
Se ne sta andando anche lui, ormai. Il 2009 è pronto a salutarci, con tutto il suo carico di gioie, allegrie, delusioni e dolori. Un anno come gli altri, si dirà. Un anno che si è aperto con il trionfo di Obama e dell’America, con il primo Presidente nero degli Stati Uniti che nel freddo gennaio di Washington raccoglieva tutto l’entusiasmo di un popolo in visibilio. Un Obama che ha vinto pure il Nobel per la Pace, proprio come Arafat, ottenendo un premio sulla fiducia, cosa da guinness. L’anno che se ne va sarà ricordato come quello che ha visto l’epilogo della triste vicenda umana di Eluana Englaro, che finalmente ha potuto avere la pace che meritava. Un febbraio di crisi istituzionali, di inutile sbraitare da parte di gente che non aveva il minimo diritto di aprire bocca. E’ stato l’anno dell’Abruzzo, del suo dolore. Un dolore di tutta Italia, che ha commosso, ha fatto riflettere. Immagini dure, testimonianze che hanno avuto l’effetto di pugnalate al cuore. Uno dei rari momenti in cui tutta una Nazione, la nostra, ha saputo essere unita. E’ stato l’anno dell’addio a Mister Tv, Mike Bongiorno. Così, senza clamore, senza annunci. In silenzio. Se n’è andato sul finire dell’estate, a Montecarlo, come avrebbe voluto. Senza mai andare in pensione, sempre sulla cresta dell’onda. L’estate 2009 è stata segnata dalla voglia di riscatto di un popolo in catene, neppure tanto metaforiche. Il popolo iraniano. Quell’onda verde che si ribellava alle elezioni farsa e agli intollerabili diktat di Khamenei. L’estate di Neda, ammazzata in mezzo alla strada perché chiedeva libertà.
Densa annata sul fronte politico, dove ne abbiamo viste di tutti i colori: dalla fondazione del Popolo delle Libertà ai tre-leader-tre del Partito Democratico: dal crollo di Veltroni all’eletto dai gazebo Bersani, passando per la parentesi sciatta di Franceschini, appoggiato dalla rampante Serracchiani solo perché simpatico. E’ stato, nel bene e nel male, l’anno di Silvio Berlusconi (un po’ come sempre, del resto): dal trionfo del G8, con un Obama pronto ad esaltare “lo splendido lavoro italiano”, alla sequela di gossip da parrucchiera che ha visto Repubblica (è stato anche il suo, di anno) pubblicare fotogallery sul fazzoletto del premier sporco di trucco, su Noemi, sui fidanzati veri o presunti della stessa, sulle notti allegre del Cavaliere, sulle quali c’era chi voleva istituire commissioni d’inchiesta, anche per capire lo stato di salute della prostata d’Arcore, delle relative capacità sessuali e delle dimensioni dell’organo presidenziale. Tutta roba diventata ancor più succulenta con la divulgazione delle registrazioni intra-tettoniche della escort più celebre d’Italia, Patty D’Addario, capace di scuotere l’Italia con le sue rivelazioni circa “l’eiaculazione non classica” di Berlusconi. Cose, evidentemente, per palati fini. Ha vinto le europee (anche con una campagna elettorale orrenda), ha vinto le amministrative, ha vinto la scommessa del G8 aquilano, nonostante gli appelli in inglese di Di Pietro per la democrazia in pericolo e le prime pagine dell’Unità by Concita e dei media stranieri che già intonavano il De Profundis. Lo hanno minacciato, hanno creato gruppi su facebook per farlo fuori. Ci hanno provato. Ma lui è ancora qua, dispensatore d’amore e di perdono. Il 2009 è stato l’anno del colpo di mano della Corte Costituzionale, che ha bocciato il Lodo Alfano nonostante fossero stati accolti i suoi precedenti rilievi. E’ stato l’anno dei dimissionari, da Bozzo il moralista a Marrazzo. E’ stato l’anno del ravveduto Spatuzza e della giudice Gandus, che è riuscita a condannare Berlusconi anche quando Berlusconi imputato non era. E’ stato l’anno degli addii: da Maldini a Kakà, bandiere di un Milan che mai morirà.
E’ stato questo, in soldoni, il 2009. Un anno che se ne va per la gioia di alcuni e il dolore di altri. A tutti voi, cari lettori, l’augurio che il 2010 sia pieno di soddisfazioni, all’insegna dell’amore che, si dice, vince su tutto. Sempre. Buon anno!







