Archivio di giugno 2009

Mi fate schifo

martedì, 30 giugno 2009
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Con i 13 morti ancora caldi, con i 34 feriti, con 4 persone di cui ancora non si sa nulla, con il disastro di uno scenario apocalittico, con le fiamme che sembravano l’Inferno, ecco, se alla notizia della visita del Presidente del Consiglio, che va là, sul posto, all’Inferno, e questo è quello che francamente mi aspetto dalle Istituzioni da chiunque rappresentate, ecco, se voi quattro esseri inqualificabili sfruttate questa tragedia per andare a contestare la vostra ossessione di una vita, siete semplicemente delle persone indegne di stare al mondo. Siete dei poveracci. Dei disturbati. Siete umanamente non sostenibili.

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Napolitano? E chi se ne frega

martedì, 30 giugno 2009
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Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Dopo il cazziatone presidenziale, a Repubblica serpeggia la delusione. Toni bassi, sguardi cupi, tristezza. Eh già, mai e poi mai avrebbero pensato che Napolitano, il primo comunista a diventare Presidente della Repubblica, potesse dire basta. Mesi e mesi di gossip, di domande, di appostamenti da veri guardoni professionisti vengono bloccati dalla massima carica dello Stato. Fa un certo effetto, infatti, leggere l’editoriale formato mignon che campeggia oggi sul quotidiano fondato dalla “principale barba dello schieramento avverso”, come è solito dire quel vecchio volpone di Cossiga. Niente paginate, niente sermoni scalfariani, niente interventi del direttore supremo. Nulla di tutto ciò, bensì un trafiletto di 248 parole scritto dal vice, Massimo Giannini. Un pezzo da equilibrismo di professione, che tenta di salvare il salvabile, con un colpo al cerchio e uno alla botte. Si scrive che no, Napolitano non ha mai voluto stoppare le “inchieste” (diciamo così, va, per essere buoni) di Repubblica, perché non si tratta di cazzate, ma di “fatti”. Già, i fatti. E Giannini prontamente li elenca:

“Ciò che avviene di notte a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli, dove transitano veline, escort e ospiti sbagliati. Ciò che accade di giorno alla procura di Bari, dove si indaga su tangenti, droga, prostituzione. Ciò che succede di sera nell’abitazione di qualche irresponsabile giudice costituzionale, che pur dovendosi pronunciare sul Lodo Alfano riceve a cena il premier e il suo Guardasigilli”.

Questi sono i fatti, almeno dalle parti di Repubblica. Oddio, sapere cosa accade di notte a Villa Certosa sarà stato un “fatto” rilevante per Pacciani &co., ma non crediamo che agli italiani, che forse hanno problemi ben maggiori di sapere quante docce ghiacciate Berlusconi si è fatto insieme a Patrizia D’Addario (si legga l’autorevole Sunday Times), bramino dalla voglia morbosa di spiare nella camera da letto del Premier. In sostanza, quelli di Repubblica, che ormai si sentono paladini di una libertà messa in pericolo (non si sa bene da chi, né da che cosa) respingono il logico e saggio monito di Napolitano, perché “dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”.

Complimenti, a  pochi giorni dal G8, con tutti gli occhi del Mondo rivolti all’Italia, l’odio per Berlusconi prevale su tutto, compresi i caldi inviti del Quirinale a preservare quel poco di immagine internazionale che ci rimane. Niente da fare, il tiranno va abbattuto, e tutto il globo deve saperlo. Complimenti vivissimi.

Cazziatoni presidenziali

lunedì, 29 giugno 2009
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Il Capo dello Stato

Il Capo dello Stato

Riguardo alla martellante campagna mediatica orchestrata da Repubblica, il Capo dello Stato ha invitato ad una tregua, almeno in occasione dell’imminente G8. Questo è, nei fatti, l’unico risultato raggiunto da Repubblica: il cazziatone di Napolitano. Unico risultato, perchè la popolarità e il gradimento di Berlusconi sono sempre agli stessi livelli.

