Archivio di ottobre 2009

Lavori in corso!

venerdì, 30 ottobre 2009
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Avrete notato ultimamente che questo blog ultimamente è impazzito. No no, ovviamente non ci riferiamo ai contenuti, quelli sono sempre fenomenali. I problemi sono tecnici: praticamente siamo in troppi e il nostro simpatico servizio di hosting (a pagamento) ha deciso di cacciarci. Quindi ci trasferiamo da un’altra parte. Cercheremo di limitare al minimo i disagi di questo trasferimento, ma sapete come vanno queste cose…. Scusate e portate pazienza  (che ne avete tanta lo so…).

Presidente, incontri Bersani

giovedì, 29 ottobre 2009
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Le primarie di domenica scorsa del PD, di cui si può dire quello che si vuole, ma in ogni caso vanno rispettate come segno di impegno civile di molti cittadini, sono finalmente terminate e con esse la lunga stagione congressuale che ha ingessato il Partito Democratico in una campagna elettorale continua ed in una lotta di tutti contro tutti. Lentamente, quindi, l’opposizione si stabilizzerà e troverà i suoi nuovi equilibri nella nuova gestione bersaniana.

Una fase nuova potrebbe quindi aprirsi, rispetto al fumo veltroniano ed alle sciocchezze filo dipietriste di Franceschini, grazie ad un leadership (e ci mettiamo dentro anche D’Alema e soci) più rodata e più concreta, che potrà finalmente evitare le schizofrenie del passato che hanno visto un PD sempre più debole cannibalizzato dal fattore molisano e dai suoi strali propagandistici in stile fascista.

E’ però necessario che, in questo clima di scontro eterno, un passo sia fatto da entrambe le parti: ci é ben chiaro che in questi anni ed ancor di più in questi mesi una buona parte del centrosinistra ha tentato in tutti i modi possibili la distruzione e la demonizzazione di Silvio Berlusconi, ricevendo in cambio solo batoste elettorali, ma ci é anche ben chiaro che il muro contro muro ha anche alimentato fenomeni inaccettabili come appunto Di Pietro e le varie schegge impazzite della politica italiana, premiati dalla parte più urlante del popolo della sinistra italiano, non consentendo un confronto decente se non proficuo tra le due maggiori forze.

Per questo, Presidente Berlusconi, le chiediamo oggi di fare un primo passo: l’uscita del Migliore piacentino su Marrazzo e le vicende escort non è stata da manuale, se davvero la sua intenzione é quella di una normalizzazione dei rapporti con il Presidente del Consiglio, ma cerchi di passare oltre anche a questa, ed incontri Pier Luigi Bersani. Faccia un passo in avanti, lo inviti a Palazzo Chigi o anche a cena, cerchi di spiazzare anche questa volta e si metta con Bersani a discutere di cosa il Governo vuole fare nei prossimi mesi per quel che riguarda il carico fiscale, l’uscita dalla crisi e gli assetti istituzionali. Si prenda pure dei « niet » come risposta, mica siam obbligati ad andare d’accordo, non siamo tutti nello stesso partito, ma dia un segnale di riconoscimento ad una leadership che, per una volta, é in mano ad una persona concreta e più pacata nei modi e nei termini (e che viene molto apprezzata anche nel popolo del centrodestra, almeno rispetto agli ex leader disarcionati).

Forse questa é un’occasione per riportare il PD alla ragione, per isolare gli estremisti dipietristi e per mettere una parziale pietra sopra a molte cose ; farebbe bene alla maggioranza, che con un avversario finalmente credibile potrebbe fare meglio quadrato e smettere di scannarsi al suo interno, e darebbe un segnale di riappacificazione al Paese, il primo dopo quel 25 aprile di Onna unanimemente riconosciuto come il massimo momento unitario della politica italiana. E poi, Presidente, incontrare Bersani le consentirebbe pure di attaccargli la scarlattina. In fondo, é pur sempre un comunista.

Quanto ci mancava questo "comitato"…

mercoledì, 28 ottobre 2009
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LUXEMBOURG EU ECOFIN MINISTER MEETING

