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	<title>Commenti a: Siamo in guerra, bisogna combattere</title>
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		<title>Di: l'autonomo</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18488</link>
		<dc:creator>l'autonomo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 15:50:30 +0000</pubDate>
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		<description>prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubavano

poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici

poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perchè erano fastidiosi

e poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perchè non ero comunista

poi vennero a prendere me e non era rimasto più nessuno a protestare</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubavano</p>
<p>poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici</p>
<p>poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perchè erano fastidiosi</p>
<p>e poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perchè non ero comunista</p>
<p>poi vennero a prendere me e non era rimasto più nessuno a protestare</p>
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		<title>Di: Salvhoffa</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18487</link>
		<dc:creator>Salvhoffa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:02:40 +0000</pubDate>
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		<description>Gli estorsori, almeno impara a parlare italiano, tu di dove sei, vicino all&#039;Accademia della Crusca immagino, piccolo uomo.





Io ero e sono contro quella guerra, ma quei soldati meritano comunque il mio rispetto perchè penso che credevano nella Patria che li ha mandati a morire lì.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gli estorsori, almeno impara a parlare italiano, tu di dove sei, vicino all&#8217;Accademia della Crusca immagino, piccolo uomo.</p>
<p>Io ero e sono contro quella guerra, ma quei soldati meritano comunque il mio rispetto perchè penso che credevano nella Patria che li ha mandati a morire lì.</p>
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		<title>Di: castigamatti</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18486</link>
		<dc:creator>castigamatti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 16:01:02 +0000</pubDate>
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		<description>autonomo... levati dai coglioni maiale di merda... le fogne sono il posto più adatto a te!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>autonomo&#8230; levati dai coglioni maiale di merda&#8230; le fogne sono il posto più adatto a te!</p>
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		<title>Di: castigamatti</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18485</link>
		<dc:creator>castigamatti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 15:53:05 +0000</pubDate>
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		<description>AVVISO AL WEBMASTER

===============

Dati i contenuti diffamatori, l&#039;incitamento ad imbracciare le armi contro altri cittadini e la firma con una sigla sinistra si prega di trasmettere IP dell&#039;utente identificatosi nel commento 16 del 17/09/2009 come &quot;l&#039;autonomo&quot; alla DIGOS in modo da favorire l&#039;attività investigativa per la repressione dei reati legati al terrorismo. grazie,

un cittadino stufo di mentecatti paranoidi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>AVVISO AL WEBMASTER</p>
<p>===============</p>
<p>Dati i contenuti diffamatori, l&#8217;incitamento ad imbracciare le armi contro altri cittadini e la firma con una sigla sinistra si prega di trasmettere IP dell&#8217;utente identificatosi nel commento 16 del 17/09/2009 come &#8220;l&#8217;autonomo&#8221; alla DIGOS in modo da favorire l&#8217;attività investigativa per la repressione dei reati legati al terrorismo. grazie,</p>
<p>un cittadino stufo di mentecatti paranoidi.</p>
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		<title>Di: castigamatti</title>
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		<dc:creator>castigamatti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 15:40:52 +0000</pubDate>
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		<description>leggendo i commenti di gente come TELEPASS che pontifica su tutto e su tutti mi tornano in mente alcuni colleghi d&#039;università, &quot;compagnucci&quot; a modo loro, ai quali bisognava spiegare per filo e per segno tutto perché non sempre riuscivano a comprendere le &quot;sfumature&quot;... orbene, laureatisi, con protervia dimentichi del passato, iniziavano a pontificare contro i loro stessi benefattori apostrofandoli come &quot;fasci&quot;... con i sinistri, al solito, è come dare le perle ai porci... transeat, ad maiora!



