elezione di una certa persona del tuo schieramento potresti impedirlo col tuo voto?
Se la domanda e' "si" hai ragione tu, se la risposta e' "no" ho ragione io.
Con tutto cio' che ne consegue. Autoritarismo parlamentare incluso. Ma siamo realisti e chiamiamolo col suo nome: fascismo parlamentare.
licio
1.02.10 10:04 at 10:04
proposte,
per cambiare la situazione?
Finalmente avete messo il blocco per i commenti anonimi…
capirai
1.02.10 11:51 at 11:51
uao…
capirai
1.02.10 11:53 at 11:53
guarda che si può anche mettere una bella password così commentano e leggono il blog solo gli amichetti di daw.
sai che palle
licio
1.02.10 12:02 at 12:02
be almeno so di parklare con un cojone che si chiama capirai, magari due post sotto si chiamerà "ma forse"… ma sempre cojone è…
giustizia
1.02.10 10:53 at 10:53
La situazione si cambia in una sola maniera.
Buttando nel cesso questa legge elettorale e facendone un'altra che dia agli elettori il potere di mandare in Parlamento veline e avvocati, non a berlusconi.
A berlusconi conviene? No.
Quindi non si fara'.
Alla faccia del popolo sovrano.
licio
1.02.10 11:03 at 11:03
Io non ne sarei tanto sicuro! Perché se è vero che Berlusconi controllando la stragrande maggioranza dell'informazione, una legge maggioritaria uninominale secca, sarebbe una manna.
licio
1.02.10 11:04 at 11:04
oddio giustizia, ti sei riletto?
ilsenatore
1.02.10 12:10 at 12:10
io, come già ripetuto altre volte, sono favorevole (in linea di massima) ad una legge con possibilità di esprimere le preferenze. Tuttavia, non è che le cose cambino in meglio: guarda la legge per le europee… lì metti la preferenza, ma poi ti ritrovi saltimbanchi, attrici, cantanti, giornalisti in Europa… se dobbiamo reintrodurre le preferenze per mandare in Parlamento la Gardini, la Zanicchi, Sassoli, Santoro, Agnoletto, ecc ecc, beh…non so quale sia il danno peggiore…
zappa
1.02.10 12:59 at 12:59
e' vero. ma almeno hai la possibilita' di non votarli, se non li vuoi votare. in una lista (beh, magari non quella del pdl, ma e' questione di gusti) ci sara' un nome che non ti fa schifo votare!
ps il paragone fra la gardini, la zanicchi e santoro regge pochino. anche con agnoletto. avranno posizioni che a te non piacciono, ma sanno di che parlano. la zanicchi? a parte cantare menomalechesilvioce che puo' fare?
ilsenatore
1.02.10 13:40 at 13:40
credo che sulla Zanicchi potremmo trovare io e te il primo storico punto d'incontro
comunque lei canta solo "Zingara", non sa il testo di "Meno male che Silvio c'è"
zappa
1.02.10 13:44 at 13:44
ci son voluti degli anni ma ce l'abbiamo fatta
ma ora la zanicchi e' europarlamentare, o ce ne siamo liberati?
dejoans
1.02.10 10:54 at 10:54
the B e nickenamemadero:
ovvero… leccare il sedere, si puo'.
salvatore
1.02.10 12:00 at 12:00
Leggila la costituzione, ti farebbe bene:
art 21:
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione"
I magistrati non sono d'accordo con una legge è giusto che manifestano il loro dissenso. Non capisco i taxisti possono bloccare le città, per una legge ed i magistrati non possono esprimere un dissenso?
Se fossimo nel caso in cui si rifiutano di applicare una legge, allora il tuo ragionamento sarebbe giusto, ma non è questo il caso.
I masgistrati stanno manifestando il loro dissenso nei limiti della costituzione, come possono farlo tutti i lavoratori di tutte le catagorie. Senatore, il tuo ragionamento non fila.
ilsenatore
1.02.10 12:05 at 12:05
ahah, bene. Interessante la tua interpretazione dell'art. 21.
Allora ti rimando all'art. 101, dove (come scritto nel post) si afferma che "I giudici sono soggetti soltanto alla legge".
Soltanto alla legge. Non c'è nessuna norma che affermi una cosa analoga per i taxisti. E poi, mi pare ci sia una sostanziale differenza tra taxisti e giudici: i primi non sono mica il terzo potere dello Stato…
salvatore
1.02.10 12:17 at 12:17
Senatore, tutti i cittadini italiani sono sotto la legge, e sono eguali davanti ad essa. Hai detto una cavolata, ma forse ti sei espresso male. (art3 cost)
La disposizione dell'art 101 è molto importante, afferma che i giudici soggiaciono solo alla legge ed a nessun altro!!!!!!! hai capito Senatore? Se il Presidente del Consiglio ordina di pisciare per aria i Giudici possono non eseguire l'ordine, salvo che non venga disposto per legge.
Tu affermi che Giudici non vogliono applicare le leggi del Parlamento, ma non è questo il caso. Infatti i magistrai hanno manifestato il loro dissenso con una protesta. Nel caso in cui non applicheranno le leggi vergognose di questo Governo, allora avrai ragione, ora no. E' pura libertà di opinione.
zappa
1.02.10 13:08 at 13:08
cosa vorresti dire? che i tassinari possono battersene le palle della legge?
licio
1.02.10 12:08 at 12:08
Quindi se io devo essere giudicato da un magistrato in base a quella legge che non approva, sono sicuro che tale magistrato dia un giudizio sereno?
Faccio un esempio assurdo: è come se al tempo del Nazismo, un tedesco venisse giudicato da un magistrato che riteneva le leggi emanate da Hitler un obbrobrio.
