Archivio di maggio 2009

Ma Silvio ce l'ha grosso o no?

domenica, 31 maggio 2009
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La campagna elettorale contro Silvio Berlusconi va avanti spedita, con i giornali (quelli che secondo la leggenda metropolitana il Cavaliere controllerebbe come neanche Mussolini durante il Ventennio) impegnati nella morbosa e per loro eccitante ricerca di scoop che dovrebbero offuscare l’immagine del Premier. Stavolta è il turno de “L’Espresso”, che evidentemente si dà il cambio con l’altro giornaletto del gruppo, “Repubblica”. La gola profonda non è più Gino Flaminio (leggere la sua lettera di pentimento al Corriere), bensì la biondona del Grande Fratello Laura Drezwicka, curve mozzafiato e curriculum straordinario per il giochetto che il settimanale del gruppo De Benedetti ha in mente: passato da “sexy car washer”, esibizioni senza veli sulle tv private, dichiarazioni non proprio da Accademia della Crusca all’interno della Casa più famosa della tv.

Laura Drezwicka

Laura Drezwicka

Ecco allora che scatta l’operazione dell’Espresso. A rivelarlo oggi è Il Giornale, al quale la giovane ragazza racconta tutto, perfino le domande imbarazzanti che il guardone di turno ha posto senza alcun ritegno. L’importante erano le prove, gioielli, foto, qualunque cosa che documentasse la relazione tra Berlusconi e Laura. “Erano scatenati, volevano sapere tutto, ma proprio tutto sulle abitudini erotiche del Presidente del Consiglio”, rivela la ragazza, impegnata invece a chiedere un’adeguata ricompensa (50 mila euro) per soddisfare le aspettative dell’interlocutore intento a prendere appunti su un block notes pieno zeppo di note, se è vero che, come sostiene la Drezwicka, “l’Espresso ha incontrato molte, moltissime ragazze, chiedendo gli sms di Silvio, delle foto in posa con lui, dei regali che avrebbero ricevuto”. Ma il bello deve ancora venire…l’eccitazione aumenta, e le domande si fanno più spinte: “Hai visto cose che faceva con la Carfagna, con la Matera, con quelle che ha candidato?” Ebbè, mica si va tanto per il sottile! Si vogliono conoscere le presunte perversioni sessuali del Capo del Governo, nel pieno stile del giornalismo d’inchiesta italiano. Per chiarire meglio il senso della domanda, il messo dell’Espresso si fa più esplicito: “Faceva delle cose anche insensate oppure no?” E se non si fosse ancora capito, “cioè, ha controllo come uomo oppure no?”. Laura avrebbe potuto non cogliere ancora, e allora l’investigatore di turno la butta lì: “Con te non ha mai avuto comportamenti folli?”. La ragazza è divertita, vuole vedere fin dove si spingono gli scooppisti, vuole scoprire qual è il limite della loro perversione. Per far ciò, la butta sempre sui soldi… prende tempo, ribadisce le richieste economiche, dice e non dice, come una consumata attrice. Gli altri ci cascano come polli, non hanno ancora capito che l’ex sexy car washer in mano non ha niente, e infatti chiedono “Hai qualche elemento per documentare la tua relazione sessuale o no?”, “Non ti senti un po’ Monica Lewinsky?”.

Sembra il seguito di Melissa P, ma evidentemente incastrare il Cavaliere vale questo ed altro, specie se siamo ad una settimana dalle elezioni. “Ti ha mai raccontato di essere stato con due donne insieme?”. E qui diciamo che si chiude la parte orgasmica del pseduo-interrogatorio. Calata l’evidente eccitazione, si passa a dissertare di anatomia, di scienza medica in generale. Ricordano i giornalai che “c’è questa storia della puntura alla base del pube che ti permette di avere rapporti sessuali continuamente per ore”, che Silvio “ha avuto anche problemi dal punto di vista di un eccesso di afflusso di sangue. Qui la ragazza interviene e, rispolverando le esperienze inserite nel curriculum vitae, dice: “Mi stai chiedendo se ce l’ha grosso?”. Risate e silenzio… evidentemente era proprio quella la domanda… Laura non risponde, afferma che mai dirà “questa cosa delle punture”.