Usando il metodo Repubblica, oggi bisognerebbe scrivere a caratteri cubitali che il Capo dello Stato si è schierato, con il linguaggio diplomatico consentito al Colle, contro la campagna mediatica di Repubblica. Si è messo, per dirla con lo stile dell’Unità, a difendere Berlusconi. Poi, il giorno dopo, qualche nostro giornale amico della stampa estera, del quale per pura casualità siamo anche azionisti, riprenderà la nostra notizia. E noi, il giorno seguente, riprenderemo quel giornale. Così funziona. Così si fa.

Il nuovo che a sinistra non avanza

lunedì, 29 giugno 2009
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Dall’editoriale di Fabrizio Rondolino pubblicato sulla Stampa:

«Il nuovo Pci in Italia e in Europa»: con questo slogan Achille Occhetto convocò a Roma nel marzo del 1989 il XVIII congresso del partito. Era segretario da meno di un anno; un mese dopo quel congresso cominciarono le manifestazioni su Tienanmen, e a novembre il Muro crollò. Il «nuovo» Pci fu messo in liquidazione in meno di otto mesi. Ma il virus linguistico introdotto da Occhetto – quel «nuovo» preso dalla pubblicità che per incanto lava ogni peccato e resetta la storia – si diffuse con rapidità estrema, e il contagio divenne incontrollabile. Era nato il «nuovismo», e la sinistra italiana, dopo quindici anni di Berlusconi, ancora ne professa il culto. (…) L’ubriacatura nuovista attraversò il tormentato parto del Pds: e «nuovista» fu in effetti l’insulto coniato dalla sinistra interna e dal manifesto per bollare l’iniziativa di Occhetto. Michele Serra, che pure appoggiava la «svolta», diede a suo modo il colpo di grazia: per il suo esordio letterario scelse come titolo “Il nuovo che avanza”, dove per «nuovo», però, s’intendeva il peggio che gli Anni 80 avevano lasciato in eredità al Paese. (…) Il Pds cavalcò la tigre nuovista fino a identificarsi totalmente con essa: per questo fu tanto brusco il risveglio del ’94, quando Berlusconi - lui sì, almeno tecnicamente, nuovo alla politica – stravinse le elezioni (e a sinistra, per una curiosa ironia linguistica, qualcuno parlò con sufficienza di «homines novi», riesumando il disprezzo dei senatori di Roma antica per chi veniva dal nulla e ne insidiava il potere). (…) Dal Pci è nato il «nuovo Pci», dal «nuovo Pci» il Pds, dal Pds i Ds, dai Ds il Partito Democratico: eppure stiamo ancora discutendo di D’Alema e di Veltroni. Il quale intitolò «La nuova stagione» il famoso discorso del Lingotto, poi divenuto un sito internet e un libro pubblicato all’indomani delle primarie.
Ora è Franceschini a invocare «una fase nuova», di cui sarà il garante e la guida; e proprio al Lingotto si sono riuniti ieri i nuovi nuovisti del Pd, che vorrebbero un «terzo uomo». «Può venire il nuovo che volete – ha detto loro Pierluigi Bersanima noi alle spalle abbiamo 150 anni di responsabilità. È questione di 150 anni di storia, di gente che ha fatto sacrifici e che ha pagato ben più di noi».”

A proposito della battaglia appena aperta ed in corso tra le possibili candidature da proporre alla segreteria del PD, tra cui alcuni volti nuovi (come la Serracchiani), acclamati da alcuni quasi come se un giovane segretario potesse d’incanto risolvere i problemi di novità del partito e rinnovarne anche le idee ed il partito tutto, scrive Claudia Mancina:

Ma solo a prima vista il rinnovamento è un problema generazionale. Nella sostanza è invece un problema di struttura politico-organizzativa, che – in un partito vitale – dovrebbe essere in grado di effettuare in modo democratico il periodico reclutamento di nuovi gruppi dirigenti. Vale la pena di osservare che il Pci, con tutti i suoi difetti, è stato capace di operare il reclutamento delle nuove generazioni sino alla fine della sua esistenza; la leva generazionale di dirigenti democratici di origine post-comunista è ancora l’ultima del Pci. Ovviamente un partito moderno e non comunista deve avere modalità diverse. Le primarie, checché se ne dica, sono state finora l’unico strumento democratico di promozione di nuovi dirigenti: il caso fiorentino (Matteo Renzi, ndnick) è esemplare. Ma essenziale, per la formazione di una nuova leva di dirigenti, è il confronto politico tra proposte strategiche diverse.”

