Archivio di novembre 2009

La croce nella bandiera, o la bandiera nella croce?

lunedì, 30 novembre 2009
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Non è estate, e quindi non può essere la tipica uscita politica di ferragosto. Ma la proposta di Castelli - mettere il simbolo della croce nel tricolore italiano - è una emerita pazzia. Intanto perchè sarebbe una bandiera “contro”, visto che la proposta del leghista nasce come “battaglia” verso un ben determinato nemico. E poi perchè cambiare la bandiera, oggi, non avrebbe senso. Sarebbe l’ennesima proposta retrogada di questo governo. Una battaglia d’altri tempi. Tempi superati, tempi passati.

Anche perchè, di questo passo, dopo la croce nella bandiera, che facciamo? Le crociate? A questo punto lasciamo perdere la croce, e mettiamo nella bandiera il simbolo del biscione berlusconiano, no? Si scheza, su. Che caldo…

Napolitano si rivolge ai magistrati. A buon intenditor poche parole.

venerdì, 27 novembre 2009
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Sinceramente, non me l’aspettavo, ma evidentemente anche il Presidente della Repubblica dev’essersi accorto che la tensione istituzionale era salita a livelli insopportabili e ha deciso di richiamare le parti litiganti: politica e magistratura.

Ai primi, perciò, ha ricordato i tanti problemi che affannano il Paese e che vanno quindi affrontati col dovuto impegno, senza perdersi in chiacchiere.
Ai secondi, invece, Napolitano ha riservato una stoccata violentissima.

Quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione“.

Più chiaro di così, si muore.
La magistratura ha colmato la misura e ha fatto un po’ la fine dei musicanti di Brema: andati per suonarle, finirono suonati.
La smettano, le toghe, di sentirsi “Potere” quando la Costituzione li ha fatti “Ordine” dello Stato!
Gli sconfinamenti di campo hanno, evidentemente, ecceduto ogni limite.
L’ultimo, proprio ieri, quando un Consigliere del CSM si è permesso di parlare a nome dell’Organo di Autogoverno dei magistrati, chiedendo addirittura che, nell’ambito di una pratica a tutela delle toghe di Milano e Palermo, fossero “acquisite le dichiarazioni rese dal Premier” durante la direzione del partito e poi riportate, non si capisce neanche quanto fedelmente, da stampa e tivù.

Un’idea che non dev’essere piaciuta a Napolitano, che deve avervi visto l’ennesimo tentativo di una parte di magistratura di dotarsi di competenze che assolutamente non le spettano e, peggio ancora, che violano l’equilibrio istutuzionale garantito dalla Costituzione.

Tant’è che lo stesso Presidente, sentendo puzza di golpe giudiziario (ma questa è una mia interpretazione…) e relativo ribaltone parlamentare, ha messo in chiaro un altro paio di cosette:

Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare“.

Intesi?
Si mettano l’animo in pace e la smettano di tirare inutili spallate al Governo!

Non pago, Napolitano rincara la dose e dà il colpo di grazia:

Spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia“.

Insomma: ai magistrati spetta applicare la legge. E non polemizzare col legislatore. Perchè non è quella la funzione a cui sono preposti.
Tutto chiaro?

Speriamo…
A buon intenditor, poche parole…

La congrega dei talebani ha colpito ancora

giovedì, 26 novembre 2009
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Era prevedibile ed in qualche modo annunciato. Il talebano Sacconi, ex laicissimo socialista folgorato sulla via di Damasco, ce l’ha messa tutta per bloccare la commercializzazione della Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. Con un colpo di mano fulmineo, la Commissione Sanità del Senato ha infatti approvato il testo del Presidente Tomassini che chiede al Governo di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute. Il Ministero dovrebbe dire sostanzialmente se la Ru486 è compatibile con la legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Il vero motivo, ovviamente, è allungare indecentemente i tempi, nonostante la sottosegretaria (ex femminista convertita al family-day) Eugenia Roccella abbia assicurato che il Ministerò “farà prestissimo, entro ventiquattro ore”. Il tutto è indegno. L’Agenzia italiana del farmaco, che non è composta proprio da trogloditi buzziconi zoticoni, ha già dato parere favorevole alla commercializzazione della pillola, già usata (da decenni) in gran parte dell’Europa. Noi invece ci accodiamo a Polonia, Irlanda e Malta, dove l’aborto è vietato. Bella roba, scegliamo sempre le compagnie giuste.

Gioisce Buttiglione, esulta Gasparri, che annuncia la grande vittoria di civiltà, perchè c’erano troppi dubbi sulle conseguenze che la pillola avrebbe potuto avere sulla salute delle donne”. Evidentemente l’Italia è un Paese a parte. Il Nobel alla Medicina Montagnier sostiene che “l’uso della pillola è preferibile a un intervento chirurgico” e che “non ci sono controindicazioni farmacologiche”. No, in Italia non basta questo. Da noi è sufficiente che un Ministro esprima dubbi etici perchè un farmaco venga vietato a tutta la popolazione, nonostante il via libera di chi è competente in materia. Allucinante. Neanche nel Medioevo. La congrega dei talebani nostrani ha colpito ancora.