E alla fine pace fu, o forse è meglio dire armistizio. Sta di fatto che dopo l’incontro ad Arcore di ieri sera tra Berlusconi e Tremonti, è stata decisa la creazione di un “Comitato di politica economica” che sarà coordinato proprio dal permaloso titolare dell’Economia. Insomma, dopo giorni di tensioni, ripicche, mezze dichiarazioni sulla stampa, profezie di Bossi, Giulietto e Silvio hanno ricomposto ogni frattura. Il sacerdote massimo del Governo, Bonaiuti, ha annunciato infatti che “è stato chiarito ogni equivoco, che continua con grande impegno una collaborazione che è stata sempre intensa e proficua da più di 15 anni”. Perfetto, tutto è bene quel che finisce bene. Però, ancora una volta, come si usa in Italia, si mettono in scena teatrini ridicoli che si districano tra vertici, supervertici, cene decisive, notti dei lunghi coltelli, faccia a faccia. Sempre la solita storia. E stavolta, pur non concedendo a Tremonti quel posto da vicepremier che di fatto avrebbe commissariato Berlusconi, dando ancora più potere al già potente ministro, il sole è tornato a splendere creando l’ennesimo organismo inutile e tipico della prima repubblica italiana, capace di sfornare cariche e poltrone come neanche la Fiat negli anni del boom.

Non è questo quello che ci aspettavamo. Non pensavamo di vedere ancora liti puerili come quella che portò alla defenestrazione dell’occhialuto contabile nel 2004, non pensavamo di assistere a ricatti più o meno grandi per la voglia di avere sempre di più, di contare sempre di più. No, niente di tutto questo. Ci aspettavamo responsabilità, senso del dovere, capacità di guardare più lontano del proprio naso. Invece siamo sempre qui a commentare ridicole liti di bottega tra lavandaie che si contendono il filo migliore per stendere i panni; liti che misteriosamente si concludono sempre con un falsissimo volemose bene e con qualche poltrona guadagnata. Avete deciso così? Benissimo. Però ora che il Ministro genialoide ha avuto un po’ di quel che voleva, si rimetta al lavoro, cercando magari di sviluppare una politica economica più in linea alle inclinazioni della coalizione che lo ha portato a gestire i conti dello Stato, lasciando perdere tentazioni retrograde e socialisteggianti.

Auguri all'uomo Piero Marrazzo

martedì, 27 ottobre 2009
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Al di là degli schieramenti politici, al di là delle ossessioni di ognuno di noi, bisogna fermarsi un attimo e necessariamente fare un bel in bocca al lupo all’uomo Piero Marrazzo. Quello che sta passando deve essere infernale, e forse nemmeno minimamente immaginabile. In questa Italia di bacchettoni Marrazzo sarà per sempre “quello dei trans“. Contro di lui si è scatenata una ondata di indignazioni infinita: il problema non è il suo tradimento, o il suo vizio, il problema è con chi faceva sesso.

In Italia esiste un tabù grandissimo: quello del transessuale. Non lo sapremo mai, ma probabilmente se lo avessero beccato con una donna, lui stesso non avrebbe parlato di “debolezze“. Eppure lo ha fatto. Oggi il Corriere scrive che 10 milioni di italiani hanno rapporti con transessuali: ci sembra un po’ un dato esagerato, ma se così fosse è inspiegabile questo accanimento per queste “debolezze”. E chissà i commenti di questo popolo dei 10 milioni sul caso Marrazzo…

Prendete Berlusconi, i suoi rapporti sessuali con le escort non hanno nulla di strano perché riguardano donne. Pur essendo rapporti extraconiugali, qui non si parla di debolezze. Perché un marito che ha rapporti sessuali con una donna va bene, ma un marito che fa sesso con un transessuale non va più bene. Lo stesso per il “cattolico” modello: una scappatella si perdona, se con una donna. Altrimenti no, è da “curare”. Così funziona questa Italia moralista e ipocrita.

Intanto la moglie di Marrazzo, a differenza di altri casi, ha deciso che non abbandonerà il marito: gli starà vicino. Probabilmente per cercare di salvare il proprio matrimonio. Tantissimi auguri a Marrazzo. Di cuore.

L'Eletto dai Gazebo perde Rutelli, ma ritrova la Binetti

lunedì, 26 ottobre 2009
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Bersani è già disperato

Bersani è già disperato

Non hanno ancora finito di tracannare le bottiglie di spumante, non hanno ancora finito di fare i trenini con le note di “Meu amigo Charlie Brown” e “Brigitte Bardot-Bardot” in sottofondo, che il politburo del Partito Democratico, guidato dal neoeletto Bersani, già deve fare i conti con le defezioni. A scrutinio non ancora ultimato, infatti,  Rutelli ha annunciato (a Vespa) il suo addio alla creatura dei gazebo. L’ex Sindaco di Roma ha definito “assurdo” lo spostamento a sinistra del “partito mai nato”, dicendosi pronto (ma non subito) a sposare il progetto politico del crociato Casini. Una bella coppia, senza dubbio.  E se Bersani rivendica con malcelato orgoglio “le radici socialiste del Pd”, dal marito della Palombelli arriva una condanna senza appello: E’ incredibile che il Pd si costruisca radici socialiste con un quarto di secolo di ritardo e molta sinistra è andata a destra”.