P.S.: TELEPASS, dal momento che sei automunito perché non imbocchi l&#039;autostrada e corri af... là troveresti molti mentecatti con cui confrontarti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>leggendo i commenti di gente come TELEPASS che pontifica su tutto e su tutti mi tornano in mente alcuni colleghi d&#8217;università, &#8220;compagnucci&#8221; a modo loro, ai quali bisognava spiegare per filo e per segno tutto perché non sempre riuscivano a comprendere le &#8220;sfumature&#8221;&#8230; orbene, laureatisi, con protervia dimentichi del passato, iniziavano a pontificare contro i loro stessi benefattori apostrofandoli come &#8220;fasci&#8221;&#8230; con i sinistri, al solito, è come dare le perle ai porci&#8230; transeat, ad maiora!</p>
<p>P.S.: TELEPASS, dal momento che sei automunito perché non imbocchi l&#8217;autostrada e corri af&#8230; là troveresti molti mentecatti con cui confrontarti</p>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18483</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 13:05:27 +0000</pubDate>
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		<description>con tutto il rispetto io sono stato all&#039;interno dell&#039;esercito, precisamente dove vengono addestrati gli ufficiali insieme a loro, quindi parlo per esperienza personale non meno di te.

In ogni caso, per te è solo una questione politica, un modo come un altro per attaccare generalizzando, atteggiamento che non ti permette di considerare l&#039;unicità e particolarità dei singoli individui. Per molti è un lavoro, hai ragione, ma la maggior parte ci crede ai balzelli di cui ti parlavo.

Eviterei fossi in te di dare del fascista a chiunque non condivida la tua opinione, il tuo è un comportamento fascista.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>con tutto il rispetto io sono stato all&#8217;interno dell&#8217;esercito, precisamente dove vengono addestrati gli ufficiali insieme a loro, quindi parlo per esperienza personale non meno di te.</p>
<p>In ogni caso, per te è solo una questione politica, un modo come un altro per attaccare generalizzando, atteggiamento che non ti permette di considerare l&#8217;unicità e particolarità dei singoli individui. Per molti è un lavoro, hai ragione, ma la maggior parte ci crede ai balzelli di cui ti parlavo.</p>
<p>Eviterei fossi in te di dare del fascista a chiunque non condivida la tua opinione, il tuo è un comportamento fascista.</p>
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		<title>Di: Luciano Baroni</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18482</link>
		<dc:creator>Luciano Baroni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 11:38:05 +0000</pubDate>
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		<description>Basta indecenze: questa è una guerra



Maria Giovanna Maglie

Pubblicato il giorno: 19/09/09





LA MISSIONE



Ai morti di Kabul dobbiamo un po&#039; di decenza, e se è inutile aspettarsi di trovarne in Antonio Di Pietro, che non conosce l&#039;espressione, è naturale aspettarsela da un ministro della Repubblica, quale è Umberto Bossi. La decenza impone di non mostrare ai parenti dei morti e ai militari che rimangono lì a lavorare che al primo incidente grave, al primo segno serio  e concreto della tremenda difficoltà nella quale si trovano le missioni militari internazionali, le autorità, gli esponenti politici, gli intellettuali pensosi, preparano la fuga, peggio, che ritengono quella missione inutile o pericolosa, dunque che i morti se la sono cercata.



La decenza impone di dire almeno una parte della verità, cioè che in Afghanistan si è spostato il fronte duro, il terrorismo peggiore, anche se disperato ed estremo, quello che per qualche anno ha piagato l&#039;Iraq. Nell&#039;ex inferno di Saddam Hussein la strategia di George W. Bush, proprio lui, il mostro detestato in Europa, che gli americani già rimpiangono, e che comunque hanno eletto tutte e due le volte possibili, ha funzionato, il braccio armato essendo il fantastico generale Paetreus, adesso lo stesso tentativo strategico, con una massa di soldati che dall&#039;Iraq finalmente si riversano in Afghanistan, si può tentare contro i talebani. Nessuna ritirata è pensabile, nessuna conferenza internazionale la renderebbe possibile, di transition, transizione, si potrà parlare non prima di un anno almeno. Piuttosto varrà la pena di smetterla finalmente di chiamare missioni di pace spedizioni infide, pericolose, per le quali serve preparazione alla guerra, delle peggiori. Chi le fa lo sa benissimo, come lo sanno le famiglie. La decenza impone di non fingere che la realtà sia diversa da quella che tutti conoscono. Facciamola finita, visto che ci siamo, che il lutto ogni po&#039; ci incalza, di raccontarci che la Costituzione italiana ripudia la guerra, ché di fragorose sciocchezze quella Costituzione è piena, basti l&#039;incipit su una Repubblica fondata sul lavoro. Se non si riesce a cambiarla laddove sembra la scimmiottatura di un testo dell&#039;Unione Sovietica, teniamola come un vecchio reperto, la polvere ci si accumuli serena.