Ma quando arriverà (se mai riuscirà ad arrivare) la vera nuova sinistra?
Potrà mai uscire il “nuovo” senza aver fatto prima un serio processo di analisi critica del “vecchio”?
Il neo PD è nuovo, oppure è già vecchio?
Davvero il problema del PD è solo trovare il segretario giusto?

Polvere che si muove, spazzatura che parla

domenica, 28 giugno 2009
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Iran, giugno 2009

Iran, giugno 2009

Sono solo “khash e khashak”, polvere e spazzatura, aveva detto Mahmoud Ahamdinejad a proposito dei milioni di giovani e vecchi scesi in strada a Teheran,Shiraz, Tabriz, nonostante il monito minaccioso e grave della Guida Suprema, per gridare la loro rabbia nei confronti di un regime che li ha privati del loro voto, della dignità di cittadini. Polvere e spazzatura. E così, oltre alle milizie basij, centurioni della teocrazia imperante, in questi giorni si racconta di ragazzi di tredici e quattordici anni che, accetta in mano, percorrono le vie e le piazze della capitale per scovare “gli estremisti”, coloro che osano ribellarsi all’autorità. Lo fanno per sentirsi più grandi, per poter gonfiare il petto. Non sanno che quei ragazzi, quei milioni di Neda Soltan, combattono anche per loro. Sono giovanotti sbarbatelli, forse un domani capiranno. Per ora si limitano a seguire il capo visibile, Ahmadì, a ripetere come pappagalli le sue parole: “la polvere non deve parlare, la polvere non si muove”. Capiranno.

E’ ormai indiscutibile che ciò cui stiamo assistendo è ben più di una semplice scaramuccia, di un’isolata manifestazione di protesta. No, stavolta è qualcosa di più profondo. E’ qualcosa che va a intaccare il male alle radici, come un potenziale antidoto al veleno che ha fatto marcire, dal 1979 ad oggi, un Paese dalle mille risorse e dalle sconfinate possibilità. Un Paese dove il 60% della popolazione ha meno di 30 anni ha potenzialità immense, attualmente schiacciate sotto il piede dell’ “Ayatollah in una notte”, come è soprannominato dai suoi detrattori Ali Khamenei, il quale usa il quotidiano di famiglia, “Keyhan”, per mandare espliciti avvertimenti a chi si permette di contestare ancora l’esito del voto che ha frodato gli iraniani: “la vendetta contro il candidato degli estremisti potrebbe essere durissima. E ancora, tanto per essere chiari, si scrive che “Mousavi non pensi di salvarsi nascondendosi dietro le candele”, alludendo alle varie silenziose commemorazioni che in tutto il Paese si sono tenute in ricordo della povera Neda, fatta fuori perché forse scambiata con la sorella di un terrorista. Almeno questo è ciò che dice l’agenzia di stampa iraniana. In pratica, ogni singolo individuo della sterminata folla che ha invaso i larghissimi viali di Teheran, è guardato a vista da selezionati cecchini del regime.

Sappiamo poco di quel che accade realmente laggiù, la censura sta egregiamente compiendo il suo dovere. Tuttavia, grazie al cielo, qualche video, qualche testimonianza, riesce a valicare il muro eretto a protezione del fortino costruito a propria immagine e somiglianza dal fu Khomeini. Un muro di paura, pieno di crepe sempre più evidenti. Si parla sempre più insistentemente di tentativi da parte dell’eminenza grigia della teocrazia, Rafsanjani, di convincere l’alto clero sciita della necessità di sostituire Khamenei con una guida collegiale. Anche questo è un segno, una breccia che potrebbe aprire le porte ad una seconda, nuova Rivoluzione. Ma questa volta senza più barbe e turbanti a dettar legge. Sono loro, i ventenni, i trentenni, i protagonisti. Chiedono più libertà, chiedono di poter frequentare le ragazze senza il terrore della polizia morale, di uscire nei locali dopo mezzanotte, di poter stare in gruppo fra amici. Chiedono di poter studiare l’inglese per aprirsi al Mondo. Loro se ne fregano del sogno di Ahmadinejad di “esportare la rivoluzione islamica nel Mondo, che ha sete di cultura musulmana”.

