14 marzo 2010

Il risultato politicamente più interessante del raduno collerico andato in scena ieri a Piazza del Popolo a Roma è stata la resurrezione dell’Unione prodiana. Davanti ai quattro gatti con bandiere rosse, sciarpe viola e manifesti contro il Presidente della Repubblica (eletto da loro e solo loro), i sei-sette leader della sinistra nostrana si sono alternati nel ripetere quello che ormai dicono da quindici anni, senza riuscire ad incutere terrore agli elettori: Berlusconi è un dittatore (Di Pietro), chi ha voglia di legalità, pulizia e decenza deve votare sinistra (Bonino), l’alternativa siamo noi (Bersani), e così via, tra boati dei 25.000 mila lì presenti (spacciati per 200mila quando da uno studio del PCI risultò che a Piazza del Popolo potevano starci al massimo 40mila persone) e insulti a Berlusconi e Napolitano. Niente di nuovo, per carità.
Il meglio, però, doveva ancora venire. E a ipotizzare la rinascita della vecchia, defunta e sepolta corazzata unionista è stato Ferrero, capo di una non meglio precisata Federazione della Sinistra. “Alle prossime elezioni insieme per battere Berlusconi. Dobbiamo difendere il paese dalla dittatura berlusconiana, e dobbiamo farlo insieme”, ha sostenuto l’illustre trombato alle ultime politiche, quello che non è riuscito neanche ad entrare in Parlamento. Forse pensano davvero che questa sia l’alternativa, il modo nuovo di fare politica, la carta per attirare un elettorato stanco e deluso. Magari tirano fuori dalla salamoia pure Prodi, chissà.
O forse, molto più realisticamente, hanno capito che Berlusconi si batte solo se si mette in piedi un carrozzone folkloristico che imbarchi di tutto e di più, dai nani alle ballerine, dai timorati di Dio che indossano il cilicio come fossero le guepiere ai trotzkisti più infervorati. Il solito pappone destinato ad essere vomitato in breve tempo.
Tag: manifestazione, sinistra, unione
13 marzo 2010
Oggi la sinistra scenderà in piazza. Per protestare. Innanzitutto – e questo è il motivo che ha ispirato la manifestazione – per l’evidente antidemocraticità di Berlusconi, del governo e di tutto il Pdl nel cercare di fare tutto il possibile per far partecipare alle elezioni regionali nel Lazio la lista del partito più importante e con maggior numero di voti in quella regione. Chiara antidemocraticità, per la verità, caldeggiata e controfirmata, nell’occasione, dal Presidente della Repubblica, quel rinnegato ex-comunista di Giorgio Napolitano. Ma il giudizio su quest’ultimo va distinto tra quelli come Antonio Di Pietro – seguito da tutto il ‘popolo viola’ – che ne ha addirittura chiesto l’impeachment, e quella di Bersani e del Pd, che sostengono invece che il PdR non potesse fare diversamente da come ha fatto, ritenendo il suo atteggiamento solo una inevitabile neutralità istituzionale priva di colpe. Quello che pare certo – perché molto vi si è lavorato nell’ombra – è che la posizione di Di Pietro su Napolitano sarà posta in sordina, possibilmente annullata, per opportunismo politico e per un più efficace ritorno elettorale della manifestazione. Nonostante che anche gli ultimi pronunciamenti del Tar confermino che il Pdl nel Lazio non avrà una propria lista, oggi non mancherà egualmente la grande manifestazione di sdegno della sinistra contro il sopruso del Pdl, uno sdegno tale da farla ritrovare nuovamente unita in piazza per sostenere la ‘vera‘ democrazia: quella che potrebbe consentire loro di vincere con un avversario menomato. Ma non importa: per una ‘vera‘ democrazia l’essenziale è che vinca la parte ‘migliore‘, in qualsiasi modo. Certo, loro avrebbero preferito competere alla pari e sarebbero stati disponibili a correggere una situazione di imparità sia pure frutto di una colpa altrui, ma purtroppo non è stato possibile evitare questa incresciosa situazione. Mentre sono stati possibili, da parte del Pd, una serrata serie di diffide preventive e di ricorsi a tutti i livelli cui poter ricorrere pur di mantenerla. Ma tant’è. Anche questa è democrazia.
Tutti in piazza, dunque. E viva la democrazia.
PS: in occasione di una manifestazione per la ‘vera’ democrazia e contro i soprusi torna molto utile anche questo. Anche se, altrettanto legittimamente, c’è chi interpreta la questione diversamente o in modo opposto. Ma la ‘vera‘ democrazia è anche questo: volere a tutti i costi la libertà d’espressione di un Santoro o un Travaglio, ma volere ‘cacciare a pedate’ un Minzolini.
Tag: bersani, democrazia, di pietro, viola
12 marzo 2010

