Archivio di gennaio 2010

Quello stesso popolo sovrano

domenica, 31 gennaio 2010
Ascolta con webReader

Quella Carta che alle toghe piace tanto, ma così tanto da far loro indire manifestazioni in difesa della Costituzione, ergendo a proprio simbolo il peggior Presidente della Repubblica che la storia italiana ricordi, quel fine orditore di trame politiche che è stato Oscar Luigi Scalfaro, parla chiaro:

Articolo 101:
“La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

E, come è ovvio (ma forse mica tanto), la legge la fa il Parlamento. Sembrerà naturale in ogni Paese democratico, ma evidentemente non Italia. E’ dovuto intervenire il Ministro della Giustizia per spiegare alle lautamente remunerate toghe che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge, e la legge la fa il Parlamento, libero, sovrano, democratico, espressione del popolo italiano. Già, quello stesso popolo in nome del quale i giudici pronunciano le loro sentenze. E’ questo che non è ben chiaro, evidentemente, agli ermellini italiani. Il loro compito è quello di applicare la legge, non di contestarla. Non ne hanno la titolarità. Non possono permettersi buffonate come quelle messe in atto oggi, in modo arrogante e maleducato, decidendo di uscire dalle aule dove si tengono le cerimonie d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario nel momento in cui fa ingresso l’esponente del Governo. Hanno mancato di rispetto non ai vari esponenti politici dell’attuale maggioranza, bensì a quel “popolo sovrano” di cui parla la Sacra ed Intoccabile Costituzione. Quel popolo che magari vorrebbe vedere lorsignori ermellini lavorare un po’ più sodo, in modo tale da non far finire i processi dopo qualche lustro o decennio. Il popolo che ha scelto, con nessun fucile puntato alla schiena, di mandare al Governo il tanto odiato Berlusconi, scegliendo e premiando il suo programma, anche in tema di giustizia. Avrebbero dovuto farsene una ragione, ma non è andata così. Quello che è accaduto ieri non è altro che l’ennesima dimostrazione che sono una casta di privilegiati, un partito che pretende di fare politica attiva. Uno scempio. Una violazione bella e buona di quella Costituzione che tanto amano e venerano come fosse il loro Dio.

Mafia vs governo Berlusconi

sabato, 30 gennaio 2010
Ascolta con webReader

La bomba del 3 gennaio davanti al portone della Procura generale di Reggio Calabria; l’auto con armi ed esplosivi trovata nel giorno della visita del Capo dello Stato in quella città. E infine la lettera minatoria al pm antimafia Giuseppe Lombardo.
Come interpretare tutto questo?
Il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, secondo quanto dirà stamani in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza del presidente del Senato Renato Schifani, un’idea ce l’ha: «il cambiamento di clima in alcuni uffici giudiziari, con una logica più incisiva nell’affrontare il fenomeno mafioso, non poteva non suscitare le reazioni di questi giorni». (…) «La ‘ndrangheta colpisce questa Procura generale che si propone nella veste inusitata, ad avviso della ‘ndrangheta, di organo di giustizia rigoroso; quel sostituto che osa colpire tra l’altro i santuari più reconditi e lucrosi del malaffare, sequestrando beni per decine di milioni di euro». (…) «L’innovazione imperdonabile apportata da quest’ufficio è costituita dall’aver dichiarato espressamente e di aver dimostrato anche inusualmente che non intende essere il “ventre molle” del sistema giudiziario quale forse si era ritenuto nell’immaginario mafioso: forse un Ufficio dove si riteneva di poter “aggiustare i processi” con patteggiamenti ormai grazie a Dio non più consentiti (Il c.d. “patteggiamento in appello”, o più correttamente “concordato”, è stato abolito con il primo atto compiuto dal Governo Berlusconi nel consiglio dei Ministri di Napoli, maggio 2008; ndFighter982), o un Ufficio di revisione “tout court” delle pene o peggio delle responsabilità».

Proprio per verificare eventuali comportamenti ‘molli’ da parte di alcuni sostituti generali sulle confische dei beni o sulla revisione delle posizioni processuali di alcuni imputati, sono arrivati giovedì scorso gli ispettori del minstero di giustizia mandati dal Guardasigilli Angelino Alfano e guidati da Arcibaldo Miller.

