
Afghanistan
“La guerra è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farla”. Scriveva così, solo pochi giorni fa su Facebook, il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, ennesima vittima del conflitto che sta dilagando in Afghanistan. Oggi, quella frase, viene ripresa da tutti i giornali, molti dei quali ci sguazzano, la strumentalizzano, la prendono a pretesto per consumare d’inchiostro fogli su fogli di preziosa carta. “Lavoro sporco” e stop. Il resto di quanto Di Lisio scriveva non conta. Un’accusa durissima, quindi, un grido di dolore di un giovane che denuncerebbe qualcosa di aberrante. Sì, la guerra è questo, non lo scopriamo di certo oggi. Ma la maturità e il valore di quel soldato emerge dall’amara constatazione che, pur facendo schifo, qualcuno la guerra dovrà pur farla. Già. Un ragazzo di 25 anni più serio e più coraggioso di tanti e tanti politici sapientoni che, magari seduti comodamente in un panoramico ristorante romano, chiedono al Governo di ritirare immediatamente tutte le truppe; un refrain tristissimo e stucchevole che nell’ultimo decennio abbiamo ascoltato un giorno sì e l’altro pure.
Non capiscono, questi edotti del mestiere, che nella loro vita hanno frequentato solo la piazza e le belle stanze in stile liberty di Montecitorio, che spesso c’è qualcosa di più “alto”, qualcosa per cui vale la pena combattere, anche a rischio della propria vita. L’Afghanistan è il punto di non ritorno. Da quella terra inospitale e tormentata dipende il nostro futuro, il Mondo che accoglierà le generazioni del domani. Sembrerà folle, utopico, ma bisogna riuscire là dove hanno fallito tutti nel passato: britannici, sovietici,… . Rendere civile un Paese bonificandolo dalle sacche retrograde, fanatiche e criminali dei talebani. Una missione impossibile? Probabilmente sì. Ma oggi l’impegno di tutti deve essere questo. Obama che ha lanciato nell’Helmand, nido dei vari mullah e guerriglieri talebani, la più massiccia offensiva americana dai tempi del Vietnam, l’ha capito. Si spera che lo capiscano presto anche gli altri, quelli che magari parlano di “mani grondanti di sangue” gustandosi un favoloso aperitivo nel miglior Café della Capitale, con aria condizionata ad impedire che la camicia bianca si attacchi alla schiena. Laggiù, dove è caduto quel ragazzo pieno di progetti per il suo futuro, si vive tra polvere, sabbia e clima avverso. Sempre, tutto l’anno. Uno sporco lavoro, sì, che qualcuno deve fare.
Come stridono queste parole con le considerazioni delle Giuliane Sgrene varie, che oggi sul Manifesto scrivono che “per evitare nuove fosse comuni occorre ritirare tutti gli eserciti dall’Afghanistan senza però abbandonare gli afghani”. Quanto lontane dalla realtà appaiono le proposte di “acquistare l’oppio dei talebani da usare in medicina, in modo da neutralizzare i trafficanti”. A volte, e questo è l’incredibile della realtà, basta uno status facebook per far abbassare la testa a tanti pontefici massimi del giornalismo e a tanti praticanti del volemose bene. E tutto ciò è terribilmente surreale.
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Tag: afghanistan, giornalismo, guerra, politica






Troppo facile la tua retorica, Senatore…
Il problema è che questa strategia sta miseramente fallendo.
E le buone intenzioni di un venticinquenne non è detto che corrispondano alla migliore via per risolvere un problema.
Questa volta concordo con te.
Sono di sinistra, molto a sinistra, ma credo che pretendere la pace senza se e senza ma, sia come chiedere l’abolizione della morte e l’obbligo della felicità per tutti!
Le guerre, spesso e purtroppo, sono necessarie!
L’Afghanistan è un esempio di luogo dove l’uso della forza è necessario.