Ecco, almeno questo ce lo risparmiano, grazie a Dio. Non sapremo mai se Silvio ce l’ha grosso o no; non conosceremo mai le sue perversioni sessuali. Mai. Almeno fino a quando non troveranno una disposta a inventarsi una sceneggiatura adatta e perversamente credibile.

La politica in chiacchere (e foto)

sabato, 30 maggio 2009
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vignetta tratta da Farefuturo Web Magazine

vignetta tratta da Farefuturo Web Magazine

Pare che ci siano altri sviluppi interessanti della politica italiana di questi tempi: altre foto di feste tenute a Villa Certosa, la residenza in Costa Smeralda di Silvio Berlusconi. Tra cui la festa di capodanno 2008 con la partecipazione di Noemi Letizia (un ‘must’ di questi giorni). Ma anche la vacanza trascorsa nel maggio del 2008 nella residenza del premier Silvio Berlusconi dall’allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek e dalla sua delegazione, foto nelle quali le perso­ne sono ritratte con abiti leg­geri, si vede una donna di spalle che indossa sandali in­fradito. Poi ci sono le foto dei giar­dini di Villa Certosa con ragaz­ze in bikini o in topless, altre sotto le docce all’aperto, altre vestite accanto a Berlusconi nel patio delle residenze desti­nate agli ospiti” (testuale dall’articolo del CdS), una cosa davvero insolita per quel periodo in una villa in Sardegna, non c’è che dire. «Si tratta di soggetti ripresi in momenti di assoluta intimità del tutto leciti e senza alcun particola­re rilievo o connotazione, ad­dirittura mentre si trovavano all’interno delle abitazioni po­ste a loro disposizione e ritrat­te mediante potenti e intrusi­vi mezzi di riproduzioni delle immagini» avrebbe sostenuto Silvio Berlusconi (indubbiamente con qualche fondamento) nelle quattro pagine firmate di suo pugno nel ricorso al Garante della privacy presentato tre giorni fa per cercare di bloccarne la pubblicazione, richiedendo «tutti i provvedi­menti che riterrà opportuni e in particolare l’inibizione di qualsivoglia utilizzo o pubbli­cazione del materiale fotogra­fico».

Il solito atteggiamento dispotico e censorio, gravemente lesivo della libertà d’informazione – quindi della democrazia – del nostro beneamato paese, da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ancor più grave perché fatto nella immediata vigilia di un importante turno elettorale.

L'arte del discredito: un vizio sinistro

venerdì, 29 maggio 2009
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Uno degli atteggiamenti tipici della dialettica della vecchia sinistra era quello di cercare di discreditare l’avversario. Perchè era sicuramente molto più facile, sbrigativo e redditizio, dare del “fascista” al proprio interlocutore, piuttosto che controbatterne le argomentazioni, i ragionamenti ed i dati di fatto. Si dirà che questo sia un retaggio dei vecchi comunisti, dei compagni duri e puri figli della resistenza, degli indottrinati dei dogmatismi ideologici e culturali da PCUS. A giudicare però anche dai comportamenti attuali, anche di un politico che non dovrebbe avere quel retaggio, come un ex-democristiano come Dario Franceschini, pare che non sia così. Questo, oltre che il mio, è il parere di un vecchio compagno onesto e sincero (anche lui per questo vittima del discredito di certa sinistra) come Giampaolo Pansa:

“Lo si è visto anche durante il Ballarò dell’altro ieri. Nel tentativo di annullare quel che stava dicendo Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, Franceschini si è rivolto ai telespettatori ringhiando: «Vi avverto che questo signore è un dipendente di Berlusconi!».

Franceschini deve godere molto nello sparare quella parola. L’aveva già tirata in faccia a Carlo Rossella durante un Ballarò di qualche settimana fa. Quando il mio vecchio amico Carlo, presidente della Medusa Film, iniziò a parlare, il leader del Pd si mise a urlacchiare, sempre rivolto al pubblico: «Attenzione, questo è un dipendente di Berlusconi!». Rossella gli replicò come meritava. E lo stesso ha fatto Belpietro, ricordandogli di essere il direttore di un settimanale della Mondadori e non un famiglio di Arcore.