Dunque parrebbe veramente forte e fermo l’impegno preso sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata – a partire dal cuore stesso del suo territorio d’origine, ma non solo – da parte del governo attuale. Quello stesso governo che, tuttavia, continua ad essere accusato da una certa parte politica e d’opinione pubblica di essere “mafioso” e guidato da un “mafioso”.

Qualcuno, evidentemente, deve avere un’opinione sbagliata. Chissà chi.

Certo è che un personaggio come Roberto Saviano, che ha conquistato universale grande stima e considerazione proprio per la denuncia della criminalità organizzata diffusa nei territori che ben conosce e dove è nato, divenendo un simbolo – non solo culturale – dell’impegno della lotta e della ribellione civile nei suoi confronti, ha fatto scalpore con le sue dichiarazioni fatte, nel dicembre scorso, in una intervista su Panorama: “Roberto Maroni? Sul fronte dell’antimafia è uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre”. Gettando nello sconcerto tanti che, fino ad allora, lo osannavano senza esitazione, ma che vedevano infranto il sogno di farne uno dei campioni del contrasto alla mafia come aspetto del contrasto politico ad una certa parte politica. E non solo a causa dell’attestazione di stima nei confronti di Roberto Maroni. Sempre nella stessa intervista, infatti, Saviano dice:è un errore far diventare la battaglia antimafia una battaglia di parte. Anche perché le mafie non guardano a destra o a sinistra, ma soltanto al proprio interesse e all’avvicinabilità dei rappresentanti politici, a qualunque livello essi si trovino”. Non solo: Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra”. Di più: Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia: Paolo Borsellino si riconosceva in questa tradizione”.

Sicuramente dichiarazioni difficili da digerire
da parte di certi “antimafiosi” sinceri e indefessi che sembrano tuttavia avere come primo obiettivo, nella loro idea di lotta alla mafia, far cadere l’attuale governo di centrodestra.

“Potrebbe generare un figlio”

venerdì, 29 gennaio 2010
Ascolta con webReader

Salvatore e Pietro Crisafulli

Durante il caso di Eluana ricordo molto bene la vicenda di Salvatore Crisafulli, e i relativi titoli dei giornali: “Viveva come Eluana”, “si risvegliò dopo due anni in stato vegetativo”, “sentiva di avere fame e sete”. Tutte testimonianze di Salvatore, entrato in coma nel 2003 in seguito a un incidente stradale e “risvegliatosi” nel 2005.

Durante la vicenda di Eluana, e tutti ricorderete il dibattito a tratti ipocrita che investì l’Italia intera, con tutte le polemiche e le uscite indegne di una Paese civile, l’esperienza di Crisafulli venne usata senza alcun scrupolo “contro” Eluana e il padre Beppino.

I media si scatenarono. Gli stessi Crisafulli scesero in campo per mantenere in “vita” Eluana, e segnarono indubbiamente il punto più basso di tutta la vicenda: Pietro accusò vigliaccamente Beppino Englaro di essersi inventato tutto. “Si è inventato tutto, me l’ha confidato, non ce la faceva a sopportare una simile situazione. Mi rendo conto di questa accusa e la ripeterò ai magistrati”.

Furono giorni molto tristi. Il libro-testimonianza di Crisafulli fu addirittura “determinante” a livello politico: Silvio Berlusconi e il governo illiberale di centrodestra tentarono, come ricorderete, di bloccare la sentenza del Tribunale su Eluana (qui tutti i nostri post di allora sulla vicenda), e lo stesso premier confessò di aver deciso in tal senso “grazie” alla lettura del libro di Crisafulli: “Ho letto alcune parti di un libro dal titolo «Con gli occhi sbarrati» di Salvatore Crisafulli, che racconta come muoveva gli occhi e capiva tutto ciò che si muoveva intorno a lui, ma questo movimento degli occhi veniva considerato dai medici un riflesso nervoso dai medici. Consiglio la lettura di questo libro a chi avesse dubbi al riguardo. Non sappiamo quanto irreversibile sia lo stato vegetativo di Eluana” (qui il video). Fu in quell’occasione che, va ricordato, il premier aggiunse quel vergognoso “potrebbe generare un figlio”.

