Archivio di agosto 2009

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lunedì, 31 agosto 2009
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Dopo 200 post tondi tondi e dopo 16.600 commenti, è ora di qualche novità. In realtà è più una imposizione, ma vediamo di sfruttarla a nostro favore. In pratica, la società che ospita i nostri server – a pagamento ovvio – ci ha gentilmente fatto sapere che consumiamo troppa banda (che abbiamo loro pagato, vabbè), e che il numero dei commenti è troppo elevato (e allora? boh). Negli ultimi giorni, infatti, quando superavamo i limiti da loro consentiti, il blog non era più raggiungibile. Dopo un paio di giorni di tira e molla, siamo giunti ad un compromesso. Noi installiamo gli odiosissimi codici captcha nei commenti, e loro ci liberano da ogni limite. In pratica hanno paura che, visto il consistente numero di commenti, un eventuale attacco di spam potrebbe mettere down i loro server. Vabbè, alla fine va bene, pur odiando i codici captcha.

Ma a questo punto mettiamo le mani avanti e apriamo le registrazioni ufficiali al blog. In pratica, in trenta secondi (davvero trenta) potete registrarvi, mettere al sicuro il vostro nick, e caricarvi pure una foto per il vostro profilo. Lo potete fare qui. La registrazione è davvero velocissima, poi attendente la mail, che arriva subito, contenente la password e il gioco è fatto. Una volta loggati (qui) potete caricarvi la vostra foto e cambiare la password con una di vostro gradimento. Quando entrate nel blog, vi loggate e commentate. Nel box potete login potete selezionare “ricordami” in modo da non dover effettuare il login ogni volta.

Quindi: se vi registrate (in trenta secondi), NIENTE ODIOSO CODICE CAPTCHA nei commenti (e in più profilo con foto tutto per voi). Se non vi registrate, pazienza, ma se commentate dovete inserire l’odioso codicillo. A voi la scelta, e scusate per il disagio.

Nota: i pulsanti LOGIN/REGISTRATI sono visibili in alto a destra.

Nota2: gli autori del blog non hanno bisogno della registrazione.

Lo sapevate e avete taciuto, ipocriti difensori del falso moralista

lunedì, 31 agosto 2009
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Un vescovo che non legge Avvenire

Un vescovo che non legge Avvenire

E così sappiamo ora che tutti sapevano. Almeno da tre mesi, infatti, quasi tutti i Vescovi d’Italia avevano ricevuto una dettagliata relazione sul passato più o meno discutibile del custode supremo della moralità pubblica, Dino Boffo. Le carte sono lì, in bella evidenza: pagina 6 del Corriere della Sera. Il mittente è anonimo, ma questo importa ben poco. La cosa rilevante è che il colpo di Feltri non è stato un fulmine a ciel sereno, una vergognosa messa alla gogna di un pover’uomo che ha tanto a cuore il disagio delle parrocchie campagnole del Belpaese. Tutti sapevano e tutti hanno taciuto, come se avere alla guida del proprio quotidiano un signore condannato per molestie fosse cosa meno importante che tuonare dai pulpiti delle chiesette contro il dissoluto Silvio, acrobata dei lettoni con baldacchino. Su una cosa non ci sono più dubbi: Boffo ha effettivamente patteggiato, pagando 516 euro di ammenda. Lo ammette candidamente il Corriere: il famoso foglio che campeggiava ieri in apertura del nostro post è “la fotocopia di un vero certificato del casellario giudiziale di Terni”. E qui sta la notizia che tanti in questi giorni tentano di mettere in ombra, preferendo disquisire amabilmente sulla gola profonda che ha inviato ai monsignori il riassuntino della vicenda che ha per protagonista il direttore di Avvenire. Chi sarà mai stato?, si domandano allarmati i D’Avanzo della situazione… saranno stati i servizi segreti? Chi ha passato tutto a Feltri? Ma c’è di più, perché oggi il giallo di fine estate si arricchisce di un nuovo elemento: chi è quell’ “Eccellenza” che ha richiesto delucidazioni su Boffo? Chi ha avuto la cura di spillare gli A4 che sono poi stati spediti in tutt’Italia e che un incazzatissimo Arcivescovo di Firenze Betori (ex ombra di Ruini ai tempi della Cei) ha provveduto a cestinare immediatamente per sua stessa ammissione? Non si sa, per ora. Potrebbe essere un prelato o un prefetto, solo il tempo svelerà l’arcano.

