Archivio di settembre 2009

"Questa è casa sua": di Berlusconi, ma anche di Bersani

mercoledì, 30 settembre 2009
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Ah, che Paese strano il nostro. Silvio Berlusconi va ad Uno Mattina per parlare dell’Abruzzo e l’intervista finisce con un divertente siparietto. I giornalisti invitano il Cavaliere a tornare in trasmissione, perchè “questa è casa sua“. O mamma. Apriti cielo. Quel “questa è casa sua” è così incredibile da suscitare immediatamente le ire dell’opposizione. Tutti indignati. E la libertà di stampa messa in pericolo, e i giornalisti schiavi di Berlusconi, e tutto il resto.

Per Evangelisti dell’Italia dei Valori “quanto accaduto oggi ad UnoMattina è un vergognoso e patetico siparietto, la dimostrazione dello stato penoso in cui versa l’informazione nel nostro Paese”. Per Peluffo del Pd “alla redazione di ‘Unomattinà vorremmo ricordare che tra gli scopi del servizio pubblico non è previsto il sostegno psicologico ai premier in crisi” (questa mi sa che è ironica dai). Per Lusi, sempre del Pd, “il buongiorno di Unomattina  è stato misero e squalificante per l’Abruzzo, per la Rai e per la rete ammiraglia“. E qui ci fermiamo. Ovviamente giornali come Repubblica hanno titolato tutto il giorno su questo incredibile avvenimento. Quel “questa è casa sua”, poi, veniva utilizzato per convincere la gente a scendere in piazza, in vista della manifestazione di Repubblica contro Berlusconi.

Tempo fa, in realtà, ad Uno Mattina è andato ospite Bersani, il probabile futuro segretario del Partito Democratico. Guardate come si è conclusa la sua intervista:

Capito? E poi dicono che non esiste l’ossessione di Berlusconi. Certo, come no.

Imbalsamati per regolamento

mercoledì, 30 settembre 2009
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Una simulazione del dibattito televisivo del Pd

Una simulazione del dibattito televisivo del Pd

La battaglia congressuale del PD, mentre le assemblee locali si susseguono (a dire il vero con affluenze non da capogiro, o anche impietose se si fa il confronto col vecchio PCI), prosegue con voci di abbandoni, scontri sulla leadership attuale e riposizionamenti tattici. Le proposte ed i programmi non ottengono, per ora, una visibilità di rilievo mentre si ha sempre più l’impressione che la sfida sia solo su quale delle bande in campo possa vincere, con il Partito che prosegue nel suo arrovellarsi su polemiche interne (solo a ieri risale la dichiarazione di Penati che ha di fatto dichiarato di non considerare Franceschini come il leader attuale), regole e cavilli.

Non fa eccezione naturalmente il campo dove il PD ha sempre sofferto uno scarto notevole nei confronti del centrodestra : la televisione, ed in vista di un prima rifiutato e poi accettato a malincuore dibattito a tre su YouDem, la passione democratica di arrovellarsi su commi e cavilli ha dato ancora una volta una prova di forza. Il timore di un dibattito aperto e non ingessato ha portato infatti alla creazione di un regolamento per la sfida televisiva che ricorda tutti i punti negativi di quello voluto da un Prodi timoroso di sfigurare contro il Cavaliere nel 2006, e brilla per ridicolaggine in alcuni suoi punti.

Il modello dichiarato é quello dei dibattiti presidenziali all’americana, che in tutta onestà non brillano per dinamicità e per coinvolgimento emotivo, ma in Largo del Nazzareno sembra piuttosto che il modello sia quello Cecoslovacco, e si attendono ormai con ansia la prossima polemica e la prossima mediazione per stabilire il colore della scenografia, che siamo sicuri sarà poi grigia per non dare dei dispiaceri a nessuno, in un confronto che pare segnato solo dalla paura di perdere più che dalla voglia di vincere.

Il divieto per i candidati di guardarsi negli occhi tra di loro segna il livello dell’atmosfera che regna nel principale partito di opposizione, mentre va da sé il divieto assoluto per altri di ribattere alle affermazioni degli sfidanti, ed anche il divieto per il giornalista di turno (pare saranno due ciascuno i giornalisti amici indicati dai candidati stessi) di chiedere spiegazioni o precisazioni a risposte elusive, con tanti saluti alle battaglie per l’informazione indipendente.

Un dibattito finto, che parte con tutti i presupposti per non cambiare nulla nella lotta interna al PD e che istituzionalizza la noia in un partito che ormai da tempo non é più in sintonia col Paese, e che invece di un programma ormai riesce solo ad offrire delle mummie catodiche.