Oggi i Crisafulli hanno cambiato idea. Dicono di essere stati dimenticati dalle istituzioni.

La stampa e una certa politica non ha più bisogno di loro. Non c’è bisogno, per ora, di sensibilizzare e indirizzare l’opinione pubblica. Non c’è più una Eluana da combattere. Loro stessi sono la nuova Eluana. Tanti auguri.

Il Fatto, giornale psicopatico

venerdì, 29 gennaio 2010
Ascolta con webReader

Incredibile, non sono mai contenti. Mai. Rompono le palle per mesi sostenendo che “questo governo non fa niente contro la mafia”, e anzi “favorisce le mafie“, e dopo il piano straordinario annunciato ieri da Berlusconi come commentano? “Solo spot”. E’ questo il commento pubblicato oggi dal Gazzettino delle Procure e delle Manette, cioè il Fatto, l’unico quotidiano al mondo il cui aspetto grafico rispecchia fedelmente i contenuti: aberranti.

Pazienza. Forse al Fatto non è piaciuta la trasferta a Reggio Calabria. Una trasferta nata appositamente per dare più visibilità al messaggio contro la mafia, ma forse al Fatto hanno nostalgia delle trasferte del governo Prodi, quando il Professore portava tutto l’esecutivo a Caserta, nella Reggia, per risolvere il più importante e fondamentale problema del mondo: la salute del suo moribondo governo. Altri tempi, altri tempi.

In effetti bisogna ricordare che per loro Berlusconi “è mafioso“, così, a prescindere. Non diciamo niente, lasciamo vivere questa gente nelle loro ossessioni. Altro che fatti.

Ma di quale Giustizia parlano?

giovedì, 28 gennaio 2010
Ascolta con webReader

Nove milioni di processi pendenti (5.425.000 processi civili e 3.262.000 penali), 170 mila prescrizioni all’anno, una spesa per le casse dello Stato di 4,08 miliardi l’anno, una massa enorme di leggi (50mila, per di più vecchissime, risalenti al codice fascista del 1933) e una quantità di avvocati che solo a Roma è superiore all’intera Francia. “L’eccessiva lungaggine delle procedure giudiziarie in Italia necessita con urgenza di una sollecita riforma della legge” ha sentenziato il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa (dando anche degli stretti margini di tempo: entro il 2010). Questo il quadro desolante della giustizia italiana, incredibilmente lenta e macchinosa, confermato anche dal rapporto Cepej (Commissione europea per l’efficienza della giustizia), che s’estende a una cinquantina di Paesi anche extraeuropei.

Si dice: occorrono più risorse. Ma il nostro paese spende, pro capite, per la giustizia, più della media europea. Un italiano spende per la giustizia nel suo complesso in un anno 70 euro, un francese ne spende 53. “La giustizia penale è costata nel 2008 1 miliardo 640.000 euro e – in base al dato dell’alto numero delle prescrizioni; ndnick – si ricava che il processo penale attualmente vigente sperpera oltre 80 milioni di euro l’anno di risorse dei contribuenti per girare a vuoto, per fare processi che si prescrivono, che non portano a nulla né a un’assoluzione né a una condanna”, ha detto il guardiasigilli Angelino Alfano.

Si dice: occorre più personale.
Il numero di giudici per abitante è ai vertici della media europea (13,7 ogni 100.000). Ma che senso ha tenere aperte ben 1292 sedi giudiziarie? Più che in Inghilterra (595), Spagna (703), Francia (773) e Germania (1136). Il 56% degli uffici giudiziari hanno non più di 20 magistrati e una sessantina si trovano in posti dove c’è già un tribunale. Non è da una cattiva organizzazione che deriva la continua carenza e sperequazione d’organici?

Si dice: colpa delle leggi. Certamente abbiamo troppe leggi e per di più vecchie e ferraginose. Ma se la durata media dei processi è così diversa da tribunale a tribunale, è segno che il problema non è solo delle leggi, ma anche di come si riesce a organizzare il lavoro in ogni singolo tribunale. Ad esempio per evitare banali errori procedurali nelle notificazioni, causa di un gran numero di inutili rinvii processuali.