Ve lo dice uno che è stato in Bosnia e non da soldato, ma che vedeva la necessità di un intervento armato!
Leppie, non mi hai contraddetto sul punto secondo cui il problema è il fanatismo.
Dici che la guerra non è una soluzione. Proponi tu una soluzione.
Chissà cosa pensa Vittorio Zucconi a proposito, stanotte non ci dormirò
Spesso la soluzione che alcuni propongono è una non ben definita soluzione pacifica e negoziale partendo dal presupposto (errato ed incredibilmente ingenuo) che per ogni conflitto sia possibile una soluzione pacifica e negoziale.
La storia insegna che la soluzione pacifica e negoziale, quando hai come interlocutore un irriducibile fanatico indisponibile ad ogni e qualsiasi confronto su basi serie, ragionevoli e razionali, si traduce nella pura e semplice resa. Quella è, in tali ipotesi, l’unica soluzione pacifica e negoziale possibile.
Cosa volevi negoziare con i Talebani?
Quali risultati avresti ottenuto?
Libere elezioni forse?
Nessun insulto oggi?
Miracolo…!
Per altro Fabio V dice che Obama ha cambiato strategia rispetto a Bush.
Ma scommetto che per Senatore è tutto uguale. Non riuscirà mai a dire che Bush ha fatto una sequela di cazzate ed errori.
Per altro ricordo le balle su palestinesi e curdi… Che era urgentissimo risolvere la questione dei loro territori.
Anche per quello “qualcuno dovrà pure farla”?
Senatore, a me piacerebbe solo che tu ammettessi che c’è un abisso tra le dichiarazioni di un soldato che crede davvero in quello che fa e la montagna di menzogne sulle reali intenzioni che raccontano Bush o Obama. Solo questo.
Belle parole. Complimenti.
Intanto il ragazzo italiano e’ morto.
Mentre La Russa stasera chissa’ in che ristorante del centro andra’ a mangiare…
Bel post senatore!!!
L’avete letta la sfuriata di Mastella accortosi della diaria europea troppo “bassa”?
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/europa-parlamento/mastella-lamenta/mastella-lamenta.html
pesantissima sta vignetta regà, peggio de vauro
http://www.unita.it/vignetta/staino
[...] ce la posso fare; io una cosa del tipo “che bravi i nostri ragazzi, vanno lontano per difenderci“, non riesco a pensarla, a dirla, a scriverla. Sto male per chi avrebbe voluto fare a meno di [...]
Bello eh, scrivere nella sicurezza della propria casa sui mali del mondo, pontificando su chi frequenta i salotti (tu invece ti sei fatto la campagna d’Africa suppongo)…ma la realtà è un’altra e ben diversa da quello che dici. Negli anni 80 l’Armata Rossa era il più forte esercito in circolazione (parliamo di armi convenzionali), e dopo 9 anni di guerra ne sono usciti a capo chino. E noi invece dovremmo cambiare, con la forza dell’occidente. Se qualcosa si vuol fare laggiù, la cosa più sbagliata è farlo con le armi. Non è servito negli anni 80 e non servirà ora.
Dimenticavo…la resistenza afgana di quegli anni veniva finanziata dai governi pakistano, saudita ed USA che avevano un referente oggi diventato famoso. Un certo Osama..
“L’Afghanistan è il punto di non ritorno. Da quella terra inospitale e tormentata dipende il nostro futuro, il Mondo che accoglierà le generazioni del domani.”
E’ appunto
“un refrain tristissimo e stucchevole che nell’ultimo decennio abbiamo ascoltato un giorno sì e l’altro pure.”
ma che ci stiamo a fà ? tra i talebani
guardatevi il film il cacciatore di aquiloni e capirete qualcosa di più di quella nazione.
Un soldato è addestrato per far la guerra, il fatto che spesso muore non è motivo per farlo diventare un eroe ogni volta.