L'ultima genialata: pagare i tedeschi per insultare Berlusconi

martedì, 29 settembre 2009
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Che c’è di meglio, con l’autunno che arriva, di andare per fiere e sagre nella nostra bella Italia? Probabilmente nulla. Mangiate, divertimenti, scampagnate. A Trento, tanto per differenziarsi, hanno deciso di organizzare un dibattito politico. Un costoso dibattito politico. Nella culla del piddino Lorenzo Dellai, Presidente della Provincia sorretto dall’alleanza imbarazzante Pd-Udc-Idv, hanno deciso di spendere buona parte dei 26 milioni di euro annui stanziati per una fondazione, la “Bruno Kessler”, in una tavola rotonda che avrà un unico oggetto di discussione: Silvio Berlusconi. I soldi, ovviamente, sono pubblici. E così, tra ieri e oggi, abbiamo assistito e assisteremo a dibattiti estenuanti con insigni studiosi tedeschi che affronteranno i seguenti temi: “L’Europa di Berlusconi: l’insostenibile leggerezza di un sogno particolare”; “Lotta ideologica artificiale e autoregolamentazione istituzionale”; “La revisione della storia nell’Italia di Berlusconi”; “Berlusconi e l’anticomunismo senza il comunismo”, e, dulcis in fundo, la perla: “Foibe e politica interna: il centrodestra e gli zingari”. Evidentemente a Trento si pensa che nel resto d’Italia i rom vengano scaraventati nelle fosse carsiche. Peccato che a farlo, qualche decennio fa, fossero i loro compagni jugoslavi.

Certo, la locandina sembra già chiarire l’orientamento dell’evento, ma se ci fosse ancora qualche dubbio, a chiarirlo c’ha pensato il presidente del centro studi italo tedeschi, Gian Enrico Rusconi: “Gli osservatori europei sono sconcertati. In Italia c’è il trionfo del populismo democratico, che rappresenta la vera mutazione della democrazia italiana”. A specificare ancora meglio il concetto, la sociologa Chiara Saraceno, anche lei invitata al meeting: “No al machismo di Berlusconi, problema per la nostra democrazia”. E per sentire queste quattro stronzate, si gettano via milioni e milioni di euro. Complimenti. Ma prima di tirare giudizi affrettati, è meglio attendere. Attendere che Sant’Oro, giovedì prossimo, documenti con i suoi inviati, con i suoi servizi sempre impeccabili, con i suoi ospiti, l’ennesimo spreco di denaro pubblico. Lo farà, sì sì, lui è intellettualmente onesto.

I guardoni di Repubblica

lunedì, 28 settembre 2009
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michelleobama

La foto del "peccato"

Eccoli i veri problemi dell’Italia per il quotidiano specialista nel perdere 500.000 lettori in un anno. Il dramma della giornata è il mancato bacio di Michelle Obama a Berlusconi. Eh già, un argomento così fondamentale, così rilevante, che l’edizione online del quotidiano diretto da Ezio Mauro ci ha dedicato un bell’articoletto in home page.  Lo scandalo è presto spiegato: “mentre la first-lady americana ha baciato sulle guance tutti i leader delle maggiori potenze mondiali, con il premier italiano si è limitata a una apparentemente riluttante stretta di mano, che le foto in realtà non dimostrano. Sarebbe questa una scelta ben precisa, secondo Repubblica e i suoi amichetti della stampa internazionale: Michelle non voleva farsi riprendere abbracciata all’uomo invischiato in uno scandalo a base di escort, la cui moglie, chiedendo il divorzio, lo ha definito come una persona “che frequenta minorenni””. Ma c’è dell’altro, perché lo sguardo minaccioso, tetro, severo, serio di Barack dava l’impressione di voler “spingere oltre” il leader italiano.

Premesso che dalle foto, da tutte le foto, non emerge nulla di questo (anzi, semmai grandi sorrisi, abbracci e strette di mano), fa davvero pensare (e pure tanto) che il quotidiano di proprietà del cittadino svizzero De Benedetti non abbia niente di meglio da proporre ai suoi lettori che queste stupidaggini da rivista da parrucchiera. Parlano tanto dei gravi problemi che stanno mandando in rovina l’Italia, della disoccupazione, del costo della vita. E poi concentrano tutte le loro forze, tutta la loro morbosa ossessione, sul modo con cui la first-lady degli Stati Uniti saluta il Presidente del Consiglio italiano. Per carità, Repubblica è in buona compagnia. A scandalizzarsi del mancato bacio è primo fra tutti il Daily Telegraph, così storicamente bigotto da non farsi scrupoli a pubblicare la celebre intercettazione telefonica dove Carlo d’Inghilterra sussurrava eccitato alla sua adorata Camilla “vorrei essere il tuo tampax”. E anche il Mirror, che ha notato un’esuberanza da eccitamento nello sguardo di Berlusconi mentre Michelle si avvicinava per salutarlo. Certo che questi guardoni, che siano inglesi o italiani, non c’hanno proprio un cazzo da fare.