Succede che in’Università italiana, una delle tante, troppe, si parli di politica. E ben venga, ovviamente. Nulla di strano. Il dibattito, anche quand’è vivace, è sempre apprezzabile. Il problema, però, è se questo dibattito diventa un monologo del professore. Un discorso lungo, senza ammettere repliche, pensato unicamente per dire che ormai il nostro Paese è un regime, e che la colpa è di quei milioni di poveri disgraziati ignoranti che votano questa schifosa destra fascista. Il tutto presentato con riferimenti storici, teorici, quasi filosofici. “L’Italia poi, come sappiamo, sta uscendo dal novero dei Paesi democratici…”, ha esordito il docente in tono serio e preoccupato, che ha proseguito:
“Il motivo può essere ricercato anche nella peculiarità del conservatore italiano. In Italia il conservatore, il moderato, l’uomo di centrodestra, è un eversore, un trasgressore della legge, uno che pensa dalla mattina alla sera il modo più comodo per farla franca. E’ proprio una cosa tipica del nostro Paese, no?.. In tutto l’Occidente l’uomo moderato, il conservative, l’uomo di destra è immagine del law & order. In Italia è against law and against order“.
Indottrinamento, nient’altro che un patetico momento di campagna elettorale. Disperazione, magari nostalgia dei tempi andati, quelli in cui le Università erano dominate dalle bande di contestatori per professione, quelli in cui si pretendeva (magari dietro qualche furba motivazione politico-rivoluzionaria) di avere un trenta senza neanche aprire un libro. Oggi, quarant’anni dopo, i ribelli di allora siedono su comode cattedre e cercano di trasmettere agli studenti del 2010 le loro teorie ormai condannate dalla storia. Il bello è che prima dicono che quelli di destra sono dei delinquenti, poi vaneggiano circa l’esistenza di un regime berlusconiano che vieterebbe pure l’uso del pensiero e della parola. Di solito nei sistemi totalitari non è permesso insultare da un pulpito il tiranno e i suoi sostenitori, ma vaglielo a spiegare, è una partita persa in partenza. Sono ossessionati, e l’ossessione ti accompagna fino alla tomba.
Tag: baroni, politica, Università
12 marzo 2010

Come scrivevamo solo ieri, la nostra è ormai una Repubblica delle Toghe. Non c’è più alcun equilibrio dei poteri. I giudici sono diventati i titolari del potere più importante e più pericoloso, in grado di decidere le sorti di ogni fatto riguardante il Paese. E i giudici ormai fanno e disfano le leggi. Il potere legislativo è solo formalmente in mano al Parlamento, ma di fatto è svuotato da ogni significato. E’ nei Tribunali che si fanno le leggi. E si disfano. Nei Tribunali si fa anche politica, e per politica si emettono sentenze.
Oggi il Tar del Lazio ha fermato il regolamento sulla par condicio in televisione. Come ha più volte spiegato Emma Bonino allo stesso Santoro, questo regolamento “non vi impedisce di andare in onda, non mi sembra così scandaloso“. Ma ovviamente i diretti interessati avevano più interesse a passare per martiri. Martiri e milionari.
Ora prepariamoci al ritorno in tv dei Santoro, dei Travaglio e dei Floris. Ora possono tornare senza rispettare la par condicio. Ritorna il loro circo. Lo ha deciso un Tribunale, un Tribunale della Repubblica delle Toghe.
Tag: par condicio, rai, santoro, travaglio
11 marzo 2010