A questo punto, è giusto chiedersi se Franceschini sia davvero cresciuto nella Democrazia cristiana di Zaccagnini e non in una delle scuole di partito del vecchio Partito comunista di Ferrara. Sappiamo com’erano fatti i maestroni comunisti, soprattutto in aree integralmente rosse. Erano compagni che non andavano per il sottile. Se gli conveniva aggredire, aggredivano. Se dovevano offendere, lo facevano senza risparmio. E il loro primo passo consisteva nel dire che l’avversario era un dipendente di qualcuno più grande e più nefando di lui. Insomma un servo.

Il Pci di Togliatti non aveva riguardi per nessuno. Si comportò così persino nei confronti di un big del comunismo mondiale: il maresciallo Tito. Nel primo dopoguerra veniva osannato come il capo della guerra partigiana jugoslava, un grande combattente per la libertà dei popoli. Poi nel giugno 1948 Tito ruppe con Stalin e divenne subito uno sporco fascista, un servo degli Stati Uniti, al soldo dei banchieri di Wall Street, un capitalista tra i più odiosi. Sette anni dopo, Tito fece la pace con l’Urss, guidata da Nikita Krusciov. E ritornò un compagno, un capo socialista, un eroe rosso.

Molto più in piccolo, ho fatto anch’io l’esperienza di passare per servo di qualcuno. Alla fine del 1960, quando entrai alla Stampa diretta da Giulio De Benedetti, mi resi subito conto di una seccatura spiacevole. Per il Pci torinese, i redattori del giornale erano tutti servi della Fiat. E come tali andavano trattati. Anche gli intellettuali della rossa Einaudi ci guatavano con disprezzo. Considerandoci dipendenti di Vittorio Valletta, il dittatore che aveva sconfitto la Cgil e metteva i comunisti fuori dalla fabbrica.

Quando andai al Giorno, diventai subito un servitore dell’Eni. Arrivato al Corriere della Sera, venni classificato come servo dei Crespi, poi dell’avvocato Agnelli, quindi di Angelo Rizzoli. Evitai per un soffio di finire al servizio della Loggia P2 perché me ne andai in tempo da via Solferino. E il giorno che Carlo De Benedetti diventò il proprietario del gruppo Espresso-Repubblica, eccomi con la livrea di servente dell’Ingegnere.

Tutti i politici strillano che la democrazia ha bisogno di un’informazione libera. Ma non hanno rispetto dell’autonomia dei giornalisti. Arrivando così a conclusioni paradossali. Seguendo la logica distorta del segretario del Partito democratico, anche Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò, dovrebbe essere ritenuto un dipendente prima di Walter Veltroni e poi dello stesso Franceschini. In quanto proprietari di fatto della Rete3 che la spartizione della Rai in lotti gli ha assegnato.”

Lampedusa è tornata Lampedusa

giovedì, 28 maggio 2009
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Lampedusa, le sue spiagge, il suo mare

Lampedusa, le sue spiagge, il suo mare

(AGI) – Roma, 25 mag. – “Lo sforzo del Governo e’ quello di affrontare la lotta all’immigrazione clandestina coniugando il rispetto delle regole con la solidarieta’ e il primo soccorso”.

Lo ha sottolineato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nella sua informativa al Senato: “Oggi Lampedusa puo’ finalmente respirare”. Il Ministro ha ricordato che nel 2008 gli sbarchi sono stati 537 con l’arrivo di 34mila persone, mentre quest’anno gli sbarchi sono stati 69, per complessivi 6.588 arrivi.

Una riduzione che ha trasformato la gestione del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa,

da sempre sovraffollato ed emblema del fallimento delle precedenti politiche, che ospita ad oggi soltanto 60 migranti, peraltro in attesa di trasferimento essendo stato loro riconosciuto lo status di rifugiati” (il numero di immigrati è in passato arrivato a superare le duemila unità, con il verificarsi di disordini e ribellioni – nda).