Però, finalmente qualcuno inizia a svegliarsi anche da quella parte, rendendosi conto che forse il Muro di Berlino è caduto da qualche decennio, e che non va molto di moda da queste parti rivendicare radici socialiste. Non siamo in Sudamerica, non abbiamo tupamari settantaquattrenni che aspirano alla leadership del Paese, non si intravede nessuna voglia di rivoluzioni rosse. Evidentemente Bersani, ancora in preda ai fumi dell’alcol per la più che scontata vittoria, pensa di essere tornato ad inizio Novecento, con settimane rosse e simili assortiti. Così ci pensa il Rutellone a rovinargli i festeggiamenti e a riportarlo alla (triste) realtà, vestendo i panni del bacchettone e del menagramo, ricordando che “dopo quindici anni era evidente che lo schema dell’Unione era finito. Bisognava cambiare tutto. E invece non è cambiato niente.

E’ stufo, a forza di mangiare pane e cicoria, di stare in un partito così strampalato, dove da una parte si fanno avances a Di Pietro e dall’altra si è sempre più attratti dalle affascinanti sirene della solista Udc del Pierferdy. “Nemmeno il Pci si era mai sognato di oscillare tra un laicismo fondamentalista minoritario e un giustizialismo caudillista. Boom, buongiorno principessa, verrebbe da dire. Meglio tardi che mai. Il letargo è durato anche troppo. Insomma, per il tosto emiliano Bersani, fresco eletto dai gazebo, arrivano già le prime grane. Ma stia tranquillo, assieme alle defezioni arrivano anche convinte adesioni al suo progetto. Dopo l’appoggio incondizionato di due donzelle con i controcazzi come la Bindi e la Turco, anche la pia Binetti ha confermato che starà dalla parte del terzo Segretario in due anni. Sono soddisfazioni. E non da poco.

Tremonti vicepremier? No, si dimetta subito

lunedì, 26 ottobre 2009
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I fatti sono questi: tutti i Ministri chiedono sempre soldi a Tremonti, che rifiuta sempre per esigenze di bilancio. Ovviamente i Ministri fanno bene a chiedere i soldi a Tremonti, e Tremonti fa bene a dire di no se questi soldi non ci sono. Però è suo compito cercare di trovarne il più possibile, facendo ogni possibile sforzo. Tremonti, invece, si offende per queste continue richieste, e allora pretende di essere “elevato” rispetto agli altri suoi pari grado. E come? Diventando vicepremier.

A questo punto è nato il caos. La richiesta di Tremonti viene sposata solo dalla Lega, mentre lo stesso Berlusconi appare cauto. E stranamente convoca tutti gli organismi del partito, pure quelli che il PdL non pensava manco di avere. Pure Fini, forse per gelosia, è contrario alla promozione di Tremonti. Qui, onestamente, abbiamo bene in mente il pericoloso precedente dello scorso governo di Berlusconi: Tremonti venne costretto alle dimissioni (da Fini e Follini), e arrivò Siniscalco. Il carattere di Tremonti era noto allora ed è noto oggi, come era noto quando si formò questo governo. Perché è stato richiamato? Il centrodestra non è in grado di esprimere un diverso responsabile dell’Economia?

La soluzione non è la promozione del Ministro dell’Economia. E questa richiesta francamente ci sembra espressione di un teatrino che non ci piace. Bravo Ministro o no, ma il carattere e le ambizioni di Tremonti rischiano di diventare un fattore molto pericoloso per la maggioranza. Come sono insopportabili le sue ambiguità. La soluzione è nel programma e nello spirito del PdL. Ad esempio, Tremonti è capace di prendere un impegno concreto per una prossima riduzione della pressione fiscale? Se sì, rimanga. Altrimenti può pure togliere il disturbo.

Che bello: con Bersani ritorna il grande bordello dell'Unione!

domenica, 25 ottobre 2009
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E' tornata l'Unione per le tasse

E' tornata l'Unione per le tasse

Il nuovo segretario del Partito Democratico è Pierluigi Bersani, già dirigente del Partito Comunista Italiano, già presidente della Regione Emilia Romagna nel 1993, già Ministro dell’Industria nel 1996 nel governo di Romano Prodi, già Ministro dei Trasporti nel 1999 e ancora Ministro dello Sviluppo Economico nell’ultimo biblico governo di Romano Prodi.

Bersani ha vinto (almeno così dice) le primarie del Pd. Servivano tre milioni di votanti, e tre milioni sono stati. Serviva un candidato che superasse il 50%, e così è stato. Poi si sono registrati in tutta Italia voti multipli, senza tessere, e tanti altri problemi. Ma questi sono dettagli di poco conto in una elezione. La prossima volta, magari, utilizzino l’inchiostro nero per le dita che si usa in Afghanistan e in Iraq. Sembrerebbero più seri.