I magistrati preparano il plebiscito per Berlusconi

mercoledì, 25 novembre 2009
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Se fosse vera la clamorosa trovata dei pm di Palermo, riportata dal Giornale, cioè il possibile avviso di garanzia per Silvio Berlusconi con l’accusa di “concorso esterno” in associazione mafiosa e relativa confisca del patrimonio, ci troveremmo di fronte all’ultimo disperato assalto della magistratura deviata contro il Presidente del Consiglio.

Una iniziativa, se fosse vera, davvero clamorosa. Ma che rivela due aspetti preoccupanti: la disperazione e l’ossessione della magistratura. Disperazione perchè arriva, per l’ennesima volta, a formulare l’accusa per un reato che non esiste: il concorso esterno non c’è da nessuna parte, e la sua formulazione è così pericolosa da poter essere riconducibile a chiunque. Ossessione perchè l’obiettivo è sempre lui, il Cavaliere, e questo rappresenterebbe soltanto l’ultimo dei tanti tentativi.

L’aspetto positivo, per Berlusconi, è che questa iniziativa svelerebbe a tutti, pure a chi negli anni ha sempre mostrato un certo rispetto per le indagini della magistratura, il vero volto del partito dei giudici. E’ chiaro che una mossa del genere da parte della magistratura aprirebbe un confronto durissimo, mai visto in passato. Assisteremmo ad una guerra senza precedenti tra politica e magistratura. Intanto, da fare subito in Parlamento è la cancellazione immediata del reato di concorso esterno, perchè così non è sostenibile. Poi, perchè no, valutare se tornare immediatamente alle urne e chiedere agli elettori un parere su questa accusa: a parte i quattro ossessionati che votano Di Pietro, gli italiani regalerebbero un plebiscito a Silvio Berlusconi. Un consenso senza precedenti. Senza alcun tipo di “peso”, come Fini, ma un mandato in bianco per il Cavaliere. Ripeto: in bianco. Una forza politica quasi pericolosa. E’ questo che vuole la magistratura? Si accomodi.

Ciampi spara a zero su Berlusconi: sfascia le istituzioni

lunedì, 23 novembre 2009
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Le persone, alla fine, si rivelano sempre per quello che sono. Dell’ex Presidente della Repubblica Ciampi conoscevamo già il suo passato politico, i suoi governi delle tasse su tasse,  e ricordiamo pure la candidatura a premier nel 1994 con la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, proprio contro la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi. Probabilmente è da quel momento che il Cavaliere è diventato una ossessione per Ciampi, prima parzialmente nascosta, grazie al ruolo istituzionale del Capo dello Stato (eletto anche grazie ai voti di Berlusconi), ma oggi inesorabilmente svelata.

E’ “negli anni finali della mia vita” che Ciampi ci tiene a farci sapere – in una intervista su Repubblica – cosa pensa veramente di Berlusconi, e lo fa citando un libro di Marc Lazar: “io e Berlusconi venivamo raccontati come gli estremi di un pendolo: da una parte Ciampi, l’uomo che difende le istituzioni, e dall’altra parte Berlusconi, l’uomo che delegittima le istituzioni. Mai come oggi mi sento di dire che questa immagine riassume alla perfezione quello che penso”. Ecco, Ciampi si definisce (da solo) il difensore dell’Ordine Supremo contro gli attacchi del Cavaliere Nero da Arcore! Caspita, e il paradosso è che Ciampi sembra Berlusconi quando si autodefinisce l’Unto dal Signore: insomma, lo stile è quello. Nel resto dell’intervista, emerge un Ciampi alla Di Pietro: se la prende con l’informazione televisiva (“non c’è pluralismo”), attacca il ddl taglia processi suggerendo poco velatamente a Napolitano di “non firmare“. Caspita, parla proprio lui che in sette anni ha rispedito a Berlusconi soltanto una legge, quella inoffensiva di Gasparri. Quanto populismo nelle sue parole, ovviamente “vendute” al principale giornale dell’opposizione. Che bella la vita da ex presidente e da senatore a vita.

Dal prete allo studente bananaro: tutti al No B-Day. Tranne l’indesiderato Di Pietro.

domenica, 22 novembre 2009
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Figuraccia per Tonino Di Pietro. Niente da fare, non potrà salire (come tanto desiderava) sul palco che il 5 dicembre accoglierà l’apoteosi della manifestazione che si ripromette di insultare Silvio Berlusconi, ricordandogli che è un abusivo e che anche per lui è venuto il momento di farsi da parte. No, Di Pietro no. Questo, in soldoni, quanto stabilito dalla cooperativa dei volonterosi blogger violacei che hanno optato per una strada diversa, quella del pietismo e della cosiddetta società civile. Tradotto, la solita accozzaglia di pseudo intellettuali illuminati, gruppi di ragazzi più o meno disagiati, cantanti perennemente impegnati. Tutti accumunati, ovviamente, dall’ossessione che porta ad Arcore. Tutti insieme, appassionatamente.  Non si è ancora ben capito per cosa sfileranno, visto che i temi toccati saranno ambiente, legalità e giustizia, etica politica, lavoro-formazione-ricerca, diritti della persona e infine informazione e rete. Minestrone di stagione.