Fatto sta che ogni giorno, nelle aule di giustizia e nelle carceri (al 31 dicembre del 1999 i detenuti in attesa di giudizio erano 23.949, quasi il cinquanta per cento dei quali in attesa del primo giudizio), si trascina un’umanità sofferente e anonima, che paga un prezzo ingiusto e disumano magari solo per errori della giustizia, mentre chi dovrebbe pagare per errori propri non arriva a pagare ciò che dovrebbe.

I magistrati dell’Anm hanno deciso di partecipare, sabato prossimo, all’inaugurazione dell’anno giudiziario con le toghe e una copia della Costituzione in mano, lasciando l’aula quando prenderà la parola il rappresentante del Governo. Tutto questo per protestare contro “le iniziative legislative che rischiano di distruggere la giustizia in Italia“. Ma di quale Giustizia parlano?

L’Italia tutta si interroga sul mistero dei capelli di Berlusconi…

giovedì, 28 gennaio 2010
Ascolta con webReader


Eh sì, questi sì che sono questioni di vita o di morte… parliamo ovviamente dei capelli di Berlusconi, che appaiono e scompaiono come neanche il mostro di Loch Ness. Tutti ne parlano, tutti i (più o meno) autorevoli quotidiani italiani spendono parole e pubblicano foto dettagliate sulla chioma più bella e famosa d’Italia, quella del Cavaliere d’Arcore. Repubblica addirittura ha messo online 13 (tredici!) foto interrogandosi sul caso del giorno:

“C’è un nuovo mistero intorno ai capelli del premier Silvio Berlusconi, che negli ultimi quattro giorni hanno mostrato una mutevolezza sorprendente: il 23 gennaio, il presidente del Consiglio si è presentato al matrimonio del ministro Gelmini con la sua solita chioma. Due giorni dopo, arrivando al San Raffaele per una visita, la fronte del premier è apparsa inspiegabilmente alta e sguarnita. Ma niente paura: oggi, alle celebrazioni per il Giorno della Memoria, la testa del premier era nuovamente rinfoltita

Che dire… new look o parrucchino?

Vendola umilia il Pd

lunedì, 25 gennaio 2010
Ascolta con webReader

il governatore

Batosta immane. Forse queste due parole bastano a spiegare quello che è successo ieri al già derelitto Partito Democratico. Avevano scommesso tutto sulla Puglia, Bersani e soprattutto D’Alema. Si erano giocati ogni cosa, anche le mutande. No a Vendola, costi quel che costi. In palio, desiderata con la bava alla bocca, l’alleanza con il fornaio Casini, che va un po’ di qua e un po’ di là, diventando il nuovo Mastella della politica italiana. E la trave sui denti è arrivata, annunciata come un ritardo di un Frecciarossa qualsiasi: 73% dei voti popolari a Nichi il ribelle, un misero 27% al candidato ufficiale del partito, quel Francesco Boccia che sarà ricordato nella storia per essere l’agnello sacrificale del suo partito, visto che il suo unico compito è quello di sfidare regolarmente (e poi perderci contro) l’ex rifondarolo Vendola. Il vero sconfitto nei gazebo è D’Alema, umiliato in modo inverecondo: anche nel suo feudo personale, Gallipoli, il Governatore uscente ha ottenuto percentuali più che bulgare (77%). Voleva smantellare, pezzo per pezzo, il partito messo in piedi da Veltroni, quello costruito sulle primarie e sulla periodica chiamata alle urne del proprio elettorato.