Ai nostri morti di Kabul, come a quelli calpestati e negletti di Nassirya, dobbiamo la decenza del giudizio severo. I talebani sono il Male, meglio ne sono un miserabile strumento. Devono essere sconfitti, almeno è doveroso provarci. Non basterebbe certo levare le tende per fingere che non esistano, per illudersi che si contentino di vivere nel loro Paese, limitandosi a torturare gli afghani, a diseducare i bambini, a perseguitare le donne. Non funziona così, e questo errore lo ha già fatto l&#039;America in compagnia dell&#039;Europa negli spensierati anni 90, mentre Osama bin Laden preparava in Afghanistan l&#039;11 Settembre, la strage di Madrid, quella di Londra. Se in Italia non è successo, non è mica perché abbiamo fatto i bravi, è perché siamo andati in missione con i cattivi, qualche volta azzeccando le mosse, qualche volta sbagliando, almeno reagendo. Ho molto stima e simpatia per Bill Clinton, soprattutto se lo paragono a Barak Obama, ma non ho dimenticato che il Sudan gli voleva consegnare Osama bin Laden nel 1995, e lui graziosamente rifiutò, loro lo espulsero, lui riparò in Afghanistan. A Barak Obama oggi in una possibile conferenza internazionale dobbiamo chiedere maggiore impegno militare e muso duro, non chiacchiere radical chic, altrimenti lui farà la fine di Jimmy Carter con l&#039;Iran, ma nei guai finiremo anche noi.