Quel che è certo è il tentativo (maldestro) di sviare l’attenzione sul fatto che conta: la condanna, patteggiata, per molestie compiute nel gennaio 2002. Il resto è fuffa, inutile e ridicolo arrampicarsi sugli specchi per tentare di salvare il salvabile. Non importa che a fare le prediche sui gioiosi vizi notturni del Cavaliere sia uno che forse dovrebbe starsene zitto e con il capo chino, per carità! Tutto l’interesse è rivolto a sapere chi si è permesso di dire come stanno le cose, di togliere quel velo di ipocrisia che stava diventando sempre più imbarazzante e surreale. E perplessità sui vari comportamenti dell’eterno capo di Avvenire le ha sollevate pure il direttore dell’Osservatore Romano, che oggi si vanta di non aver mai scritto una riga sulle vicende private di Berlusconi. E fa capire, senza tanti giri di parole, che da Oltretevere sono abbastanza sconcertati per le ultime mosse di Boffo contro il governo: “non si è forse rivelato imrpudente ed esagerato paragonare il naufragio degli eritrei alla Shoah?”. Ecco, appunto. Ma da noi è più eccitante sapere chi ha smascherato l’ipocrita direttore.

Parla un monsignore: “L’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari Ratzinger e Bertone. basta prendere anziché la fotocopia l’originale del documento, quindi metterlo controluce e si leggerà in filigrana “Officie Sanctae Sedis”, in più si vedrà lo stemma pontificio. Le minute preparate per la Segreteria di Stato Vaticana sono senza firma“.

La solita patacca di Repubblica

lunedì, 31 agosto 2009
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quella che per D'Avanzo è una "velina"

quella che per D'Avanzo è una "velina"

D’Avanzo non è più ridicolo. E’ semplicemente andato fuori di testa. Il Re indiscusso dei moralizzatori italiani ha già deciso che il Giornale si è inventato tutto e che il povero Boffo, agnello di Dio, è una vittima sacrificale. Crocifisso come il suo Superiore duemila e passa anni fa, ha avuto la colpa di “aver dato voce alle inquietudini del mondo cattolico per lo stile di vita di Silvio Berlusconi”. I documenti pubblicati da Feltri ieri sono carta straccia, per il nostro buon Beppe D’Av. Sono “veline” e basta. E di mezzo ci sarebbero addirittura i servizi segreti, impegnatissimi a sputtanare “un giornalista che dà conto del disagio che nelle parrocchie, nei ceti più popolari del cattolicesimo italiano, provoca la vita disordinata del capo del governo, il suo modello culturale, il suo esempio di vita. E allora, scrive allarmato il censore di Repubblica, questa storiaccia “dovrebbe inquietare chiunque. Dovrebbe sollecitare l’allarme dell’opinione pubblica, l’intervento del Parlamento, le indagini del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica per controllare la correttezza delle mosse dell’intelligence”. Robe e teoremi che non riuscirebbe ad immaginare neanche uno che nelle cospirazioni ci sguazza da ottant’anni come Cossiga. Una bufala, insomma. Una vicenda “manipolata con perizia”, un “dossier taroccato” da Feltri che diventa così “l’arma di una bastonatura brutale che deve eliminare gli scomodi”“Aggressione brutale di chi dissente”, aggiunge a scanso di equivoci.

Un quadro drammatico, tragico, quello ritratto dallo scooppista prediletto dall’esperto di case comprate in nero Ezio Mauro. Peccato che nel suo blaterare D’Avanzo si dimentichi di dire che sì, effettivamente Boffo quella condanna l’ha patteggiata. Sì, perché, con la grande capacità di stravolgere le notizie che è propria della rinomata cooperativa che edita i cosiddetti giornali indipendenti italiani (quelli dei grandi editoriali e delle grandi firme), l’attenzione ora si sposta sull’indignazione corale per le presunte particolari attenzioni della Polizia nei confronti del direttore di Avvenire: “è vero o falso che Dino Boffo sia un noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni ?”, si domanda preoccupato D’Avanzo. Forse, se non fosse ossessionato dalla voglia di tirare il collo a Berlusconi, avrebbe potuto chiedersi se effettivamente il direttore cocco di Ruini abbia o no molestato una povera signora. E avrebbe potuto domandarsi pure se fosse proprio Boffo l’uomo giusto e titolato per “dare conto del disagio che si vive nelle parrocchie” a causa delle (presunte) allegre notti del Cavaliere assatanato. E invece no, neppure il minimo dubbio sfiora lo specialista del guardare sotto le lenzuola altrui.