La russa, amante del manganello, gode a stare in guerra
io penso che non ci sia altra strada al conflitto. Il nemico è subdolo, si nasconde. Non tratta. Quando la situazione è questa, il problema bisogna cercare di eliminarlo alla radice.
Cominci a piacermi… soprattutto quando sei tanto contraddittorio.
Condivido.
Il problema non è tanto il nemico in se, quanto la sua cultura. Il fanatismo non ammette trattativa, ne sfumature. E’ vita o morte.
Condivido il tuo post.
E tu pensi che il fanatismo si elimini con le guerre e i bombardamenti? Non è Teheran, è l’Afghanistan.
In questo modo lo elimini solo se ammazzi tutti gli abitanti e ci metti degli svedesi. Comodo.
il nemico di chi scusa?
e poi permettimi, è altrettanto facile stare dietro una tastiera e scrivere che bisogna continuare una guerra forse impossibile…bella prova, tanto laggiù io non ci sono no?
guarda, io penso che in questi casi il silenzio sia il migliore commento, silenzio di chi pontifica pace e di chi esalta l’azione, stiamo fallendo tutti, sherpa della democrazia, pacifisti arcobaleno, ma soprattutto ricercatori di risorse strategiche.
Siamo così miseri noi occidentali da non riuscire ad accettare che il centro del mondo non è più casa nostra? Come soluzione abbiamo solo quella di trasformare l’afganistan in uno qualsiasi degli stati africani dove alimentiamo l’ingovernabilità per mantenere nostri privilegi?
e non obiettare stizzito, è real politik anche questa, non solo la retorica unilaterale del doloroso ma necessario.
Non amo il pensiero unico, e sulla guerra ho sempre avuto le mie idee, anchre se autonome rispotte la mia appartenenza politica!
Quella in Iraq mi faceva schifo e non la condividevo!
Quella in Afghanistan è sacrosanta! Non è una questione di democrazia, non è detto che la democrazia sia il sistema migliore per governare tutti i popoli.
Ma lì c’era una regime ( quello) talebano che mi faceva accapponare la pelle.
Con certa gente non puoi metterti ad un tavolino a fare due chiacchere.
E poi credo che tutti i soldati siano pronti ad andare in guerra, ma tutti nel profondo sperano che di non andarci!
Ma vuoi paragonare la Bosnia all’Afghanistan?
E pensi che la guerra abbia rafforzato o indebolito i talebani nell’appoggio della grande massa rurale afghana?
ah, sul fatto che i soldati sperino di non andare laggiù, te lo confermo.
@ Leppie
Ma ricordi cosa erano i Talebani? Mani mozzate, esecuzioni pubbliche, donne lapidate?
Non era un governo, era il terrore?
E cosa faresti con certi elementi?
Ci si è provato a trattare, a far cambiare idea e modi di governare, e quelli incrementavano la produzione di oppio, sotenevano e proteggevano terroristi e noi a parlare!
Il mio giudizio è di parte, ho conosciuto personalmente la guerra in Bosnia, so’ quanto la guerra faccia schifo, ma a volte l’uso della forza è necessario.
Anche il Papa, figura certamente non legata alla guerra, riconobbe la leggittimità di un certo tipo di intervento militare, la chiamò Guerra Umanitaria.
Non mi hai contraddetto sul punto secondo cui il problema è il fanatismo.
Dici che la guerra non è una soluzione. Proponi tu una soluzione.
Guarda l’Iraq. Da paese laico è diventato sempre più integralista e ora c’è il rischio reale che diventi una teocrazia.
Il problema è che ad un certo punto, le forze della Nato hanno ripiegato tutte in Iraq( una stupide ed inutile guerre) lasciando tutto il Paese in mano ai Talebani tranne Kabul!
Poi, gli americani bruciarono le piantagioni di papaveri, riducendo alla fame molte popolazioni e dando manodopera ai Talebani.