Ai nostri morti di Kabul dobbiamo infine due cose ancora, semplici apparentemente eppure quasi impossibili nel Bel Paese. Pretendiamo rigore dai musulmani che vengono a vivere in Italia e pensino di comportarsi da aspiranti talebani. Non una moschea in più, non un microfono concesso a un imam improvvisato, regole certe e pene severe per chi le viola. Il padre assassino di Pordenone sia condannato all&#039;ergastolo. Ci sarebbe anche da fare un po&#039; di sano buon giornalismo, meno escort e qualche reportage all&#039;estero in più, che non capiti più di sentirla definire una guerra lontana, dimenticata, così che ai nostri morti tocchi di morire due volte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Basta indecenze: questa è una guerra</p>
<p>Maria Giovanna Maglie</p>
<p>Pubblicato il giorno: 19/09/09</p>
<p>LA MISSIONE</p>
<p>Ai morti di Kabul dobbiamo un po&#8217; di decenza, e se è inutile aspettarsi di trovarne in Antonio Di Pietro, che non conosce l&#8217;espressione, è naturale aspettarsela da un ministro della Repubblica, quale è Umberto Bossi. La decenza impone di non mostrare ai parenti dei morti e ai militari che rimangono lì a lavorare che al primo incidente grave, al primo segno serio  e concreto della tremenda difficoltà nella quale si trovano le missioni militari internazionali, le autorità, gli esponenti politici, gli intellettuali pensosi, preparano la fuga, peggio, che ritengono quella missione inutile o pericolosa, dunque che i morti se la sono cercata.</p>
<p>La decenza impone di dire almeno una parte della verità, cioè che in Afghanistan si è spostato il fronte duro, il terrorismo peggiore, anche se disperato ed estremo, quello che per qualche anno ha piagato l&#8217;Iraq. Nell&#8217;ex inferno di Saddam Hussein la strategia di George W. Bush, proprio lui, il mostro detestato in Europa, che gli americani già rimpiangono, e che comunque hanno eletto tutte e due le volte possibili, ha funzionato, il braccio armato essendo il fantastico generale Paetreus, adesso lo stesso tentativo strategico, con una massa di soldati che dall&#8217;Iraq finalmente si riversano in Afghanistan, si può tentare contro i talebani. Nessuna ritirata è pensabile, nessuna conferenza internazionale la renderebbe possibile, di transition, transizione, si potrà parlare non prima di un anno almeno. Piuttosto varrà la pena di smetterla finalmente di chiamare missioni di pace spedizioni infide, pericolose, per le quali serve preparazione alla guerra, delle peggiori. Chi le fa lo sa benissimo, come lo sanno le famiglie. La decenza impone di non fingere che la realtà sia diversa da quella che tutti conoscono. Facciamola finita, visto che ci siamo, che il lutto ogni po&#8217; ci incalza, di raccontarci che la Costituzione italiana ripudia la guerra, ché di fragorose sciocchezze quella Costituzione è piena, basti l&#8217;incipit su una Repubblica fondata sul lavoro. Se non si riesce a cambiarla laddove sembra la scimmiottatura di un testo dell&#8217;Unione Sovietica, teniamola come un vecchio reperto, la polvere ci si accumuli serena.</p>
<p>Ai nostri morti di Kabul, come a quelli calpestati e negletti di Nassirya, dobbiamo la decenza del giudizio severo. I talebani sono il Male, meglio ne sono un miserabile strumento. Devono essere sconfitti, almeno è doveroso provarci. Non basterebbe certo levare le tende per fingere che non esistano, per illudersi che si contentino di vivere nel loro Paese, limitandosi a torturare gli afghani, a diseducare i bambini, a perseguitare le donne. Non funziona così, e questo errore lo ha già fatto l&#8217;America in compagnia dell&#8217;Europa negli spensierati anni 90, mentre Osama bin Laden preparava in Afghanistan l&#8217;11 Settembre, la strage di Madrid, quella di Londra. Se in Italia non è successo, non è mica perché abbiamo fatto i bravi, è perché siamo andati in missione con i cattivi, qualche volta azzeccando le mosse, qualche volta sbagliando, almeno reagendo. Ho molto stima e simpatia per Bill Clinton, soprattutto se lo paragono a Barak Obama, ma non ho dimenticato che il Sudan gli voleva consegnare Osama bin Laden nel 1995, e lui graziosamente rifiutò, loro lo espulsero, lui riparò in Afghanistan. A Barak Obama oggi in una possibile conferenza internazionale dobbiamo chiedere maggiore impegno militare e muso duro, non chiacchiere radical chic, altrimenti lui farà la fine di Jimmy Carter con l&#8217;Iran, ma nei guai finiremo anche noi.</p>
<p>Ai nostri morti di Kabul dobbiamo infine due cose ancora, semplici apparentemente eppure quasi impossibili nel Bel Paese. Pretendiamo rigore dai musulmani che vengono a vivere in Italia e pensino di comportarsi da aspiranti talebani. Non una moschea in più, non un microfono concesso a un imam improvvisato, regole certe e pene severe per chi le viola. Il padre assassino di Pordenone sia condannato all&#8217;ergastolo. Ci sarebbe anche da fare un po&#8217; di sano buon giornalismo, meno escort e qualche reportage all&#8217;estero in più, che non capiti più di sentirla definire una guerra lontana, dimenticata, così che ai nostri morti tocchi di morire due volte.</p>
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		<title>Di: Luciano Baroni</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18481</link>
		<dc:creator>Luciano Baroni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 11:36:42 +0000</pubDate>
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		<description>Compagni con l&#039;elmetto Se la fa Obama la guerra è bella



Fausto Carioti

Pubblicato il giorno: 19/09/09



Fedeli alla linea



Ci volevano Concita De Gregorio e Massimo D&#039;Alema per riempire due pagine dell&#039;Unità con un&#039;intervista sulla guerra in Afghanistan nella quale si parla di tutto tranne che dell&#039;unica cosa vera, quella da cui dipende l&#039;atteggiamento del Pd: Barack Obama, ultimo oggetto di devozione rimasto alla sinistra italiana. Il presidente statunitense, che ha puntato tutte le sue carte sulla pacificazione di Kabul, di defezioni e tentennamenti non vuole sentire parlare. E gli ex comunisti, fedeli alla linea atlantica come un tempo lo erano al patto di Varsavia, si adeguano. Il rapporto con Washington, per loro, non è mai stato importante come oggi.