Come ogni Soviet che si rispetti, il Politburo (pardon, il plenum) del Csm ha approvato in modo bulgaro, con il solo “no” dei membri laici in quota centrodestra, il documento che accusa Silvio Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura. Il documento sarebbe il risultato dei “frequenti attacchi del premier verso le toghe”. Repubblica parla di un “fascicolo” che è andato via via ingrossandosi. In pratica, i solerti togati si segnavano tutte le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, preparando la vendetta, la contromossa, il modo per cui infilzarlo ancora una volta. Ci provano costantemente, è una loro ossessione, un evidente schierarsi da una parte sola, infischiandosene della giustizia e delle leggi. L’importante è strangolare l’avversario politico, che per loro è un nemico da abbattere, da appendere a testa in giù in una delle tante piazze della Penisola. Il documento di ieri è un atto gravissimo, un ennesimo tentativo di far diventare l’Italia una Repubblica giudiziaria, dove i magistrati fanno e disfano le leggi a loro piacimento. Fa ridere poi, che mentre si condanna Berlusconi, si elogi la “compostezza” e il “silenzio” opposto ad accuse “generiche e ingiuste” di questi poveri giudici così vessati dalla prepotenza del Cavaliere.
D’altronde il nostro è un Paese dove gli agnellini in toga si possono permettere di pubblicare su internet insulti al Presidente del Consiglio che poi si ritrovano a dover giudicare, di andare ai raduni no-global in giro per il Mondo, di ispirarsi a Che Guevara per decidere se (e ovviamente è sì) eliminare dalle schede elettorali il primo partito italiano, che ha la colpa di essere quello fondato dal loro nemico numero uno. Questo, per il soviet del Csm va bene. E’ normale, nulla di strano. E allora andiamo avanti così, verso la Repubblica delle toghe, dove prima di entrare in un tribunale si saprà già la sentenza. Specie se l’imputato non vota a sinistra.
Tag: Berlusconi, csm
10 marzo 2010

Non solo vogliono impedire ai loro avversari di candidarsi e di partecipare a libere elezioni. Non solo vanno nelle manifestazioni dei loro avversari per impedire e disturbare un libero comizio. Non solo.
Da oggi tentano anche di impedire le conferenze stampa dei loro “nemici”. Magari entrando illegalmente, esibendo documenti falsi (perché loro sono quelli dell’onestà e della legalità), disturbando continuamente, interrompendo, urlando, sbraitando. E magari pretendono pure di avere ragione. Qualcuno li difenderà, qualcuno con la sciarpa viola, qualcuno ossessionato. D’altronde coglione chiama coglione.
Questa è la tipica sinistra. Questa è la vergogna d’Italia.
Tag: Berlusconi, cazzari, sinistra, violenza
10 marzo 2010