Noi ora giudichiamo giusto quel comportamento del magistrato, ma all'epoca?
Quindi chi giudica una persona, pubblicamente, non deve avere opinioni.
salvatore
1.02.10 12:27 at 12:27
due cose:
non c'entra iil giudizio sereno, non siamo mica a Forum o Amici. Il giudice interpreta ed applica le leggi e giudica fatti a lui rammostrati in base alle norme in vigore.
Ne abbiamo visto l'esempio per i procedimenti ove molti imputati considerati colpevoli di falso in bilancio sono stati assolti perchè il fatto non costituisce (ora, prima si ) reato.
Una volta mi capitò un Giudice civile che voleva dare ragione moralmente alla controparte, ma applicando la legge ha dovuto dargli contro. Questo fanno i giudici in un processo: interpretano ed applicano la legge.
Secondo:
La manifestazione di opinione è un diritto costituzionale garantito e tutti possono manifestarlo, giudici, cancellieri, politici e taxisti. Inoltre tutti hanno una opinione, impossibile non averla, al massimo non si manifesta, ma un giudice in malafede, secondo il tuo ragionamento, potrebbe non manifestarla e non applicare lo stesso la legge,violando lart 101 della costituzione
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1.02.10 12:15 at 12:15
e io ritorno alle solite domande, come è possibile che un presdelcons si permetta nel giorno della memoria di lanciare accuse razziste (gli extraconmunitari aumentano la criminalità) e nessuno magari anche in israele si permetta di fargli notare come quelle frasi sono simili all' ideologia nazifascista??? come è possibile che quello va in israele e lanci le solite accuse contro stampa e magistratura e nessuno in israele gli faccia notare chelì hanno dimesso un presidente della repubblica e un pres. del consiglio x molto bene, nonchè processato sharon x molto molto meno di quello che lui fa continuamente………..
e adesso mi aspetto il solito commento nel merito dal bravo SOLDATINO…….
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1.02.10 12:25 at 12:25
mi spieghi xkè dovrebbe tacere e stare a casa sua? è per caso stato condannato x qualcosa? è andato a puttane? è stato condannato x corruzione di giudici? ha un conflitto d'interessi planetario? ha a sua disposizione tv, giornali e quant'altro? ha a sua disposizione non compagni di partito ma dipendenti di stretta osservanza (molti a libro paga e molti a gratis)? si è fatto e continua a farsi leggi x non essere giudicato?
al contrario noi ricorderemo scalfaro (che è rappresentante di una vera destra come i vari biagi, montanelli, travaglio, non certo comunista) x il suo coraggio, il tenere la schiena diritta, il non essere sceso a compromessi con chi gli proponeva un secondo mandato se piegava la costituzione alle sue richieste e soprattutto x avere definito ancora da presidente della repubblica, berlusconi un IGNORANTE COSTITUZIONALE ( e da allora lo sfregiato è solo peggiorato)……..
ilsenatore
1.02.10 12:44 at 12:44
zappa scrive:
1 febbraio 2010 alle 12:37 (Modifica)
ecco, appunto potevi scegliere la persona. certo solo fra due, tre o quattro al massimo, ma almeno sceglievi. e sceglievi anche per la parte proporzionale. no?
——————————
se ci pensi è la stessa cosa:
sceglievi tra due, tre (raramente più di tre in Italia) candidati al maggioritario. Sceglievi tu, vero. Ma sceglievi sempre uomini imposti dalle segreterie. Ora tu voti la lista (quindi scegli la lista che più ti piace) che contiene uomini e donne nominate dalle segreterie. Non c’è gran differenza, secondo me, pur essendo io per una legge totalmente maggioritaria con (semmai) recupero proporzionale del 5% dei seggi tra le liste con più voti ma risultate escluse dal riparto maggioritario (il cosiddetto diritto di tribuna).
ilsenatore
1.02.10 13:46 at 13:46
zappa scrive:
1 febbraio 2010 alle 12:44 (Modifica)
ci son voluti degli anni ma ce l’abbiamo fatta
ma ora la zanicchi e’ europarlamentare, o ce ne siamo liberati?
————————-
è ancora europarlamentare (anche se a Bruxelles si vede ben poco, nonostante gli incarichi importanti che ricopre in questa legislatura) in attesa della soluzione definitiva del ricorso presentato dagli esclusi nella circoscrizione Sud.
Fax
1.02.10 15:09 at 15:09
Per zappa, a te sembra di poter scegliere la persona ma se volevi votare per prodi magari ti toccava votare (turandoti il naso) per la binetti o per caruso, se volevi votare per il berlusca ti toccava votare (turandoti il naso) taormina o della vedova. Adesso metti una croce sul simbolo del partito e voti il listino bloccato nel quale trovi la binetti taormina caruso e della vedova. Dove sta la scelta? Solo nella parte proporzionale si poteva avere la possibilità di scegliere qualcuno. Allora era meglio durante la prima repubblica dove esisetvano le preferenze? Ma quel sistema negli anni '90 fu ampiamente contestato fino al punto che divenne una conquista di civiltà l'abolizione delle preferenze. Alla fine tutto è relativo.
Malcom x
1.02.10 18:16 at 18:16
Le leggi le fa il parlamento, verissimo ma il parlamento deve anche serenamente accettare che gli organi di salvaguardia della nostra costituzione la dichiarino incostituzionale.
Se poi in parlamento si fanno eleggere ( grazie a una legge che permette di candidare per invito i pretendenti alla poltrona) pregiudicati, inquisiti, imprenditori falliti, veline, attori, cocainomani, mafiosi, c'è il rischio concreto che legiferi delle pessime leggi, che poi il potere giudiziario è obbligato ad applicare.