Quando è lui a mettere in piedi campagne denigratorie costruite su scoop tutti da dimostrare, lo fa per il bene della Patria e per puro spirito giornalistico. Quando invece lo fanno gli altri, magari basandosi anche su qualcosa di più che un registratore tenuto nelle tette da una escort barese, dicono stronzate. Di più, stronzate pericolose per la democrazia. Forse pensar meno alle stronzate degli altri e più alle proprie farebbe bene. Anche allo spirito.

Il Vaticano ha rotto le palle

domenica, 30 agosto 2009
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L'Italia e il Vaticano

L'Italia e il Vaticano

Scusate un attimo, ma chi vi assicura una legge come quella sul caso Englaro, che portò pure allo scontro furibondo con il Capo dello Stato, chi vi assicura una legge clericalissima come quella che verrà sul testamento biologico, chi vi assicura una pioggia di soldi alle scuole private, chi vi assicura trattamenti di favore per gli insegnanti di religione, chi vi ha assicurato l’assurdo privilegio dell’esenzione ICI per gli edifici di proprietà ecclesiastica, chi vi assicura che non ci sarà mai alcuna legge per tutelare le coppie di fatto, chi vi assicura che l’italia non sarà mai multietnica, chi vi assicura ad alcune vostre strutture economiche e finanziarie un trattamento preferenziale rispetto a tutti gli altri soggetti, o addirittura – come in Lombardia – una gestione esclusiva dell’intera regione, e chi trasforma in legge ogni vostro dettame in materia etica?

Insomma, avete tutto quello che volete. E avete il coraggio di rompere i coglioni e di fare gli offesi? E Bossi che va a dire che “andrà in Vaticano a ribadire le nostre radici cattoliche” a che serve? Oltre a far ridere, si intende. Si parla di ricucire i rapporti tra maggioranza e Vaticano, ma che ci sarebbe da ricucire? Il trattamento di favore che riceva la Chiesa da questa maggioranza è indiscutibile. Nessun altro può garantirvi un simile trattamento di favore, elevando la religione cattolica a religione di Stato, contro l’aconfessionalità stabilita dalla Costituzione. Nessun altro. La Chiesa è in perenne debito politico, altro che ricucire. I loro interessi sono tutelati in maniera eccellente e impeccabile proprio dall’ateo puttaniere di Arcore. Così è, punto.

Moralisti da quattro soldi (in nero)

sabato, 29 agosto 2009
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Eccone un altro. Si sapeva già, ma Feltri fa bene a rilanciarla. Ezio Mauro, il principe dei moralisti, il direttore di Repubblica, il giornalaccio delle inchieste sessuali su Berlusconi e la sua prostata, il direttore che rompe sempre le palle con la legalità, il rispetto della legge, la serietà, i comportamenti che anche in privato devono essere esemplari, ecco, sapete che ha fatto? Si è comprato una bella casa a Roma. E allora? Beh, l’ha pagata in nero. Leggete:

E il direttore di Repubblica compra casa in nero

(di Franco Bechis e pubblicato oggi sul Giornale)

Mi ha telefonato Giancarlo Perna, firma di punta de il Giornale. Deve fare un ritratto di Ezio Mauro, direttore di Repubblica con una speciale inclinazione alla indignazione. Perna si ricordava di un articolo uscito su Il Tempo quando io ne ero direttore, che riguardava l’acquisto da parte di Mauro di un casa dal valore di 2,150 miliardi di vecchie lire (era il 2000, l’euro ancora ai nastri partenza), ma con 850 milioni non dichiarati negli atti ufficiali e pagati con una serie di assegni da 20 milioni ciascuno (uno da 10) firmati da Mauro. Sì, quell’articolo uscì dopo lunghi giorni di gestazione. Anche se tutto era documentato (ne ho ancora copia io, perfino degli assegni) all’unghia, chiesi di pazientare e insistere con Mauro per avere una sua versione dei fatti. Lui prima si negò. Poi dopo dieci giorni rispose che non conosceva chi fosse il proprietario della casa e che le modalità con cui l’aveva acquistata erano fatti suoi. A quel punto feci pubblicare l’articolo, virgolettando quella dichiarazione.