Nessuno può stare con le braccia conserte a guardare, ormai l’hanno capito tutti. Non è tollerabile che l’Occidente assista inerte al massacro che i pasdaran stanno compiendo. Vedere ragazzi gettati dai ponti direttamente sulle strade sottostanti, presi a manganellate o colpiti da asce raccattate qua e là, non può lasciarci indifferenti. Non possiamo permetterci un ennesimo fallimento, un nuovo macigno sulla coscienza.

Si, vi piacerebbe! But it's not possible!

sabato, 27 giugno 2009
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the indipendent

the indipendent

Questa qua sopra è l’immagine che tutti potete vedere arrivando alla pagina dell’Indipendent sulle vicende politiche europee.
Le interpretazioni possibili sono poche: secondo l’autore dell’articolo è iniziato il conto alla rovescia che porterà alle dimissioni del Cavaliere. Parla di pressioni sempre più frequenti e sempre più importanti che arrivano dai cosiddetti “poteri forti” (in cui viene ricompresa anche la Chiesa Cattolica). E per finire, indica in Mario Draghi, l’attuale governatore della Banca d’Italia, il possibile successore.

E’ evidente che il giornalista che ha messo giù questo pezzo non ha la benchè minima idea di che Paese sia l’Italia nè della sua storia più recente.
Come si fa anche solo ad immaginare uno scenario in cui ad ascendere allo scranno più alto del governo nazionale potrebbe essere un fantoccio non eletto dal popolo, in un momento in cui la fiducia nell’uomo Silvio Berlusconi, sebbene acciaccata, rimane altissima; come ancora vivido tra gli italiani è il ricordo di quegli anni tra il 1996 e il 2001 in cui ripetutamente non furono ascoltate le ragioni dell’elettorato sovrano?!

Un rimpasto tecnico non sarebbe tollerabile e sancirebbe il totale distacco della politica dalla cittadinanza.

Un’altra evidenza che traspare da questo articolo del quotidiano britannico è che c’è qualcuno che sta puntando tutto sulla destabilizzazione politica del nostro Paese. La caduta di Berlusconi, molto probabilmente, porterebbe l’Italia al caos più totale, allo stallo più deleterio proprio nel momento più delicato a livello internazionale (non solo economicamente parlando).

A ben vedere, considerando anche il rimbalzo che questa analisi ha avuto anche su altri giornali inglesi ed americani, sembrerebbe in atto una strategia politica e mediatica tutta tesa ad indebolire il premier per mezzo di indiscrezioni e pettegolezzi senza fondamento, ma capaci di ingenerare sospetti tra le fila degli stessi supporters del governo.

Se questo è lo scenario, anche alla luce dei recenti risultati elettorali che hanno premiato l’attuale maggioranza e il suo leader, l’unica considerazione possibile è: vi piacerebbe!!!Spiacenti, però…il caro odiato Berlusconi dovrete sopportarlo per altri 4 anni almeno!