Dalle parti del Partito democratico italiano la consegna è chiara: stare al fianco degli Stati Uniti, il cui nuovo ambasciatore, David H. Thorne, è entrato da pochi giorni in carica a Roma e ha già iniziato il suo giro di consultazioni più o meno ufficiali. Questa manifestazione di amicizia incondizionata, però, andrebbe esercitata senza perdere di vista i pochi elettori rimasti al Pd. I quali, se venissero a sapere che il loro partito ha l&#039;esigenza di superare il governo Berlusconi in filoamericanismo, non gradirebbero. Così si è deciso di muovere qualche critica di facciata a come viene gestita la missione militare in Afghanistan, ma guardandosi bene dal tirare in ballo il suo responsabile politico, il presidente Obama. Tantomeno ci si azzarda a chiedere il ritiro dei nostri soldati.



La guerra giusta



L&#039;attuale e massiccio impiego di soldati in Afghanistan, infatti, non porta la firma di George W. Bush, che pure aveva iniziato il conflitto, ma quella del suo successore democratico. Già la campagna elettorale di Obama per la presidenza degli Stati Uniti era stata giocata, sotto il profilo della politica estera, proprio sulla contrapposizione tra la &quot;guerra sbagliata&quot;, quella in Iraq, e la &quot;guerra giusta&quot;, combattuta a Kabul e dintorni, sulla quale bisogna investire tutto. Per affrontare quest&#039;ultima nel modo migliore Obama ha confermato al suo posto Robert Gates, che già era stato segretario alla Difesa nell&#039;amministrazione Bush e da lì aveva gestito la seconda fase della guerra in Iraq e in Afghanistan. Obama ha poi chiamato a guidare le truppe sul campo il generale Stanley McChrystal, uno che si è fatto la fama di duro a Bagdad e che basa la sua strategia su un impiego oneroso di truppe, americane ed alleate.



Quanto a noialtri, Obama e il suo vice, Joe Biden, hanno sempre detto che avremmo dovuto svolgere un ruolo importante nello scenario afghano. Nel programma con cui hanno vinto la corsa alla Casa Bianca si leggeva: «Le alleanze tradizionali dell&#039;America, come la Nato, debbono essere trasformate e rafforzate, anche su materie di sicurezza comune come l&#039;Afghanistan, la sicurezza nazionale e la lotta al terrorismo. Rinnoveremo le alleanze e ci assicureremo che i nostri alleati contribuiscano con una giusta quota alla nostra sicurezza reciproca». Insomma, prima ancora di essere eletti già si preparavano a chiederci di fare di più. Concetto ribadito dinanzi al Senato americano, un mese fa, proprio da Thorne: «Se sarò confermato ambasciatore, incoraggerò l&#039;Italia a continuare il suo impegno per fornire personale militare e aiuti alla ricostruzione e allo sviluppo per l&#039;Afghanistan e il Pakistan».



Togliere i nostri soldati da laggiù, come vorrebbe la grandissima parte degli elettori di sinistra (e pure una fetta consistente di quelli di destra), o anche ridurre la nostra presenza, è un&#039;opzione che per Washington, semplicemente, non esiste. Anche perché McCrystal, tra pochi giorni, chiederà altri soldati a Obama, e la sua richiesta è condivisa da Mike Mullen, capo degli Stati maggiori della Difesa, e dal generale David Petraeus, responsabile delle operazioni in Medio Oriente. I vertici militari vorrebbero schierare sul teatro afghano altri quarantamila soldati, e per Obama non sarà facile accontentarli. L&#039;opinione pubblica statunitense inizia a essere stufa del conflitto, quasi quanto quella italiana.