Non volevo attacchi personali, per cui solo la cronaca dei fatti e nessun commento su quegli assegni che certo fecero risparmiare un po’ di tasse. D’altra parte la storia era davvero divertente, per le clamorose coincidenze dovute al sorriso beffardo del destino… Eccola in sintesi. Nel filmato (audio trascritto a fianco ndr.) potrete invece ascoltare i principali passaggi del racconto fatto dal venditore di quella casa…

Alberto Grotti era vicepresidente dell’Eni. Finì nei guai con Enimont. Pagò con il carcere. Uscito un giorno lesse un articolo di Repubblica che riteneva diffamatorio. Volle fare causa, ma non aveva più soldi per le spese legali. Allora Grotti si rivolse alla anziana madre. Che decise di vendere una casa a Roma. La comprò Ezio Mauro, direttore di Repubblica…

Se la predica è dal pulpito sbagliato

venerdì, 28 agosto 2009
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l'apertura de "Il Giornale"

Che strano Paese l’Italia. Tutti ad accorrere in difesa del povero Dino Boffo, direttore eterno di Avvenire che è stato vivisezionato oggi dal Giornale di Feltri. Tutti, nessuno escluso. La cooperativa della stampa italiana si è subito messa in moto per gridare allo scandalo, Repubblica sbatte l’indignazione in apertura.  Siddi (segretario della Federazione Nazionale della Stampa) parla di “attacco incredibile” e di “scandagliare le fogne”. E dalla politica ovviamente non poteva mancare la lenzuolata di dichiarazioni da verginelle immacolate. La risorta Finocchiaro, col suo tono grave, sentenzia che “la lettura dei giornali di oggi ci consegna un panorama desolante per la democrazia italiana: l’attacco al direttore di Avvenire ci fa capire che la misura è colma”. Persino i crociati del Pdl sono desolati per quanto accaduto, e Buttiglione riconduce la scelta de il Giornale direttamente al Premier. Ora, certamente Feltri c’è andato giù pesante, su questo non si discute.

lo scatenato Feltri

lo scatenato Feltri

Quel che fa specie è vedere come tutti si siano improvvisamente risvegliati e sentano la democrazia minacciata da chi va a rovistare nella vita privata degli altri. Per mesi ci hanno raccontato tutti i particolari dei gusti notturni di Silvio Berlusconi, di come gli piacciono le donne, e di quante docce ghiacciate faccia dopo i ripetuti orgasmi. Per settimane ci hanno fatto sentire audio registrati dalla escort Patty, per giorni e giorni hanno scritto pagine su pagine di quanto indecente sia il comportamento privato del Cavaliere. Oggi, che il Giornale, a torto o a ragione (lo scopriremo presto) pubblica una trascrizione di un documento del casellario giudiziario, che è pubblico, tutto il Belpaese salta su come una cavalletta impazzita. La solita Italia dei due pesi e delle due misure. La solita Italia dove un signore con (probabilmente) più di uno scheletro nell’armadio può permettersi di sputtanare e condannare alla gogna uno che (forse) si è divertito in camera da letto. Prediche dal solito pulpito sbagliato.

La "leggina" di Sacconi che condanna alla presa di corrente

mercoledì, 26 agosto 2009
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Maurizio Sacconi

Maurizio Sacconi

E’ un Fini sempre più sorprendente (in positivo) quello che stiamo vedendo in questi ultimi tempi. Come il vino buono, che più invecchia più migliora, il Presidente della Camera (magari con il Quirinale nel mirino per passare un settennato di pre-pensionamento) si sta distinguendo nel mesto e modesto scenario politico per condotte e dichiarazioni non proprio conformi al politicamente corretto di casa nostra. Anche ieri, alla festa del Pd a Genova, ha detto in poche parole che “sul Biotestamento decide il Parlamento e non la Chiesa”. Sì, per carità, il Vaticano e tutte le sue infinite diramazioni vanno sempre ascoltati con rispetto, ma “chi dice che su queste questioni decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale”, ha aggiunto Gianfranco nostro. Apprezzabile, soprattutto perché deve guardarsi le spalle da tanti suoi ex colonnelli alla Gasparri che, in pieno delirio mistico e con il cuore crociato in mano, non vedono l’ora di azzoppare in qualche modo il sub più famoso d’Italia.

Chi invece sorprende in negativo è il (ex?) socialista Maurizio Sacconi, che ha improvvisamente rinnegato il proprio laicismo per abbracciare in toto il pensiero quotidianamente divulgato da Monsignori e Cardinali che non sanno come impiegare il (evidentemente troppo) tempo libero. Il titolare del Welfare, voluto con tutta l’anima dal Berlusconi scatenato al Governo, ha infatti risposto per le rime a Fini, auspicando “l’approvazione veloce della leggina emanata per Eluana Englaro”. Sì, proprio la leggina “che riconosce il diritto inalienabile all’alimentazione e all’idratazione”. A parte il fatto che il solo termine “leggina” ci fa capire che trattasi di abominio tipico  della tendenza tutta italica al sotterfugio e alla scappatoia, fa scalpore che un laico (come si definisce Sacconi) possa parlare di “diritto inalienabile all’alimentazione e all’idratazione”. Si è mai chiesto il Ministro se per un malato terminale  sia più desiderabile il diritto ad una morte degna piuttosto che il diritto ad una morte per putrefazione nel letto d’ospedale? Quale diritto tutela la leggina? Il diritto dei fan della “vita sempre e comunque anche se si sta attaccati da vent’anni a una presa di corrente” o il diritto di decidere liberamente quando dire stop anche a idratazione e alimentazione? Ovviamente, la risposta è scontata.