Giornalisti liberi, non liberi o incapaci?

domenica, 27 settembre 2009
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Filippo Facci

Su Santoro e Annozero è ricominciata la solita diatriba, con due fazioni opposte, accanite e irriducibili nel sostenere la propria tesi, l’una in difesa del presunto ultimo baluardo di informazione libera dal ‘regime’, l’altra che l’attacca come intollerabile falsa e faziosa propaganda contro governo, Silvio Berlusconi in particolare, sulla tv di stato.

Trovo molto sensato il giudizio espresso in proposito da Aldo Grasso sul Corriere della Sera, che, pur essendo molto critico nei confronti di Annozero e Santoro, ritiene ancor più sbagliato volerli censurare.

Sulla questione più generale della libertà di stampa e dello stato dell’informazione in Italia, trovo condivibilissimo quanto sostiene Filippo Facci nell’intervista rilasciata a Farefututo, il cui senso è ben riassunto nell’incipit dell’articolo:

“L’allarme sulla mancanza di libertà di stampa in Italia è «semplicemente ridicolo». Ma questo non significa che vada tutto bene. Perché la «militarizzazione» del bipolarismo rischia di schiacciare l’indipendenza di pensiero, mentre in televisione si vive l’informazione sempre più «come una grossa seccatura». E il centrodestra, più che chiudere programmi dovrebbe farne di nuovi. Anche perché se la libertà di stampa c’è, non è detto che tutti la sappiano (o la vogliano) usare.”

La ‘militarizzazione’ dell’informazione, nonché il suo uso sconsiderato e fuori da ogni regola, rappresenta dunque il vero problema dell’informazione nel nostro paese. Un problema divenuto purtroppo presente nell’informazione di entrambi gli schieramenti.

Sveglia Obama, è il tempo di agire

sabato, 26 settembre 2009
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obama

Parla, parla, parla. Allarga le braccia, sorride, incanta. Ormai lo conosciamo, Mister Obama. Da consumato oratore e bravo incantatore di serpenti, riesce a rincoglionire chiunque con il suo sapiente uso delle parole. Perfino Gheddafi, che rincoglionito lo è già di suo, lo ha salutato come “raggio di luce nel buio”. Il problema, e forse di questo dovremmo iniziare a preoccuparci anche noi, è che non decide mai niente. Pensa, parla, va in tv, in tutte le tv. Robe che se lo facesse Berlusconi, quantomeno vedremmo Concita ed Ezio Mauro incatenati nudi davanti a Montecitorio per gridare alla libertà di stampa calpestata. Ma quando si tratta di decidere qualcosa di importante, Obama si eclissa. Siamo impantanati in Afghanistan? Il Generale McChrystal supplica in ginocchio l’invio di nuove truppe per evitare la sconfitta? Pazienza. A Washington D.C. si pensa, si riflette. Si dice che sul tavolo di Barack ci sia di tutto: dall’aumento di soldati, al cambiamento di strategia, fino al poco onorevole darsela a gambe. C’è un piccolo, piccolissimo particolare, però: mentre lui medita all’infinito, gli altri muoiono in quell’inferno. Non solo gli americani, che sono da anni in prima linea ad affrontare coraggiosamente i terroristi tagliatori di gole, dita, orecchie e nasi, no no. Anche i nostri muoiono per i tentennamenti del giovanotto showman dell’Illinois, tanto abile nel tendere la mano ad Ahmadinejad, quanto sciocco nel non capire che senza un suo deciso intervento laggiù si perde.