Ora Obama sta incentivando il cambio di colture, trovando sostegno in molte popolazioni lontano da Kabul e togliendo manovalanza ai Talebani.
Ed ora che faresti, chiedi a quella gente di rivoltarsi contro i Talebani e poi cerchi di trattare con loro?
Sai che rappresaglie!
No, prima si vince la guerra, poi si tratta con chi ci sta.
E’ brutto dirlo, ma è così, e a volte è necessario.
Infatti quella in Iraq è una guerra che non condivido!
Non ho detto che tutte le guerre siano giuste, nè che tutte siano sbagliate.
grazie
e già, è una questione di cultura. La battaglia è difficile proprio perchè è si tratta di cambiare questa benedetta cultura. Però non si può sbagliare, stavolta.
infatti. Non si può fare di tutta un’erba un fascio. Bisogna contestualizzare. I talebani non possono rappresentare un interlocutore. Vanno solo spazzati via. Non c’è spazio per trattare su nulla.
Nessuno fa il soldato per il gusto di uccidere.
Altrimenti fare il sicario è più remunerativo e si rischi meno.
la soluzione è la forza.
ovviamente.
ma chi vede nella forza solo l’equivalenza forza=guerra dimentica che la guerra è il fallimento della politica
Mi stai dicendo che una battaglia economica è meno incisiva?
Credo sia molto più devastante una guerra di diplomazia e economia, ma ovviamente questo tipo di guerra non è pubblicizzabile, non aumenta il pil dei paesi che producono armi (e che – produttori o no – danno un bell’impulso alla loro industria grazie alle azioni belliche).
E soprattutto richiede molto più tempo e molte più cultura, da ambo le parti.
Ergo, è più facile spazzare via il problema che gestirlo.
La politica degli embarghi ha ucciso molti più civili di qualunque guerra.
Solo che non li ascrive a chi fa l’embargo, ma a chi lo subisce!
E in quel caso i governanti militari mangiano e bevono nel lusso, mentre il loro popolo muore di fame!
e dai con la storia dell’embargo
l’embargo è una cazzata. proprio perchè se il governante/dittatore vive nel lusso, che gli frega del popolo? anzi è più facile ancora fomentare l’odio verso chi l’embargo lo sta attuando.
Mh… E tu lo sai che c’era già una guerra interna ai talebani? Ma che non è stata appoggiata perché altrimenti non si mostravano i muscoli all’ammeriggani?
E inoltre, hai presente quanto gliene fotteva a Bush delle mani mozzate, prima dell’11 settembre?
Quello che è stato fatto in Afghanistan è puro esibizionismo per questioni interne.
Ed è la stessa cosa che s’è fatta in Iraq, e che si voleva fare in Iran. Fregarsene delle popolazioni, ma impuntarsi su cose irrilevanti (le armi di distruzione di massa, il nucleare) per mostrare i muscoli, come dei bravi body builder.
la storia insenga anche che un fondamentalismo si perpetua solo din contrapposizione con un monolitico avversario demonizzato
se no tutti i fondamentalismi, in climi più pacati, si stemperano, si contaminano e scompaiono (o comunque si riducono a sache inoffensive di monomaniaci semi-dissociati dalla società)
e il discorso che un problema si debba per foza affrontare con le stesse metodologie che l’uomo utiliza dai tempi degli assiri mi pare un preconcetto limitante
sforrzarsi di trovare soluzioni alternative è ciò che ci rende geniali invece ce bestiali
(sarà un esempio trito, ma per liberarsi dal giogo di un occupante da sempre si è pensato alla rivolta armata. fino a gandhi.)
Ma esistono anche molti modi per fare le guerre. E a mio parere l’amministrazione Bush ha scelto quelli più idioti, ma più spettacolari, per soddisfare il desiderio di vendetta dei suoi amministrati.
era impossibile negoziare con quelli lì. L’unica opzione è l’eliminazione fisica.