Molto legato a Romano Prodi e Vincenzo Visco, il nuovo segretario del Partito Democratico è stato chiarissimo: bisogna creare una grande alleanza contro Silvio Berlusconi. E certo, altrimenti come fanno a vincere? Ci avevano già provato, ora prepariamoci a rivedere quelle spassose creazioni artistiche che rispondevano al nome di Fed, Gad, centrosinistra, sinistracentro (più le versioni con i trattini), e la mitica Unione delle Tasse (tornerà pure Visco occhio).

E noi siamo felici così. Perché è stata l’Unione delle Tasse di Romani Prodi a regalarci alcuni dei più indimenticabili momenti degli ultimi anni. Dai programmi di centinaia di pagine, alle riunioni, ai comitati, alle trasferte, ai tavoli, agli alberi del programma (!?), alle Franca Rame, ai Turigliatto, ai Pecoraro, ai Diliberto, a Giulietto Chiesa, a quelli che volevano la salma di Lenin in Italia, alle maggioranze folkloristiche e sexy, ai senatori a vita, al ritorno dei bamboccioni e alla “serietà al governo”.

Perché tutto questo ci mancava. Ora Bersani può darci tutto questo. E forse di più.

Franceschini è disperato e gioca la carta del fattore razziale

domenica, 25 ottobre 2009
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franceschini

Dopo il mega floppone di Uolter il taumaturgo primariamente eletto con milioni e milioni di voti, le mollette verdi stampate sui cartelloni affissi in tutte le città ricordano all’Italia intera che oggi i fan del Partito Democratico saranno chiamati a scegliere il nuovo Segretario. Tra tutti i contendenti, il più disperato è senza dubbio l’attuale pro-tempore, quello che non aveva alcuna intenzione di candidarsi (salvo poi rimangiarsi tutto). Franceschini è alla canna del gas, non sa più che pesci pigliare, il distacco da Bersani è ampio. E così, ieri,ha giocato la carta della disperazione, che spera possa diventare quella della salvezza. Scegliere come vice un nero. Evidentemente Darione è un estimatore di Obama, si sarà rivisto le scene di isteria collettiva e di pianti infiniti all’annuncio della vittoria del cool from Illinois poco meno di un anno fa. Deve aver pensato, in buona fede, che la scelta della colorazione umana sia un fatto da non sottovalutare nella affannosa corsa verso il trionfo. Dopo una rapida ricerca negli archivi fotografici del partito, ha tirato fuori la foto di Jean Leonard Touadi, originario della Repubblica del Congo ma che sente l’Italia come il suo Paese. Motivando la scelta, Franceschini ha dichiarato molto chiaramente che ha scelto l’ex esponente dell’Italia dei Valori “anche perché è nero”. Non vuole essere ipocrita, il Segretario uscente. Ma se pensava di cavarsela così, con un’ammissione di quasi colpevolezza, si sbagliava di grosso.

Questo non è nient’altro che un esempio di razzismo, puro e semplice razzismo. Vedendo che le urne si avvicinano e che tutto sembra dire che il vincitore sarà l’avversario, si è pensato di giocare la partita sul fattore razziale, sul colore della pelle. Quanto di più squallido possa esserci. Lo stesso Touadi, pur accettando volentieri la proposta giuntagli inaspettata, ricorda di aver “sempre evitato come la peste di entrare in quel gioco per cui chi è nero diventa folcloristico”. Appunto. Un modo di fare politica non tanto originale, indice di poche idee e di molto pressapochismo. Naviga a vista, Franceschini. La butta sul ridicolo, annunciando al Mondo che i suoi vice saranno un nero e una donna. E se questa è la novità rivoluzionaria del principale partito della sinistra italiana, non rimane altro che mettersi le mani nei capelli. La cosa interessante è che su questa boutade  nessuno apre bocca. Se l’avesse fatto Berlusconi saremmo qui a parlare come minimo di incidente diplomatico con mezzo globo terracqueo, con l’Africa in rivolta. Inviterebbero Obama ad inviare le corazzate da guerra al largo della nostra penisola. Il solito doppiopesismo tipicamente italiano.

Se dalle parti di Arcore si dice una mezza stupidaggine, si fa qualche gaffe, si esagera, il plotone d’esecuzione è pronto a fare il proprio mestiere. Se le stesse identiche cose le fanno dall’altra parte, silenzio assoluto; va bene così. Non è una novità, ci siamo abituati. Ma è sempre utile rimarcarlo. Anche (e soprattutto) quando di mezzo ci va il colore della pelle.