Le previsioni economiche sono attendibili?

sabato, 27 giugno 2009
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Cassandra

Cassandra

Notevole polemica hanno suscitato le critiche di Silvio Berlusconi, reiterate anche nell’ultima conferenza stampa di ieri, a certo catastrofismo tanto in voga dagli albori di questa grave crisi economica mondiale su gran parte della stampa e dei media. Non perché ritenga giusto falsificare la realtà – la crisi è grave e reale, nessuno l’ha mai messa in dubbio, né potrebbe pensare di farlo, neanche Silvio Berlusconi – quanto perché tale eccessiva tendenza al pessimismo, il porre un eccessivo accento di dramma incombente da parte degli organi di studio e di informazione, oltre ad essere spesso non giustificato e non confermato dal reale andamento dell’economia, genera oggettivamente un effetto negativo reale, rappresentato da sfiducia generalizzata, depressione delle aspettative e dei consumi, che, quelle si, possono avere conseguenze economiche molto negative e reali.
Scrive oggi Luca Ricolfi sulla Stampa:

“Come dare torto al ministro Tremonti quando esterna tutto il suo scetticismo riguardo alle previsioni degli economisti e degli uffici studi sull’andamento del Pil nel 2009? Oggi la maggior parte degli «esperti» prevede per l’Italia un -5.5%, ma appena quattro mesi fa, a febbraio, i medesimi esperti prevedevano un -2%, e fino a pochi mesi prima – nonostante la crisi fosse già in corso – favoleggiavano di una crescita positiva, fra lo 0.2% e l’1.3% a seconda delle fonti. In realtà è tutto l’apparato, italiano, europeo e mondiale dei generatori di previsioni economiche che da anni spara a getto continuo cifre ultraballerine, che spesso subiscono radicali rettifiche nel giro di pochissimi mesi, e che quasi mai, a consuntivo, si rivelano azzeccate.”

Dunque le preoccupazioni al riguardo di questo getto continuo di dati, spesso smentiti e ribaltati a distanza di pochissimo tempo, l’invito ad usarli almeno con maggiore cautela e prudenza ed a non gettarli sulle prime pagine dei giornali quasi ad annunciare il disastro imminente, è davvero una richiesta sbagliata?

Io piaccio…

venerdì, 26 giugno 2009
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«Io non cambio, gli italiani mi vogliono così. Ho un gradimento del 61%. Mi vogliono così perchè sentono che sono buono, sincero, generoso, leale, che mantengo le promesse».
«Cos’altro potrebbero inventarsi? Questa campagna di menzogne e spazzatura avrà conseguenze su chi l’ha fatta. Perderanno credibilità, lettori e pubblicità. Certo, all’estero tutto ciò non ha fatto bene, ma la verità viene sempre fuori».
«Io non ho mai immaginato di chiedere a un mio ospite di privarsi del suo telefonino e tutto ciò che avviene in mia presenza non può essere men che morale, men che normale. Che qualche cena mia sia divertente, perchè io sono un grande mattatore ed un trattenitore, lo posso dare per scontato. Ma se arrivano delle intruse che sotto mentite spoglie e portate da un ospite, si meravigliano di quello che vedono, non è colpa mia. Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite, e lui ha sbagliato l’ospite dell’ospite. Sono cose che capitano con le centinaia di persone che mi è capitato di avere alla mia tavola». «Una promessa fatta? (con esplicito riferimento al caso D’Addario, nda) Ma veramente potete pensare che io mi metta a fare una pratica edilizia per qualcuno in un comune rosso, in una provincia rossa, in una regione rossa? Dovrei essere uscito di testa. Ma tanto le menzogne poi vengono fuori».
«Nessun aquilano deve avere paura. Il Governo si è impegnato a rispondere e non ci saranno dei no. Le seconde case saranno ricostruite dallo Stato al cento per cento».
«Contro la crisi serve ottimismo».«Faremo un decreto che terrà conto delle esigenze delle imprese. Non è facile fare tutto, perché servono i soldi e bisogna mettersi le mani in tasca. Ma ci impegneremo».
«A settembre chiuderemo le tendopoli – promette – daremo l’indirizzo degli appartamenti e il giorno di ingresso ai terremotati che avranno le nuove case. Agli altri daremo sistemazione in albergo e comunque le tendopoli saranno chiuse prima del freddo».
«L’Europa ci chiede di elevare a 65 anni l’età pensionabile per le donne negli uffici pubblici. Ci rifletteremo, ma in un momento di crisi ci sembra fuori tempo intervenire in questa direzione».

Le citazioni sono tratte dalla Stampa e dal Corriere della Sera