E meno male che l’opposizione era tutta unita nel protestare contro la prevaricazione di Berlusconi, contro l’assalto alla democrazia, contro l’omicidio di Stato, contro la truffa a danno dei poveri cittadini ignari dei decretini del Cavaliere! Sono più divisi delle due Coree, gli oppositori. Soprattutto sulla spinosissima questione della manifestazione violacea di sabato prossimo. Sì, perchè dopo aver proclamato tutto il proclamabile nei giorni scorsi, adesso ilPd sta sudando freddo al solo pensiero di quanto potrebbe avvenire in quella piazza traboccante di manette, travaglini, odio, cappi e sciarpe. Di Pietro è incontrollabile, hanno realizzato i leader dell’ ex loft… e la “moratoria” su Napolitano che Bersani & co. avevano chiesto in ginocchio al trebbiatore forcaiolo andrà incontro ad un misero fallimento. “Voi fate quello che vi pare, ma io parlo, per il resto sono problemi vostri”, ha risposto beffardo Tonino nostro. D’Alema, dall’alto dei suoi successi recenti e passati come stratega politico, aveva addirittura proposto tre (tre!) manifestazioni diverse, in modo da “diluire” il fuoco della folla armata di forconi sugli chic dirigenti piddini e sul Capo dello Stato.
Niente da fare, Roma caput Mundi: sarà lì il centro della protesta contro il decreto interpretativo che il Tar Lazio ha gettato nel water (il Presidente emerito della Consulta Capotosti su questo ha ben più di una perplessità…). Franceschini, allora, sopravvissuto alle ennesime primarie in gazebo, dice che “sarebbe meglio se parlassero solo esponenti della società civile”, mentre Bersani il vincitore se la fa sotto alla sola idea di essere fischiato dalla piazza delirante, e propone di mandare sul palco Rosy Bindi.
Insomma, l’ennesima dimostrazione (ammesso che ce ne fosse bisogno) che il lider maximo della sinistra è un fascista. Un ducetto dei tempi nostri, con toga e manette, che pur di godersi un bagno di folla, un trionfo all’insegna dell’insulto alle istituzioni repubblicane, è disposto a tutto. Anche a dire, come ha fatto De Magistris (pm e membro dell’Idv, tanto per ricordarlo), che “Napolitano sta avallando l’attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli e oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi”. E questi vorrebbero pure vincere le elezioni…
Tag: idv, manifestazione, pd, regionali
9 marzo 2010

Diceva il grande vecchio che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca. E sembra che Andreotti sapesse il fatto suo, visto che oggi abbiamo la conferma di quanto si sospettava da giorni, grazie a Il Giornale. La Corte d’Appello di Milano che perde ore ed ore a studiare a tavolino il modo in cui far fuori Formigoni e le sue liste, truccando le elezioni, e che allo stesso tempo soprassiede alle valanghe di irregolarità della truppa-Penati. Carta canta. Il leit-motiv? Semplice: a parità di irregolarità, venivano sistematicamente annullate solo le firme a sostegno del Governatore uscente. Basta guardare le prove, i fogli, i documenti. La lista di Formigoni non ha il timbro tondo. Risultato, 25 firme cestinate. Giusto, per carità. La lista di Penati presenta il medesimo problema, ma stavolta le 23 firme vengono ritenute incredibilmente valide. E ancora, manca la qualifica dell’autenticante alle firme del candidato di Berlusconi? Via, nella spazzatura altre 23 sottoscrizioni. Manca la qualifica in quelle dell’esponente del Pd? Stavolta le 23 firme diventano valide. E via così, in un crescendo di vergona e di schifo, fino ad arrivare al clamoroso: Francesco Prina, consigliere regionale del Partito Democratico, che autentica sette firme senza poterlo fare. Ma per la pignola Corte d’Appello tutto ciò va bene. E come se ciò non bastasse, a corredare la scandalosa vicenda va segnalato un episodio alquanto inquietante: la richiesta d’accesso agli atti contestati è stata accettata in modo ultra veloce ai Radicali, per via telefonica e senza alcuna documentazione di merito. Un caso più unico che raro nella storia delle contestazioni elettorali.
Fortunatamente il Tar della Lombardia ha fatto un po’ di giustizia in questa pietosa vicenda, dove le toghe hanno tentato di rovesciare la democrazia, eliminando alla radice il problema del consenso berlusconiano: togliere dalla scheda elettorale i candidati del Pdl. Non ci sono riusciti, almeno stavolta e almeno in Lombardia. Ma siamo sicuri che questa lunga mano che pretende di fare politica attiva quando dovrebbe unicamente limitarsi ad applicare le leggi non si fermerà davanti a niente ed a nessuno.
Tag: caos liste, lombardia, regionali