E’ vero, i Talebani venivano accolti alla casabianca da Bush prima dell’ 11.09.
Ma ciò non toglie che era l’accoglienza e la compiacenza nei loro confronti ad essere criminale, non la guerra.
Leppie, ti chiedo: alla mafia faresti la guerra o saresti per la trattativa, o preferisci l’embargo alla sicilia, calabria, puglia e campania?
A volte c’è bisogno del pugno duro.
Fabio V, intanto faccio il polemico: non sono io ad aver detto che “con la mafia bisogna convivere”.
Lasciata da parte la battuta, ho due risposte
Innanzitutto che guerra vuoi fare? Bombardiamo Palermo fino a che la mafia non si arrende? Perché è questo il metodo usato fin ora.
Secondo… Magari bisogna colpire anche Milano, che dici? E gli interessi all’Expo. O è colpa solo di tutti i siciliani e calabresi? Solo che qui appena si prova ad accennare a controlli, partono le litanie sui comunisti che vogliono fermare il progresso.
starà elaborando un sermone per dire che la guerra è giusta solo nella Valle dell’Helmand, e solo per la parte guidata dal “guerriero Obama”.
Invece l’unica guerra giusta è quella di Bush?
Ah, no, dimenticavo… C’è anche l’amico democratico Putin, giusto?
“Quelli lì”. Ne parli come se fossero alieni ben identificabili. Peccato che per un “fanatico” che uccidi, uccidi trenta civili e crei trecento fanatici. Comodo.
Adinolfiano!!!
certo che l’ha cambiata, mica sono scemo. Obama ha aumentato gli uomini in Afghanistan, attraverso la più massiccia spedizione dai tempi del Vietnam.
Obama, pone molta più attenzione alle sorti delle popolazioni, Bush bruciava i campi di papaveri e la gente moriva di fame e quindi si rifugiava dai talebani, che vedeva come eroi e difensori della loro economia.
Obama spinge perchè gli Afghani cambino colture cercando l’appoggio dei locali, ma al contempo usa il pugno duro contro chi sfrutta questa povera gente per produrre droga, miseria ed ignoranza.
Ma no! Dai la mia era una semplificazione!
Ma serve a far capire, che in certe situazioni l’uso della forza non solo è legittimo, ma necessario!
Solo in seguito parte la trattativa, con chi ci sta e con chi prende le distanze con ciò che è stato!
Scusa, ma tu con Hitler avresti trattato? Certo che bisogna preoccuparsi dei civili, limitare i danni, ma ribadisco la necessità di alcuni interventi.
In Sudan, per il Darfur, si tratta da anni col regime Omar al Bashir, intanto muoiono innocenti nei campi profughi.
Ne hai mai visto uno? Non sono molto dissimili dai lager!
Noi trattiamo e la gente muore.
E mentre si stemperano … fanno disastri.
E se poi non si stemperano?
Io credo che il presupposto da cui parti sia errato.
Ovvero l’idea che si possa un giorno arrivare ad eliminare l’uso della forza militare dal novero dei mezzi di risoluzione delle controversie internazionali.
E che la “pace” sia un valore cui tutto va sacrificato.
Non lo è. La “pace” è un semplice stato dei rapporti internazionali.
Per preservare il quale non va necessariamente sacrificato tutto il resto.
Se non si andava in Afghanistan, ci sarebbe stata la “pax” … ma la “pax talebana”.
Come c’era fino al 10 settembre, no? E allora andava tutto bene.
Io però sto semplicemente contestando il “facciamo la guerra” come soluzione a qualunque cosa. In particolare “facciamo la guerra per far vedere che facciamo qualcosa”, come ha fatto Bush l’11 settembre.
Gli interventi bellici servono, ma se pensati. E a mio parere in Afghanistan non s’è pensato.
No. Non andava bene.
Non essendo io ingenuo non penso che le azioni militari si facciano per amor di giustizia e libertà. O comunque “solo” per amor di giustizia e libertà.