Nel suo intervento Maroni ha richiamato la validità del principio di cooperazione tra Stati alla base delle operazioni condotte in sintonia con le autorità libiche ed ha dettagliatamente specificato tutte le norme, le convenzioni e gli accordi internazionali che certificano la correttezza delle procedure adottate dall’Italia che peraltro, attraverso le intese bilaterali con la Libia che impegnano al rispetto di norme e standard internazionali in tema di accoglienza, sta svolgendo una funzione di surroga rispetto ai doveri dell’Unione europea, di cui è dunque auspicabile un maggiore impegno al pari dell’UNHCR, in una linea di governance condivisa tra Paesi d’origine e di destinazione.

Il titolare del Viminale ha ricordato:

l’Italia è al quarto posto nel mondo tra i Paesi di destinazione preferiti dagli immigrati: anche per questo abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere alla Commissione europea di applicare il principio di solidarietà per la distribuzione dei richiedenti asilo su tutto il territorio dell’Unione”. Le commissioni territoriali per l’asilo, ha sottolineato il ministro, “hanno esaminato quest’anno 9.798 richieste, dato che comprende anche le istanze presentate in periodi precedenti, a fronte di 6.524 istanze pervenute. Nello stesso periodo dell’anno precedente le domande esaminate erano state 4.613, meno della metà.

Dunque ora si può ricominciare a parlare di Lampedusa solo come splendida isola dell’arcipelago delle Pelagie immersa nel mar Mediterraneo. E come località possibile per le vacanze anche di questa estate. E non d’altro.

Figli di un Dario minore

giovedì, 28 maggio 2009
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Boomerang. L’uscita di Franceschini, già evidenziata nel precedente post, su Silvio Berlusconi padre è finita come meritava: con un effetto negativo sul leader del Pd. Primo perchè ha finito per compattare ancora di più il centrodestra e, incredibile, in un colpo solo tutti i figli del Cavaliere scendono in campo lanciando comunicati di autentica adorazione nei confronti del padre, ridando un po’ di respiro mediatico, ma non solo, a Berlusconi (“Giù le mani da papà” è capace di far dimenticare tutte le ombre di questo ultimo periodo). Secondo perchè la smentita di Franceschini, cioè questa:

“Ho visto la reazione indignata di Pier Silvio Berlusconi e mi dispiace che abbia male interpretato le mie parole. Se le riascolta vedrà che non ho mai espresso, né lo farò, alcun giudizio su di lui e la sua famiglia. Ho parlato di valori che un uomo pubblico deve trasmettere al paese”

è patetica. Perchè la frase incriminata - Alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest’uomo? – Franceschini l’ha detta esattamente in quel modo (qui il video). E poi suona come una autentica presa per il culo: quella domanda implica chiaramente un giudizio negativo, altrimenti non l’avrebbe mai fatta. Cosa diceva giusto ieri Pannella a Franceschini? Aveva ragione.

"Faccia di culo" Franceschini

mercoledì, 27 maggio 2009
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Su Dario Franceschini ha ragione Pannella: ha la faccia come il culo. L’ultima sparata del segretario del Pd riguarda le capacità educative di Silvio Berlusconi. Sì, siamo arrivati a questo.
Dopo il famoso “comprereste mai una auto usata da quest’uomo?”,  ecco cosa ci tocca sentire:

“Alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest’uomo? Chi guida un paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi”

Ma a cosa si riferisce, all’educazione sessuale forse? Notare che “Faccia di Culo” Franceschini non menziona mai il caso Noemi e la presunta relazione sessuale tra un uomo di quasi ottantanni, senza la prostata, e una diciottenne. Mai. Non ne ha nemmeno il coraggio, perchè lui – ricordiamolo – non strumentalizzerebbe mai una vicenda privata. E da grande bacchettone cattolico, da buon pretino, si limita alle allusioni, da vile e vigliacco.