La leggina che tanto piace a Sacconi e agli altri esagitati riverenti fa vincere la non-vita, la presa di corrente, i tubi e le macchine.  E chi se ne frega del malato terminale che magari avrebbe ritenuto assai umiliante vedere la propria persona marcire lentamente in un’ asettica stanza d’ospedale. No, l’importante è idratarlo e alimentarlo, fino a che anche la macchina non riuscirà più a impedire l’inevitabile. L’imposizione per leggina dell’obbligo alla presa di corrente. E questa sarebbe la libertà…

Cavaliere, era proprio il caso?

martedì, 25 agosto 2009
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il carnevalesco Gheddafi

il carnevalesco Gheddafi

Premessa d’obbligo: tutti gli indignati della sponda sinistra del nostro panorama politico che si scandalizzano per l’invio delle nostre frecce tricolori alle celebrazioni per i quarant’anni dalla presa del potere di Mister Gheddafi, dovrebbero solo tacere. Non hanno titolo alcuno per proferire verbo, visto che quando erano loro al Governo mandavano il Ministro degli Esteri a passeggiare a braccetto con terroristi mediorientali sfoggianti lucidi esemplari di kalashnikov in spalla. Di più: parlano di quelle frecce tricolori che loro volevano pure abolire, perché, come disse la mitica rifondarola Brisca Menapace, “inquinano le vigne del Friuli e fanno paura ai bambini”. Detto ciò, ci si chiede se fosse proprio il caso di andare a festeggiare il dittatore libico, a rendere omaggio al colpo di Stato del 1969 che tra le prime conseguenze ebbe (tra l’altro) la cacciata dei nostri connazionali dalla appena costituita Jamahiriyya. Tra l’altro la star del party dovrebbe essere il terrorista responsabile della strage di Lockerbie appena scarcerato dalle autorità britanniche per “motivi umanitari”. Accolto con tutti gli onori all’aeroporto di Tripoli, con tanto di coriandoli solitamente usati per celebrare i vincitori della Champions League, il tizio in questione sarà presentato dal vecchio Gheddafi come il simbolo della Grande Libia che ja fa, che si impone sulla scena mondiale. E a coronare questi momenti che si preannunciano assai struggenti, che al confronto Casablanca era una bazzecola, ci sarà la nostra pattuglia acrobatica.

Silvio e Muammar sfogliano "Chi"

Silvio e Muammar sfogliano "Chi"

Forse un approccio meno spinto sarebbe stato l’ideale, soprattutto ora che a Washington vorrebbero cuocere il tendaiolo Muammar a fuoco lento su uno spiedo ben affilato. E invece Berlusconi ha deciso di andare a riverire per l’ennesima volta, e in pompa magna, l’autoproclamatosi colonnello nordafricano. Certo, di mezzo ci sono interessi economico-industriali non da poco, dal gas al petrolio; c’è la questione dei traffici di disperati che salpano dalle coste libiche e, dopo essere stati debitamente ignorati dall’impunita Malta, vengono accolti in Italia (nonostante il bla bla bla dei vescovi). Proprio questo tema, però, dovrebbe portare il Premier a riflettere: ogni due-tre mesi, Gheddafi ci manda un gommone per ricordarci che gli dobbiamo qualcosa: in principio erano le scuse per gli anni del colonialismo, poi è venuta  l’autostrada Tripoli-Bengasi, ora staremo a vedere. Basta che non ci venga a chiedere la terza corsia, perché gli imbottigliati nel Passante di Mestre potrebbero inviare una spedizione punitiva a suo danno.

Un costante ricatto, con la posta della “pacificazione” che sale sempre di più, senza freni. Tanto il colonnello ha ben poco da perdere e molto da guadagnare. Il problema è che dall’altra parte gli si sta dando troppa corda e prima o poi potremmo pagarne le conseguenze. Sveglia, prima che sia troppo tardi.