Voleva anteporre i giochetti di palazzo a tutto il resto. Ha perso, e di brutto. Ora il patto che si proponeva di buttar giù Berlusconi (uno dei tanti, miseramente falliti) andando a braccetto con gli scudocrociati va a farsi benedire. “Mai con Vendola”, urla incazzato Pierferdy il brizzolato. Ancora una volta, spiace dirlo, viene fuori tutta la miopia di questi presunti strateghi che non fanno altro che combinare danni, incapaci di andare oltre il puro e semplice “cacciamo il Cavaliere”. Berlusconi, dal canto suo, l’ha indovinata di nuovo. Diceva di non aver fretta nell’individuazione del proprio candidato in Puglia, perché tanto l’Udc con Vendola non sarebbe mai andata, e neppure in solitudine, visto che ciò avrebbe significato far trionfare di nuovo Nichi l’alternativo. E c’ha preso. Spiazzati e furibondi per essere stati risucchiati dentro il perverso meccanismo delle primarie che ha fatto perdere pure loro, i centristi annunciano ufficialmente che andranno da soli. O meglio,  appoggeranno un cavallo di razza come Adriana Poli Bortone, sulla quale uno sbadato Pdl avrebbe fatto bene a ragionare un po’ di più. Sì, perchè soli soli non vanno…anche perchè non riuscirebbero a far pendere la bilancia da nessuna parte. E allora via alle danze! “Visto che vi piace tanto la politica dei due forni, oggi sarete ancora più contenti perché i forni diventano tre, ha dichiarato Casini. Insomma, la solita manfrina democristiana di chi ama stare sotto i riflettori, sempre e comunque. Di chi parla di senso delle istituzioni, di responsabilità e di serietà e poi va a chiedere a destra e a manca assessorati e poltrone.

Niente di nuovo, ovviamente. Forse il Cavaliere avrebbe fatto bene a fare di testa sua, dando il benservito a questi saltimbanchi professionisti che fanno pesare fin troppo i loro quattro voti. La sensazione è che la corda sia stata tirata del tutto, e al prossimo capriccio di Casini e sodali nulla potranno perplessità o mediazioni di più o meno fidati alleati o di autorevoli presidenti di qualche Camera. Il vaso sta traboccando.

La parrocchia rossa

lunedì, 25 gennaio 2010
Ascolta con webReader

Io non leggo abitualmente Libero. Non amo affatto il precedente direttore, Vittorio Feltri, e non condivido quella che mi sembra la scelta di inseguirne lo stile e l’aggressività da parte del direttore attuale, Maurizio Belpietro. Tuttavia trovo grave e inaccettabile la discriminazione fatta dalla maggioranza dei benpensanti di sinistra nei confronti non solo della testata, ma di quelli che ci scrivono – soprattutto se “di sinistra” come Paolo Nori – a prescindere dalle loro idee, dalla loro capacità e soprattutto da quello che scrivono. Ricordo che su Libero trovano voce giornalisti di indubbia intelligenza, autonomia e qualità di pensiero come Giampaolo Pansa, Filippo Facci, Giampiero Mughini e Davide Giacalone. Proprio di quest’ultimo riporto alcuni brani dell’articolo scritto a proposito di questa polemica.

“…dietro la fascistissima idea che non si possa scrivere per Libero, senza rimanerne marchiati a vita, essendo rilevante non quel che ciascuno pensa e scrive, ma il luogo ove lo si fa, si cela un problema collettivo. (…) “Libero non solo è il luogo in cui ho trovato, da uomo della sinistra democratica, la più assoluta libertà, ma è pieno di collaboratori intellettualmente autonomi e capaci di opporre, come abbiamo molte volte opposto, il dissenso innanzi alla politica condotta dal centro destra. La stessa cosa non avviene a sinistra. Non sto dicendo che nei giornali di sinistra non ci siano dibattiti e scontri, ma il diritto di parola è riconosciuto solo a chi, prima, si è affiliato. Solo fra loro, insomma, accettano di accoltellarsi e, anzi, lo fanno con appassionata lussuria. Ma se un argomento è proposto da un non militante, allora lo si tace, omette, cancella. Non c’è posto, per chi non è buono, sano, puro, dalla parte della ragione.” (…) “Ed eccoli lì, a dirsi orgogliosi di non leggere, di non conoscere, di non sapere, contando, così, non solo di proteggere, ma di glorificare il loro ruolo intellettuale. L’intellettuale che non legge, che si rifiuta di leggere. Come il prete del Belli, che sconsiglia i libri, che non è roba da cristiani. L’indice, il rogo, il rifiuto. L’oratorio rosso, alla disperata ricerca di compiacere la curia.“(…) “Sveglia, compagnucci della parrochietta, siete tornati fascisti, senza aver mai smesso d’esser chierichetti!