Gara di fedeltà



Piero Fassino, al pari dei suoi colleghi di partito, ha ben presente la situazione, e in queste ore smania per far vedere agli americani che il Pd è un amico più fedele del governo Berlusconi, dove c&#039;è quell&#039;inaffidabile di Umberto Bossi. Così ieri il responsabile esteri del Partito democratico ha inviato a Washington la professione di fede che si attendevano dal principale partito dell&#039;opposizione italiana: «È giusto stare in Afghanistan, che di tutti è il territorio più esposto e più difficile», ha sancito pubblicamente Fassino, perché «garantire la sicurezza in Afghanistan vuol dire garantirla ovunque nel mondo». Allineato e coperto. Lo stesso Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Compagni con l&#8217;elmetto Se la fa Obama la guerra è bella</p>
<p>Fausto Carioti</p>
<p>Pubblicato il giorno: 19/09/09</p>
<p>Fedeli alla linea</p>
<p>Ci volevano Concita De Gregorio e Massimo D&#8217;Alema per riempire due pagine dell&#8217;Unità con un&#8217;intervista sulla guerra in Afghanistan nella quale si parla di tutto tranne che dell&#8217;unica cosa vera, quella da cui dipende l&#8217;atteggiamento del Pd: Barack Obama, ultimo oggetto di devozione rimasto alla sinistra italiana. Il presidente statunitense, che ha puntato tutte le sue carte sulla pacificazione di Kabul, di defezioni e tentennamenti non vuole sentire parlare. E gli ex comunisti, fedeli alla linea atlantica come un tempo lo erano al patto di Varsavia, si adeguano. Il rapporto con Washington, per loro, non è mai stato importante come oggi.</p>
<p>Dalle parti del Partito democratico italiano la consegna è chiara: stare al fianco degli Stati Uniti, il cui nuovo ambasciatore, David H. Thorne, è entrato da pochi giorni in carica a Roma e ha già iniziato il suo giro di consultazioni più o meno ufficiali. Questa manifestazione di amicizia incondizionata, però, andrebbe esercitata senza perdere di vista i pochi elettori rimasti al Pd. I quali, se venissero a sapere che il loro partito ha l&#8217;esigenza di superare il governo Berlusconi in filoamericanismo, non gradirebbero. Così si è deciso di muovere qualche critica di facciata a come viene gestita la missione militare in Afghanistan, ma guardandosi bene dal tirare in ballo il suo responsabile politico, il presidente Obama. Tantomeno ci si azzarda a chiedere il ritiro dei nostri soldati.</p>
<p>La guerra giusta</p>
<p>L&#8217;attuale e massiccio impiego di soldati in Afghanistan, infatti, non porta la firma di George W. Bush, che pure aveva iniziato il conflitto, ma quella del suo successore democratico. Già la campagna elettorale di Obama per la presidenza degli Stati Uniti era stata giocata, sotto il profilo della politica estera, proprio sulla contrapposizione tra la &#8220;guerra sbagliata&#8221;, quella in Iraq, e la &#8220;guerra giusta&#8221;, combattuta a Kabul e dintorni, sulla quale bisogna investire tutto. Per affrontare quest&#8217;ultima nel modo migliore Obama ha confermato al suo posto Robert Gates, che già era stato segretario alla Difesa nell&#8217;amministrazione Bush e da lì aveva gestito la seconda fase della guerra in Iraq e in Afghanistan. Obama ha poi chiamato a guidare le truppe sul campo il generale Stanley McChrystal, uno che si è fatto la fama di duro a Bagdad e che basa la sua strategia su un impiego oneroso di truppe, americane ed alleate.</p>
<p>Quanto a noialtri, Obama e il suo vice, Joe Biden, hanno sempre detto che avremmo dovuto svolgere un ruolo importante nello scenario afghano. Nel programma con cui hanno vinto la corsa alla Casa Bianca si leggeva: «Le alleanze tradizionali dell&#8217;America, come la Nato, debbono essere trasformate e rafforzate, anche su materie di sicurezza comune come l&#8217;Afghanistan, la sicurezza nazionale e la lotta al terrorismo. Rinnoveremo le alleanze e ci assicureremo che i nostri alleati contribuiscano con una giusta quota alla nostra sicurezza reciproca». Insomma, prima ancora di essere eletti già si preparavano a chiederci di fare di più. Concetto ribadito dinanzi al Senato americano, un mese fa, proprio da Thorne: «Se sarò confermato ambasciatore, incoraggerò l&#8217;Italia a continuare il suo impegno per fornire personale militare e aiuti alla ricostruzione e allo sviluppo per l&#8217;Afghanistan e il Pakistan».</p>
<p>Togliere i nostri soldati da laggiù, come vorrebbe la grandissima parte degli elettori di sinistra (e pure una fetta consistente di quelli di destra), o anche ridurre la nostra presenza, è un&#8217;opzione che per Washington, semplicemente, non esiste. Anche perché McCrystal, tra pochi giorni, chiederà altri soldati a Obama, e la sua richiesta è condivisa da Mike Mullen, capo degli Stati maggiori della Difesa, e dal generale David Petraeus, responsabile delle operazioni in Medio Oriente. I vertici militari vorrebbero schierare sul teatro afghano altri quarantamila soldati, e per Obama non sarà facile accontentarli. L&#8217;opinione pubblica statunitense inizia a essere stufa del conflitto, quasi quanto quella italiana.</p>
<p>Gara di fedeltà</p>
<p>Piero Fassino, al pari dei suoi colleghi di partito, ha ben presente la situazione, e in queste ore smania per far vedere agli americani che il Pd è un amico più fedele del governo Berlusconi, dove c&#8217;è quell&#8217;inaffidabile di Umberto Bossi. Così ieri il responsabile esteri del Partito democratico ha inviato a Washington la professione di fede che si attendevano dal principale partito dell&#8217;opposizione italiana: «È giusto stare in Afghanistan, che di tutti è il territorio più esposto e più difficile», ha sancito pubblicamente Fassino, perché «garantire la sicurezza in Afghanistan vuol dire garantirla ovunque nel mondo». Allineato e coperto. Lo stesso Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio.</p>
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		<title>Di: Luciano Baroni</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18480</link>
		<dc:creator>Luciano Baroni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 10:09:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.daw-blog.com/?p=2089#comment-18480</guid>
		<description>Sui problemi derivati dagli ingaggi, per i nostri Parà e per qualsiasi altro nostro Militare o Civile, impegnati nelle Missioni Internazionali.