Ma quando – come in questo caso – accanto ad interessi strategici, politici ed economici ci sono anche valide motivazioni umanitarie e di giustizia … credo che bisogna riconoscerlo e rallegrarsene.
Ma vaffanculo idiota.
Rompo il clima segnalato da Fabio V … ma davanti a tanta manifesta ipocrisia da quattro soldi ci voleva.
Sai cosa cazzo gliene frega a questo imbecille di quel ragazzo morto? Nulla!
Fino a ieri lo avrebbe definito un bieco fascista.
E oggi, pur di dire la sua bella cazzattina, fa quello triste e contrito.
Splendida!!
Questo buffone senza arte nè parte, invece di ringraziare il cielo (anzi Silvio il padrone dei cieli) che, ancora una volta, può campare (e bene) senza lavorare, fa pure l’indignato!!
che impunito
grazie ThankS!
ebbè, cosa vuoi… a Bruxelles hanno anche gli uffici grandi 30 metri quadrati
lo shock deve essere stato terribile!!
Grazie, dopo di te.
Evidentemente Piddi manderebbe i suoi figli in Afghanistan.
Cosi’ come farebbero sia Berlusconi sia i suoi ministri.
Pensate un momento a cosa e’ servito mandare migliaia di soldati americani a morire in Vietnam: a NIENTE.
E in Afghanistan sara’ lo stesso.
Ma che ti riferivi a me?
Non state a giudicare il ragazzo, aldilà delle sue motivazioni, era lì in guerra e torna morto in Italia.
Poi che coloro che inviano i soldati se ne stiano in partia a godersi la vita, e che dovrebbero fare andare in guerra pure loro?
Ma te l’immaggini La Russa che spara a Bin Laden? O Silvio col caschetto da soldato?
Ogniuno fa il suo lavoro.
e infatti nessuno degli adoranti sinistri ha protestato
Se Mastella fosse stato eletto nelle liste del PD, a quest’ora avremmo avuto una decina di post su questo blog…
No?
ti confesso che stamattina, mentre pensavo a che post fare, avevo da una parte la rassegna stampa sul caporale caduto in missione, e dall’altra l’unico articolo disponibile sul caso-Mastella.
Ho optato per il primo per vari motivi, tra cui: 1) interesse, 2) varietà delle fonti.
Su Mastella si è detto tutto il possibile… ormai il soggetto è quello che è, lo conosciamo.
parli di cose che manco sai.
Ri-vaffanculo imbecille.
Mandare i figli!?!?!?
Ma che cazzo dici?
Ma che razza di idee hai?!?!
Quel ragazzo ha scelto di fare il parà. Abbi rispetto per le persone. Per i loro valori e per le loro scelte.
Questo è il modo di onorare un morto.
Non quello di parlarne come di una specie di cretino finito lì per caso.
Vergognati.
Strumentalizzi tutto. Pure la morte di uno che sicuramente non la pensava come te.
Mh… E il resto della ghenga?
bel post
e che c’entra questo?
io non devo ammettere nulla più di quanto ho già fatto. Ho sottolineato in tutto il post proprio quello, che il ragazzo ha sormontato tutto e tutti con quello status facebook, azzerando le chiacchere.
io non parlo per gli altri, ma solo per me stesso. E’ self-control.
la motivazione dell’embargo è che prima o poi, anche se rinchiuso nel lusso senza limiti, il dittatore sarà costretto a cedere. Perchè se il popolo ha fame, diventa pericoloso. Almeno così teorizza chi l’embargo lo impone.
ti ringrazio
no, solo mesi e mesi di tensione mentre mio papà era (nell’ordine) in Bosnia, Kosovo, Iraq e Afghanistan.
Self-deceit, direi.
Ricordi come Daw si precipitò a raccontare della fandonia sulla candidatura a Napoli per Mastella?