Tra gli oratori un operaio di Eutelia, un prete comboniano, lo scrittore Tabucchi, un giornalista del Pais, qualche costituzionalista a spasso (sono sempre in giro questi), i Ratti della Sabina (che non sono sorci). Tutto sto popò di roba per dire che Berlusconi va cacciato a calci nel sedere, che non avrebbe mai dovuto diventare Premier (anche se mezza Italia l’ha votato almeno tre volte). Ci sarà anche (citiamo testuale) “uno studente in lotta contro la riforma Gelmini”. Rifondazione comunista (quella di Ferrero) annuncia trionfante che porterà in piazza un migliaio di persone, tutte in militaresca formazione d’attacco dietro lo striscione “Contro Berlusconi e la repressione”. Il pluri-trombato verde Bonelli sfilerà “per dire no al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e ai processi brevi”. Il folkloristico trio composto da Lidia Ravera, Furio Colombo e Moni Ovadia lancia un disperato appello da MicroMega: “E’ in gioco la democrazia”. In mezzo a tutti, pure Debora Serracchiani e il professor chirurgo Marino (pronto ad andarsene se insulteranno Napolitano). Scettico, invece, l’emerito Presidente della Corte Costituzionale Zagrebelsky, che si è accorto del rischio “di qualche provocazione organizzata ad arte per approfittarne”, e del fatto che “la parola d’ordine della manifestazione è un attacco alla persona B.”.

A questo punto sorge spontanea una domanda: visto il ricco e variegato menù che i blogger democratici sono pronti ad offrirci, perché mai ci negano l’ennesima succulenta performance del trebbiatore più famoso d’Italia? Con quale diritto tolgono a Di Pietro la possibilità di sparare letame sul Capo dello Stato e di dare del mafioso-piduista-fascista all’uomo più votato del Belpaese, quello legittimato a governare? Tra il prete dissidente e lo studente bananaro ci sarebbe stato benissimo. Peccato, ma siamo sicuri che ci sarà un’altra occasione… il trash, si sa, è un pozzo senza fine.

Se Lula diventa complice di un terrorista assassino

sabato, 21 novembre 2009
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Insomma, l’assassino terrorista Cesare Battisti sembra essere sempre più vicino ad un’allegra pensione in Brasile, tra le spiagge di Copacabana e qualche gita in compagnia dell’improponibile Ministro della Giustizia locale Tarso Genro. Nonostante infatti il Supremo Tribunale Federale abbia detto (in diretta tv) che il pluri-assassino strenuamente difeso dalla Premiere Dame di Francia, quella che è tanto orgogliosa di non essere più italiana (e noi altrettanto felici che lei non si senta più nostra compatriota) debba essere restituito alle galere del nostro Paese per scontare l’ergastolo che si merita, il Presidentissimo Lula, quello sempre rosso in faccia, tentenna. Cerca disperatamente un cavillo (così almeno scrivono i quotidiani brasiliani) per confermare l’asilo al criminale. I motivi? Primo: non spaccare il suo partito e sconfessare il rosso Ministro della Giustizia, che ieri ha per l’ennesima volta insultato gli italiani, teorizzando che da noi è in atto “un preoccupante aumento del fascismo tra la popolazione” (guardasse in casa sua, con un tasso di criminalità sconcertante e i morti che coprono le strade di molte città brasiliane). Secondo: far vedere i muscoli, far capire al Mondo che il suo Brasile è diventato una grande potenza capace di fare la linguaccia alla vecchia Europa.

Certo, Lula il temporeggiatore, quello che tre giorni fa diceva che la decisione del Tribunale sarebbe stata la sua e ieri si destreggiava in un imbarazzante “Dovrò leggere la comunicazione della Corte, discuterne con i miei consiglieri legali, dopodichè ne parlerò con la stampa con il massimo piacere”, si rende in pratica complice e amico dell’assassino Battisti. Gli concede un tetto, un’immunità, una dorata pensione tra ballerine e bagni di sole. Complimenti al probabile prossimo Presidente della FAO, al capofila dell’ex terzomondismo che diventa protagonista. Lula da Silva, quello così attento ai disagiati e ai diritti umani che si dimentica delle vittime del terrorista italiano, di tutte quelle famiglie che la pistola di Battisti ha spezzato, di chi oggi è costretto a stare in sedia a rotelle perché Cesare Battisti si divertiva nel far fuori la gente comune. Complimenti vivissimi.

Morto Brenda, il trans di Piero Marrazzo

venerdì, 20 novembre 2009
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Tempo fa quando qualche idiota bruciò la macchina della D’Addario certa stampa cercò in qualche modo, in realtà nel solito modo viscido e velato, di ricollegare l’accaduto a Silvio Berlusconi, e in parecchi forum in giro per la rete era un continuo leggere commenti del tipo “mafioso“, “metodi intimidatori mafiosi” e via di questo passo, ecco, oggi che è stato trovato morto carbonizzato Brenda, il trans del caso Marrazzo, cosa leggeremo su certa stampa e su certi forum?