Un esempio di regole di ingaggio è la procedura delle quattro S, abbreviata in 4S, seguita dall&#039;esercito americano presso un posto di blocco, allo scopo di fermare un&#039;auto o un qualsiasi veicolo ritenuto pericoloso.



Le quattro fasi sono:



Shout (grida): i soldati, a 150 metri di distanza segnalano al conducente di fermarsi, attraverso segnalazioni manuali, grida, segnali luminosi;

Show (mostra): a 100 metri dal posto di blocco il conducente del veicolo viene colpito da un laser verde, per costringerlo a rallentare;

Shove (allontana): nel caso l&#039;auto non avesse ancora rallentato, i soldati sparano alcuni colpi in aria;

Shoot (spara): quando il veicolo giunge alla pericolosa distanza di 50 metri, i soldati si ritengono autorizzati a sparare al fine di neutralizzare (se necessario anche ferire e uccidere) il presunto aggressore.





Prendiamo il caso4 (quello di dover  sparare) e facciamo alcune considerazioni di fisica elementare.



Una velocità di 50 km/h corrisponde 13,8 metri al secondo quindi un veicolo per  percorre 50 metri impiega 3,6 secondi.



Supponiamo pure che il militare abbia una prontezza di riflessi eccezionali e che spari alla distanza di 50 metri, uccidendo al primo colpo l’autista, il mezzo continuerà ad avanzare per forza di inerzia.



