
Quella Carta che alle toghe piace tanto, ma così tanto da far loro indire manifestazioni in difesa della Costituzione, ergendo a proprio simbolo il peggior Presidente della Repubblica che la storia italiana ricordi, quel fine orditore di trame politiche che è stato Oscar Luigi Scalfaro, parla chiaro:
Articolo 101:
“La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.
E, come è ovvio (ma forse mica tanto), la legge la fa il Parlamento. Sembrerà naturale in ogni Paese democratico, ma evidentemente non Italia. E’ dovuto intervenire il Ministro della Giustizia per spiegare alle lautamente remunerate toghe che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge, e la legge la fa il Parlamento, libero, sovrano, democratico, espressione del popolo italiano”. Già, “quello stesso popolo in nome del quale i giudici pronunciano le loro sentenze”. E’ questo che non è ben chiaro, evidentemente, agli ermellini italiani. Il loro compito è quello di applicare la legge, non di contestarla. Non ne hanno la titolarità. Non possono permettersi buffonate come quelle messe in atto oggi, in modo arrogante e maleducato, decidendo di uscire dalle aule dove si tengono le cerimonie d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario nel momento in cui fa ingresso l’esponente del Governo. Hanno mancato di rispetto non ai vari esponenti politici dell’attuale maggioranza, bensì a quel “popolo sovrano” di cui parla la Sacra ed Intoccabile Costituzione. Quel popolo che magari vorrebbe vedere lorsignori ermellini lavorare un po’ più sodo, in modo tale da non far finire i processi dopo qualche lustro o decennio. Il popolo che ha scelto, con nessun fucile puntato alla schiena, di mandare al Governo il tanto odiato Berlusconi, scegliendo e premiando il suo programma, anche in tema di giustizia. Avrebbero dovuto farsene una ragione, ma non è andata così. Quello che è accaduto ieri non è altro che l’ennesima dimostrazione che sono una casta di privilegiati, un partito che pretende di fare politica attiva. Uno scempio. Una violazione bella e buona di quella Costituzione che tanto amano e venerano come fosse il loro Dio.