• Intanto a Repubblica, oggi, erano un po’ tristi. Dopo aver scoperto della condanna per rapina dell’ex di Noemi, il principale teste contro Berlusconi, l’interesse verso l’inchiesta stava scemando. Ecco il rimedio: veloce telefonata ai giornalisti amici della stampa estera (perchè così funziona), ed ecco lì due editoriali del Financial Times e dell’Indipendent con delle belle frasi ad effetto, quasi studiate a tavolino per dettare i titoli in Italia. Editoriali che, ovviamente, prendono per buone solo le tesi di Repubblica e per certa la “relazione tra Berlusconi e Noemi“.
Ricapitolando: Repubblica fa la sua bella e delirante inchiesta, un giornale amico la riprende, quindi Repubblica scrive del giornale amico, così alimenta nuovamente la propria teoria. Ma è solo un modo per farsi pompini a vicenda, niente di più, niente di meno.

Gino 'o boss

mercoledì, 27 maggio 2009
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Il boss Gino

Il boss Gino

Pensa te cosa viene a scoprire. Ginio Flaminio, l’ex ragazzo di Noemi intervistato come un capo di Stato dai grandi-giornalisti-verifica-fonti di Repubblica, colui che ha dispensato al mondo le proprie verità su Berlusconi e Noemi, ha alle spalle una condanna a più di 2 anni per rapina. Tutto questo a vent’anni. Ma secondo voi, quanto si è fatto dare da Repubblica per quell’intervista?

La prostata di Berlusconi

martedì, 26 maggio 2009
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Sembra incredibile, ma è realtà. Il dibattito politico, a pochi giorni dalle elezioni, non è per niente politico. Zero discorsi sull’Europa, zero discorsi sui risultati – positivi o negativi - del governo Berlusconi. La politica è sparita. Via. Finita.

Tutto il dibattito ruota intorno al caso di Noemi. La vergognosa campagna mediatica di Repubblica ha distrutto il dibattito nella società italiana (e in questo sono stati bravissimi, va riconosciuto). Se Berlusconi non è attaccabile politicamente, allora si crea e si fomenta un scandalo. L’ideale sarebbe di natura sessuale. Così è stato fatto. Mesi fa con le illazioni su Mara Carfagna, oggi con quelle sulla diciottenne Noemi. Repubblica non lo scrive mai chiaramente ma il messaggio è chiaro: Silvio Berlusconi avrebbe avuto una relazione sessuale con Noemi, che probabilmente era pure minorenne. A parte che la cosa non costituirebbe alcun reato (il rapporto si presume consenziente), ma secondo Repubblica merita un mese di inchiesta. Con interviste ad ogni personaggio di questa vicenda, pure l’ex della ragazza, operaio da-mille-euro-al-mese (così dice, ovvio). A Repubblica si ragiona così: tutto quello che getta fango su Berlusconi è credibile, mentre tutto ciò che potrebbe rendere inefficace la nostra inchiesta non è credibile.

Facciamo un passo indietro
. Tutta la vicenda Noemi, come è noto, nasce dalle dichiarazioni di Veronica Lario. Come genialmente fa notare lui, perchè Repubblica ha posto quelle famose-dieci-domande a Berlusconi e non direttamente alla Lario? Una risposta, magari, l’avrebbero ottenuta ma a Repubblica non interessano le risposte. Interessa un certo disegno politico.

prostata

Il dibattito italiano

Siamo arrivati ad un punto molto triste. Tenetevi pronti, perchè ora si discuterà anche delle capacità sessuali del presidente del Consiglio dei Ministri. Si discuterà se l’organo sessuale di Berlusconi è funzionante o meno. Si ricorderà anche di quel tumore alla prostata di qualche anno fa. Si chiameranno esperti per capire se Berlusconi è in grado di avere rapporti sessuali. Si discuterà della prostata del premier italiano. Chi è senza prostata può avere rapporti sessuali? Ecco il grande risultato di Repubblica, reso possibile dalla collaborazione di una opposizione indegna e incapace di fare politica.

A questo punto, probabilmente, Emma Bonino, la passionaria dei diritti civili, smetterà di chiedere una commissione di inchiesta parlamentare sul caso Noemi. Ora chiederà una commissione medica? E chissà Franceschini, che dopo l’iniziale  “tra moglie e marito non mettere il dito“  è passato in pieno alla linea gossippara di Repubblica. E ora? Speriamo solo non torni al dito.