Provate ad andare in auto  a 50km/h in presa diretta e togliete il piede dall’acceleratore, vedrete che il veicolo rallenta lentamente  e continua a percorre ancora diverse decine di metri.



Pertanto il mezzo sospetto arriverà cmq nei pressi del checkpoint a meno di non averlo fatto saltare con un colpo di cannone.



A mio avviso bisognerebbe mettere ad un checkpoint, magari in Afganistan, gli estensori di queste regole.



Saluti Marcello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sui problemi derivati dagli ingaggi, per i nostri Parà e per qualsiasi altro nostro Militare o Civile, impegnati nelle Missioni Internazionali.</p>
<p>Un esempio di regole di ingaggio è la procedura delle quattro S, abbreviata in 4S, seguita dall&#8217;esercito americano presso un posto di blocco, allo scopo di fermare un&#8217;auto o un qualsiasi veicolo ritenuto pericoloso.</p>
<p>Le quattro fasi sono:</p>
<p>Shout (grida): i soldati, a 150 metri di distanza segnalano al conducente di fermarsi, attraverso segnalazioni manuali, grida, segnali luminosi;</p>
<p>Show (mostra): a 100 metri dal posto di blocco il conducente del veicolo viene colpito da un laser verde, per costringerlo a rallentare;</p>
<p>Shove (allontana): nel caso l&#8217;auto non avesse ancora rallentato, i soldati sparano alcuni colpi in aria;</p>
<p>Shoot (spara): quando il veicolo giunge alla pericolosa distanza di 50 metri, i soldati si ritengono autorizzati a sparare al fine di neutralizzare (se necessario anche ferire e uccidere) il presunto aggressore.</p>
<p>Prendiamo il caso4 (quello di dover  sparare) e facciamo alcune considerazioni di fisica elementare.</p>
<p>Una velocità di 50 km/h corrisponde 13,8 metri al secondo quindi un veicolo per  percorre 50 metri impiega 3,6 secondi.</p>
<p>Supponiamo pure che il militare abbia una prontezza di riflessi eccezionali e che spari alla distanza di 50 metri, uccidendo al primo colpo l’autista, il mezzo continuerà ad avanzare per forza di inerzia.</p>
<p>Provate ad andare in auto  a 50km/h in presa diretta e togliete il piede dall’acceleratore, vedrete che il veicolo rallenta lentamente  e continua a percorre ancora diverse decine di metri.</p>
<p>Pertanto il mezzo sospetto arriverà cmq nei pressi del checkpoint a meno di non averlo fatto saltare con un colpo di cannone.</p>
<p>A mio avviso bisognerebbe mettere ad un checkpoint, magari in Afganistan, gli estensori di queste regole.</p>
<p>Saluti Marcello</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Luciano Baroni</title>
		<link>http://www.daw-blog.com/2009/09/17/siamo-in-guerra-bisogna-combattere/comment-page-1/#comment-18479</link>
		<dc:creator>Luciano Baroni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 10:02:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.daw-blog.com/?p=2089#comment-18479</guid>
		<description>Una risposta.



Ciao Lapolide...



Il mezzopresidente,mezzo perchè è stato votato solo da una parte dei parlamentari che avevano una risicata maggioranza,  io non lo riconosco in quanto ha trascorso una vita a denigrare  l&#039;Italia prima e a sfruttarla poi......



Cosa ti vuoi aspettare da un voltagabbana con tonnellate di pelo sullo stomaco? beh si qualcosa ci possiamo aspettare una querela......

Marcello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una risposta.</p>
<p>Ciao Lapolide&#8230;</p>
<p>Il mezzopresidente,mezzo perchè è stato votato solo da una parte dei parlamentari che avevano una risicata maggioranza,  io non lo riconosco in quanto ha trascorso una vita a denigrare  l&#8217;Italia prima e a sfruttarla poi&#8230;&#8230;</p>
<p>Cosa ti vuoi aspettare da un voltagabbana con tonnellate di pelo sullo stomaco? beh si qualcosa ci possiamo aspettare una querela&#8230;&#8230;</p>
<p>Marcello</p>
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