In una settimana, il contingente italiano ha registrato 6 vittime e 7 feriti, il che fa pensare che i talebani stiano risalendo a nord in seguito all’azione massiccia della Nato nel pericoloso e impervio Sud, roccaforte dei vari mullah Omar (e di Karzai…). A questo punto, basterebbe che Obama si decidesse ad ascoltare chi ne sa più di lui, chi è sul campo, chi vede quotidianamente la morte avvicinarsi. Basterebbe un gesto di umiltà. E invece vediamo tutti commossi  salutare la barzelletta della risoluzione votata all’unanimità sul disarmo nucleare (che ha lo stesso valore di una vittoria all’ultima giornata di campionato di una squadra retrocessa da 4 mesi, cioè zero assoluto). Tutti entusiasti, che bravo Obama!, è il migliore! Perfino Chavez, smaltita la sbornia da Festival del Cinema di Venezia, ha notato che all’Onu “non c’è più puzza di zolfo”. Ora tutto va bene, il Mondo è cambiato. Anzi no, perché “dobbiamo cambiare” Mr President l’ha ripetuto anche l’altro giorno all’Assemblea Generale. Non si è ben capito in cosa dobbiamo cambiare, cosa significhi quel change che ci ha frantumato palle e utero (pari opportunità rispettate). Non è il momento di porsi certi interrogativi, evidentemente.

Per ora accontentiamoci di vedere un parolaio inconcludente: dalla sanità alla politica estera, al momento si registrano solo porte sbattute in faccia. E il consenso che cala di giorno in giorno, senza accenni di sosta. E’ venuto il momento di agire, di tirare fuori le palle, di vedere cosa c’è davvero dietro la bella presenza e la capacità oratoria. Su questo terreno si deciderà la sua sorte, stretta tra trionfo epocale da tramandare nei secoli e sciagurato, colossale flop.

E allora Youporn?

venerdì, 25 settembre 2009
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Non voglio fare della facile ironia su Carlo De Benedetti, ma l’ultima sua sparata è fuori da ogni logica. Il Presidente del Gruppo Espresso ha proposto, con un intervento sul Sole 24 ore, di “tassare” le connessioni internet con un fisso mensile. Perchè? “Perchè i siti di news generano il 30% del traffico ma non ricevono compensi dai gestori“, quindi bisogna agire con un “prelievo sulle bollette“. Secondo l’Ingegnere, quindi, Telecom o Infostrada, Fastweb o Tele2, sulle vostre fatture dovrebbero applicare un fisso aggiuntivo di qualche euro. Perchè “per ogni persona che legge un pezzo o vede un filmato sul sito originario, altre cinque lo trovano su un blog o su una rassegna stampa che l’hanno copiato senza pagare alcun diritto”.  Attenzione, il contributo non riguarderebbe solo chi va a leggere siti di news, ma riguarderebbe tutti,a prescindere dall’utilizzo da parte del singolo di contenuti informativi“. Vi state domandando a chi andrebbero i soldi? Beh, “agli editori” ovvio, perchè “la posta in gioco è la sopravvivenza del giornalismo indipendente” (figurati se questa mancava…).

Tra l’altro una recente ricerca del Guardian ha evidenziato che il 74% degli utenti abbandonerebbe il proprio sito preferito se questo diventasse a pagamento:

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Una domanda: De Benedetti vuole questa tassa sulle bollette perchè i siti di news generano il 30% del traffico, ma allora a questo punto cosa dovrebbe chiedere YouPORN?

Disastro Repubblica: -100.000 copie in un anno

venerdì, 25 settembre 2009
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Che disastro a Repubblica. In un anno il quotidiano del gossip e delle escort perde 105.685 lettori: via, volatilizzati, persi, andati. Addio. In percentuale il calo assume numeri imbarazzanti: -17,3%. Vale a dire che su 5 lettori, uno se ne è andato. L’anno scorso Repubblica stampava 600.000 copie, oggi 500.000. Il calo è pesantissimo.

Il Corriere della Sera va male ma non come Repubblica: perde 70.000 copie scendendo ad una diffusione di 581.361 copie. Perde il 10,8% rispetto all’anno scorso.

Gli altri giornali. Il Giornale a -11%, Libero a -9,6%, il Tempo – 8,8%. La Stampa cede soltanto l’1,2%, mentre il Sole24Ore cala del 7,4%.  L’Unità e ilGiorno sostanzialmente invariati.

AGGIORNAMENTO. Repubblica perde sì 100.000 copie, ma si tratta di 500.000 lettori! Come giustamente fa notare Gabibbo nei commenti:

Diego, correggi! 100.000 copie sono 100.000 copie, non lettori.

Per intenderci: secondo Audipress, nell’autunno 2007 – primavera 2008 Repubblica aveva 3.069.000 lettori nel “giorno medio ieri” (in crescita peraltro rispetto al semestre precedente, di circa 70.000 lettori). Se li parametriamo con le 609.783 copie del 2008 (dato ADS), questo significa cinque lettori circa per copia.

Insomma, prendiamo questi dati con molto beneficio del dubbio, poiché le metodologie sono un po’ diverse, i tempi pure, e l’affidabilità direi indicativa, ma il giornalaccio ha perso mezzo milione di lettori